La lettura non è naturale, ma il cervello impara in fretta
- La lettura non è innata ma nasce da un lungo processo di apprendimento
- Leggere attiva reti cerebrali complesse che coinvolgono linguaggio, memoria e visione
- Una meta-analisi del 2025 conferma il ruolo chiave dell’emisfero sinistro e del cervelletto
- Le storie possono lasciare tracce temporanee nella connettività cerebrale
- Sistemi di scrittura diversi portano il cervello ad adattarsi in modi differenti
Leggere non è un gesto automatico, anche se spesso lo diamo per scontato. Il cervello umano non è nato per decifrare lettere stampate, eppure lo fa con sorprendente efficienza. Ogni volta che apriamo un libro, mettiamo in moto un processo complesso che trasforma segni grafici in immagini mentali, emozioni e significati.
A differenza del linguaggio parlato, che emerge spontaneamente nei primi anni di vita, la lettura è una tecnologia culturale recente. Per renderla possibile, il cervello deve riorganizzare aree già esistenti, sfruttando la neuroplasticità, cioè la capacità di modificare struttura e funzionamento in risposta all’esperienza.
La lettura come allenamento invisibile del cervello
Quando impariamo a leggere, non nasce una nuova area cerebrale dal nulla. Entrano in gioco regioni legate alla visione, al linguaggio orale, al movimento e alla memoria, che vengono riconfigurate in una rete efficiente. È un lavoro silenzioso ma intenso, che con il tempo rende la lettura sempre più fluida.
Un video della BBC dedicato a questo tema mostra chiaramente che leggere non è affatto passivo. Anche quando leggiamo in silenzio, il cervello continua a simulare suoni, movimenti e significati, rafforzando le connessioni tra aree cerebrali.
Cosa dicono le neuroscienze più recenti
Una grande meta-analisi pubblicata nel 2025 su Neuroscience & Biobehavioral Reviews ha analizzato 163 studi di neuroimaging condotti su adulti. Il risultato è una mappa dettagliata dei processi cerebrali coinvolti nella lettura, osservati da molte prospettive diverse.
Lo studio conferma che la lettura attiva soprattutto una rete linguistica localizzata nell’emisfero sinistro, ma evidenzia anche il ruolo costante del cervelletto, tradizionalmente associato al movimento. Questo avviene soprattutto quando è coinvolta l’articolazione, anche solo mentale, delle parole.
Storie che restano attive anche a libro chiuso
Non tutte le letture sono uguali. Leggere una parola, una frase o un romanzo lungo attiva reti diverse. Alcuni studi mostrano che leggere una storia per più giorni consecutivi può modificare la connettività cerebrale anche a riposo, come se il cervello continuasse a elaborare la narrazione.
Seguire i pensieri dei personaggi significa esercitare la teoria della mente, la capacità di comprendere emozioni e intenzioni altrui. Non è una magia, ma un effetto coerente con il funzionamento del cervello.
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Alfabeti diversi, strategie diverse
Il cervello si adatta anche ai sistemi di scrittura. Le lingue alfabetiche, come l’italiano, si basano su lettere e suoni, mentre i caratteri cinesi richiedono un’elaborazione visiva più complessa e una memoria delle forme più raffinata. Non esiste un sistema migliore di un altro. Esiste però un cervello estremamente flessibile, capace di reinventarsi ogni volta che impariamo a leggere in un modo nuovo.

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- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0149763425001666
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40254114/
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