Perché i gatti lasciano il cibo nella ciotola? La scienza dice che si annoiano dell’odore

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Perché i gatti lasciano il cibo nella ciotola? La scienza dice che si annoiano dell’odore

| 31/05/2026
Fonte: Pexels

Altro che capricci: un nuovo studio rivela che i gatti perdono interesse per il cibo quando il profumo resta sempre uguale

  • Un nuovo studio giapponese ha scoperto che i gatti tendono a mangiare meno quando il cibo ha sempre lo stesso odore
  • I ricercatori hanno osservato che basta introdurre un aroma diverso per riaccendere rapidamente l’interesse del gatto verso il cibo
  • Il fenomeno si chiama abituazione olfattiva: il cervello del gatto smette di trovare stimolante un odore ripetuto troppo a lungo
  • Questo comportamento è legato anche all’evoluzione dei felini, abituati in natura a consumare piccole prede diverse durante la giornata
  • Cambiare gusto o tipo di alimento può aiutare i gatti che mangiano poco, mentre una dieta più monotona potrebbe limitare l’appetito nei soggetti sovrappeso

 

Chi vive con un gatto conosce bene la scena: ciotola piena, qualche crocchetta mangiata con apparente entusiasmo e poi l’improvviso abbandono del pasto. Per anni questo comportamento è stato liquidato con un semplice “i gatti sono difficili”. Ora però uno studio pubblicato sulla rivista Physiology & Behavior suggerisce che dietro quella fuga dalla ciotola ci sia qualcosa di molto più sofisticato del semplice snobismo felino.

Secondo i ricercatori della Iwate University, in Giappone, il problema sarebbe soprattutto legato all’olfatto. I gatti, infatti, tendono ad “abituarsi” rapidamente allo stesso odore e, una volta perso l’interesse sensoriale, diminuisce anche la voglia di mangiare. In pratica, il cervello felino smette di considerare quel cibo abbastanza interessante, anche se la fame non è passata del tutto.

Lo studio sui gatti affamati e il “menù degustazione”

Per verificare questa teoria, gli studiosi hanno osservato 12 gatti sottoposti a un digiuno di 16 ore. Dopo l’attesa, gli animali hanno ricevuto sei piccole porzioni di cibo servite una alla volta per dieci minuti ciascuna. Quando il contenuto delle ciotole rimaneva identico, l’interesse dei gatti diminuiva progressivamente a ogni assaggio.

La situazione cambiava invece quando compariva un alimento diverso. Anche una sola porzione con un odore nuovo bastava a far aumentare nuovamente l’appetito, persino se il sapore non rientrava tra i preferiti dei mici coinvolti nell’esperimento. Gli studiosi parlano di “disabituazione”, cioè il ritorno dell’interesse grazie a uno stimolo olfattivo differente.

Perché i gatti funzionano diversamente dai cani

Il comportamento ha anche radici evolutive molto precise. Gli antenati dei gatti domestici erano cacciatori solitari che si nutrivano di prede differenti durante il giorno: insetti, piccoli roditori, uccelli e rettili. Questo ha reso il felino particolarmente sensibile alla varietà alimentare e meno incline a consumare grandi quantità dello stesso alimento.

I cani, invece, hanno sviluppato strategie opposte, più adatte alla vita sociale e alla necessità di approfittare rapidamente delle risorse disponibili. Ecco perché un cane tende a divorare tutto ciò che trova nella ciotola, mentre un gatto può guardare le crocchette come se fossero diventate improvvisamente noiosissime.

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Cosa cambia per chi vive con un gatto

Le conclusioni dello studio possono avere effetti pratici anche nella gestione quotidiana dell’alimentazione domestica. Per i gatti che mangiano poco, alternare gusti e consistenze potrebbe aiutare a stimolare l’appetito. Al contrario, per quelli in sovrappeso, mantenere una dieta più monotona potrebbe contribuire a limitare l’assunzione di cibo. Insomma, quando il gatto lascia metà pranzo nella ciotola, forse non sta facendo il difficile. Più semplicemente, il suo naso ha deciso che quel profumo non è più abbastanza interessante.

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