Cani e bambini ci aiutano, i gatti? Ci guardano indifferenti: il tremendo verdetto della co-evoluzione

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Cani e bambini ci aiutano, i gatti? Ci guardano indifferenti: il tremendo verdetto della co-evoluzione

| 06/08/2026
Fonte: Pexels

Lo studio ungherese che spiega perché Fido collabora e micio preferisce ignorarci

  • Uno studio del Gruppo di Ricerca di Etologia Comparata HUN-REN-ELTE e dell’Università Eötvös Loránd di Budapest ha confrontato i comportamenti di bambini, cani e gatti di fronte a un umano in difficoltà
  • I ricercatori hanno analizzato la prosocialità spontanea, ovvero la tendenza a compiere un’azione vantaggiosa per qualcun altro senza ricevere in cambio una ricompensa diretta o un addestramento specifico
  • Il test ha dimostrato che oltre il 75% dei bambini tra i 16 e i 24 mesi e dei cani ha indicato o recuperato spontaneamente un oggetto nascosto e irrilevante cercato dal proprietario
  • I gatti si sono mostrati quasi del tutto indifferenti al problema, decidendo di attivarsi e dare una mano solo nel caso in cui l’oggetto misterioso fosse cibo o un gioco di loro gradimento
  • Melitta Csepregi, prima autrice della ricerca, attribuisce questa differenza al millenario percorso di co-evoluzione del cane (iniziato 30-40 mila anni fa) rispetto all’auto-domesticazione del gatto (9.500 anni fa)

 

Se vi capita di perdere un oggetto in casa e notate che il vostro cane si fa in quattro per scrutarvi e aiutarvi, mentre il gatto vi fissa con aristocratico distacco dall’alto della credenza, sappiate che non è una vostra impressione. La scienza ha finalmente deciso di indagare questo classico scenario domestico, cercando di capire cosa si nasconda dietro l’altruismo canino e l’apparente cinismo felino. Un gruppo di etologi dell’Università Eötvös Loránd di Budapest ha così ideato un esperimento comparativo davvero bizzarro.

Gli esperti del Gruppo di Ricerca di Etologia Comparata HUN-REN-ELTE hanno messo alla prova cani, gatti e bambini piccoli per osservare le loro reazioni spontanee. La simulazione era molto semplice: un umano di riferimento fingeva di cercare disperatamente un oggetto nascosto, nello specifico una spugna per i piatti, senza chiedere esplicitamente aiuto. L’obiettivo degli scienziati era verificare la presenza di comportamenti pro sociali spontanei, cioè quelle azioni gentili che portano un vantaggio a un altro individuo senza prevedere alcun premio.

L’altruismo spontaneo dei neonati e la selezione naturale di Fido

I risultati del test hanno tracciato una linea di demarcazione netta tra le tre specie coinvolte nell’esperimento ungherese. Oltre il 75% dei bambini e dei cani ha indicato o recuperato l’oggetto nascosto in modo del tutto autonomo, dimostrando una forte empatia e una motivazione innata a collaborare. I bambini tra i 16 e i 24 mesi hanno confermato la loro natura collaborativa, ma la vera sorpresa è stata la reazione di Fido, che si è attivato immediatamente pur non avendo ricevuto alcun addestramento specifico.

Come spiegato da Melitta Csepregi, prima autrice dello studio, i cani si sono adattati alla situazione supportando l’umano anche se l’oggetto smarrito era una banale spugna, del tutto priva di interesse per loro. Questa spiccata solidarietà affonda le sue radici nella storia, dato che il percorso di co-evoluzione tra uomo e cane è iniziato circa 30 o 40 mila anni fa. Questo legame atavico e millenario ha plasmato il cervello del cane, rendendolo incredibilmente ricettivo alle nostre difficoltà quotidiane.

L’indipendenza del felino domestico e il mistero dell’auto-domesticazione

La musica cambia drasticamente quando si passa ai piccoli felini, i quali sono rimasti quasi totalmente indifferenti di fronte all’umano in difficoltà. I gatti hanno scelto di osservare invece di agire, decidendo di dare una zampa solo a una condizione specifica: l’oggetto nascosto doveva essere cibo prelibato o un gioco molto amato. In caso contrario, il proprietario poteva continuare a cercare la sua spugna all’infinito, poiché il micio di casa preferiva preservare la propria preziosa energia.

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Secondo gli etologi ungheresi, questa reazione dimostra che condividere il divano e sviluppare un legame affettivo non basta a generare un aiuto spontaneo. La storia del gatto è molto più recente, dato che la sua auto-domesticazione risale a 9.500 anni fa, quando il suo antenato selvatico si avvicinò all’uomo in modo autonomo. I dati della ricerca non indicano buoni o cattivi, ma evidenziano semplicemente la maggiore indipendenza del gatto e la sua minore dipendenza psicologica dagli esseri umani.

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