L’ape regina e il segreto per salvarsi dai pesticidi: quando la sopravvivenza supera la maternità

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L’ape regina e il segreto per salvarsi dai pesticidi: quando la sopravvivenza supera la maternità

| 11/09/2026
Fonte: Pexels

Uno studio svela l’estremo meccanismo di depurazione che sacrifica le uova per salvare la sovrana

  • Quando i pesticidi contaminano l’alveare le api operaie rappresentano il primo scudo protettivo per evitare che le sostanze tossiche raggiungano la sovrana
  • Le operaie riescono ad assorbire e neutralizzare i pesticidi trattenendoli nel proprio organismo o trasferendoli nella struttura cerosa del nido
  • Uno studio pubblicato su Current Biology dai ricercatori della University of California Davis ha analizzato il fenomeno creando apposite nanocolonie in contenitori trasparenti
  • Ogni struttura in miniatura ospitava una regina contrassegnata con vernice speciale insieme a 60 operaie alimentate con cibo e acqua contaminati
  • Nel primo giorno di test le operaie sono riescite a filtrare fino al 95% dei veleni somministrati in dosi non letali

 

Nel regno animale le strategie di sopravvivenza sanno essere incredibilmente spietate, e l’alveare ne è la dimostrazione perfetta. Per anni abbiamo pensato che l’ape regina godesse soltanto dei privilegi reali, servita e riverita dalle sue fedeli suddite mentre si limita a deporre uova. Un nuovo studio condotto dai ricercatori della University of California Davis e pubblicato sulla rivista Current Biology ha però rivelato che, quando i pesticidi usati in agricoltura invadono il nido, la sovrana possiede un metodo di disintossicazione decisamente drastico e privo di qualsiasi senso materno.

Di norma, le api operaie fanno da scudo umano, o meglio da scudo peloso: quando trovano cibo contaminato cercano di ripulirlo assorbendo fino al 95% della sostanza nociva nel primo giorno di intossicazione. In parte tengono i veleni dentro di sé, in parte li riversano nella cera dell’alveare. Una barriera difensiva encomiabile, che tuttavia comincia a cedere già dal secondo giorno, quando la capacità di filtraggio scende all’86%. A quel punto, le sostanze tossiche riescono inevitabilmente a fare strada verso l’esemplare più importante della colonia.

Il sacrificio delle uova e i dubbi della scienza

È in questo preciso istante che scatta la contromossa d’emergenza della regina, osservata dagli studiosi attraverso apposite nanocolonie trasparenti con sessanta operaie. Per non soccombere alle dosi non letali di veleno, la sovrana inizia letteralmente a scaricare i pesticidi sulle uova che continua a deporre. Se si pensa che questo straordinario insetto è in grado di produrre fino a duemila uova al giorno, l’idea che vengano usate come discarica chimica sembra un controsenso biologico drammatico per il futuro delle popolazioni.

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Tuttavia la rigida gerarchia dell’alveare non prevede sentimentalismi: la vita dell’unico individuo fertile e insostituibile va salvaguardata a qualsiasi costo, anche sacrificando migliaia di futuri nascituri. Il team di scienziati ammette che restano ancora molti interrogativi da chiarire su questo bizzarro meccanismo di depurazione. Non si conoscono infatti gli effetti a lungo termine che questa contaminazione sistematica delle uova avrà sulla salute futura degli alveari, lasciando la porta aperta a prossime e accurate indagini scientifiche.

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