Il tuo gatto potrebbe avere una “carta d’identità” nella pipì: la scoperta degli scienziati

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Il tuo gatto potrebbe avere una “carta d’identità” nella pipì: la scoperta degli scienziati

| 26/08/2026
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I gatti possono riconoscersi dall’urina: ognuno avrebbe una propria “firma” chimica

  • Lo studio pubblicato su Current Biology è disponibile online dal 19 agosto 2026 ed è stato realizzato da Masao Miyazaki e colleghi della Iwate University con collaboratori giapponesi ed europei.
  • Nell’urina dei gatti domestici sono stati individuati profili individuali e relativamente stabili di acidi grassi ramificati, o BFA.
  • I test comportamentali mostrano che i gatti discriminano composizioni provenienti da donatori differenti, anche quando vengono presentate su uno sfondo urinario ricostruito e controllato.
  • Nella corteccia renale sono presenti goccioline lipidiche ricche di questi composti che potrebbero funzionare come un serbatoio e contribuire alla stabilità della firma chimica.
  • Caratteristiche associate ai BFA sono state osservate anche in altri felidi, ma il loro utilizzo naturale per riconoscere singoli individui nelle specie selvatiche deve ancora essere dimostrato.

 

I gatti potrebbero avere una specie di carta d’identità nell’urina. Non un codice fiscale felino, naturalmente, ma qualcosa di sorprendentemente simile per funzione: una combinazione personale e relativamente stabile di sostanze chimiche che distingue un individuo dagli altri.

A individuarla è uno studio pubblicato su Current Biology, disponibile online dal 19 agosto 2026. Il lavoro, guidato da Masao Miyazaki e realizzato da ricercatori della Iwate University insieme a collaboratori giapponesi ed europei, ha identificato nell’urina dei gatti particolari profili di acidi grassi ramificati, o BFA (branched-chain fatty acids), differenti tra gli individui ma abbastanza stabili nel tempo. E soprattutto ha mostrato sperimentalmente che i gatti sono capaci di distinguere composizioni provenienti da donatori diversi.

Insomma, quella scena in cui il gatto annusa con concentrazione quasi notarile la pipì lasciata da un altro felino potrebbe essere molto meno banale di quanto sembri. E quella caratteristica faccia con la bocca socchiusa, che a noi umani ricorda soprattutto qualcuno che ha dimenticato perché fosse entrato in una stanza, fa parte di un sofisticato sistema di esplorazione degli odori.

La firma chimica nell’urina dei gatti resta abbastanza stabile nel tempo e gli esperimenti mostrano che i felini distinguono profili appartenenti a donatori differenti

Lo studio originale su Current Biology, intitolato Signatures of branched-chain fatty acids derived from a kidney reservoir confer stable chemical individuality on domestic cats, parte da un problema interessante della comunicazione animale: come può un odore continuare a fornire informazioni sull’identità di chi lo ha lasciato, se la sua composizione cambia nel tempo?

L’urina depositata nell’ambiente non rimane infatti chimicamente immutabile. Le molecole possono evaporare, degradarsi e subire modificazioni legate alle condizioni esterne. Inoltre, lo stesso organismo può produrre segnali diversi in base a dieta, microbiota, stato fisiologico e condizioni di salute. Per essere utile come segnale individuale, quindi, una componente chimica dovrebbe riuscire contemporaneamente a essere diversa tra individui e relativamente costante nello stesso individuo.

I ricercatori hanno affrontato il problema con una ricerca articolata su più livelli. Il lavoro comprende campioni urinari raccolti ripetutamente da gatti domestici, test comportamentali di discriminazione olfattiva, GC-MS, altre analisi lipidiche, analisi di tessuto renale e confronti con campioni provenienti da altri felidi.

Il numero degli animali e dei campioni non è unico per l’intero lavoro, perché cambia a seconda dell’esperimento ed è riportato nelle tabelle supplementari. Le informazioni disponibili indicano campioni provenienti dalla colonia della Iwate University e da cliniche veterinarie, oltre a tessuti e campioni di felidi non domestici ottenuti attraverso zoo e altre fonti.

La parte centrale della ricerca riguarda gli acidi grassi ramificati presenti nell’urina. Gli scienziati hanno osservato che la loro composizione forma profili caratteristici dei singoli donatori: individui diversi mostrano combinazioni differenti, mentre il profilo dello stesso gatto tende a mantenersi sufficientemente stabile nel tempo. Il riassunto dello studio parla infatti di profili «individually distinctive» e «stable within individuals».

La differenza chimica, però, da sola non sarebbe bastata. Due gatti possono avere urine diverse senza che quelle differenze abbiano necessariamente un significato per il loro sistema olfattivo. Per questo il gruppo di Masao Miyazaki ha condotto anche esperimenti comportamentali.

I risultati mostrano che i gatti riescono a discriminare l’urina appartenente a donatori differenti. Gli autori sono poi andati oltre, isolando il ruolo dei BFA: hanno presentato agli animali composizioni derivate da donatori diversi inserite su uno sfondo lipidico urinario ricostruito e controllato.

Anche in queste condizioni i gatti distinguevano i profili. È un passaggio importante perché rafforza sperimentalmente l’idea che sia proprio la composizione degli acidi grassi ramificati a trasportare informazioni specifiche sul donatore, invece di essere una semplice caratteristica associata casualmente all’urina di ciascun animale.

Qui, però, bisogna evitare di trasformare il gatto in un agente del RIS con i baffi.

Lo studio dimostra che i profili chimici sono individualmente distintivi, relativamente stabili e discriminabili dai gatti. Non dimostra ancora che, nella vita quotidiana, un gatto utilizzi questa firma per riconoscere consapevolmente e individualmente ogni altro gatto che incontra, come noi riconosciamo il volto di un conoscente.

Il salto da «riesce a discriminare due profili chimici» a «sa che questa pipì appartiene proprio a Gastone del terzo piano» sarebbe quindi eccessivo. Gli autori parlano di individualità chimica e di informazioni specifiche del donatore: la precisa funzione sociale naturale del sistema richiederà ulteriori verifiche.

Dietro la carta d’identità olfattiva c’è anche il rene: nella corteccia renale esiste un serbatoio lipidico ricco degli stessi acidi grassi ramificati

La scoperta diventa ancora più curiosa quando dalla lettiera si passa direttamente ai reni.

Gli scienziati hanno rintracciato questi composti in goccioline lipidiche presenti nella corteccia renale. Le analisi indicano che tali strutture contengono triacilgliceroli ricchi di acidi grassi ramificati e potrebbero quindi costituire una sorta di serbatoio fisiologico capace di attenuare le variazioni di breve periodo e contribuire alla produzione di firme urinarie ripetibili.

È uno dei risultati principali riportati direttamente dagli autori: le goccioline lipidiche renali funzionerebbero come una riserva ricca di BFA, collegando così la firma chimica dell’urina a un meccanismo che coinvolge un organo preciso.

La cosa è particolarmente interessante perché l’accumulo di goccioline lipidiche nei reni dei felini era noto da molto tempo, mentre la sua funzione è rimasta a lungo poco chiara. Una comunicazione della Nihon University dedicata allo studio presenta infatti la ricerca come una possibile risposta a un mistero riguardante queste strutture renali osservate nei gatti.

In termini molto semplici, il meccanismo proposto è questo: il rene conserva una riserva lipidica ricca di determinate molecole e questa riserva può contribuire a mantenere più costante nel tempo la composizione di acidi grassi eliminati con l’urina.

Il gatto, in pratica, potrebbe avere una specie di tipografia interna che continua a ristampare il suo biglietto da visita chimico. Noi perdiamo la carta d’identità il giorno prima di partire; loro potrebbero aver sistemato il problema direttamente nella corteccia renale.

Il gruppo ha inoltre esteso le analisi ad altri rappresentanti della famiglia Felidae. Secondo lo studio pubblicato su Current Biology, firme lipidiche urinarie e renali associate ai BFA risultano distribuite tra diverse specie di felidi, ma non sono uniformi: cambiano per complessità del repertorio e per caratteristiche del sistema di accumulo.

Questo suggerisce che il meccanismo abbia una storia evolutiva più ampia del solo gatto domestico. Tuttavia, anche in questo caso serve prudenza: la presenza del sistema chimico in altri felidi non dimostra automaticamente che questi animali lo utilizzino per riconoscere gli individui.

Gli stessi materiali di presentazione dello studio precisano che l’impiego effettivo dei BFA nel riconoscimento individuale dei felidi selvatici deve ancora essere verificato. Una scheda sulla ricerca diffusa tramite EurekAlert sottolinea inoltre alcune possibili applicazioni future, dalla comprensione dell’odore dell’urina felina fino all’eventuale utilizzo di campioni lasciati nell’ambiente per monitorare in modo non invasivo felidi rari.

Si tratta, però, di prospettive e ipotesi di ricerca, non di tecnologie già disponibili.

Anche il rapporto tra le goccioline lipidiche renali e la fisiologia del rene merita ulteriori approfondimenti. Capire come queste riserve si formino, vengano mantenute e rilascino i loro componenti potrebbe aiutare a chiarire perché nei gatti alcuni accumuli lipidici facciano parte della normale fisiologia, mentre in altri contesti l’accumulo di lipidi può accompagnare condizioni patologiche. Nemmeno questo studio dimostra, comunque, un rapporto causale con le malattie renali.

Ciò che oggi può essere affermato con maggiore sicurezza è molto più preciso — e già abbastanza notevole senza bisogno di aggiungere effetti speciali: nell’urina dei gatti domestici esistono profili individuali di acidi grassi ramificati, questi profili rimangono relativamente stabili nel tempo e i gatti riescono a discriminare sperimentalmente composizioni appartenenti a donatori differenti.

La prossima volta che il vostro gatto annusa attentamente una traccia di urina e resta lì con quella memorabile faccia a bocca socchiusa, quindi, evitate di giudicarlo.

Magari sta semplicemente controllando i documenti.

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