La scienza ha finalmente creato una mappa del solletico: ecco i punti del corpo dove lo soffriamo di più
- Lo studio di Ziliang Xiong e Konstantina Kilteni è stato pubblicato il 10 agosto 2026 su Nature Human Behaviour e ha coinvolto 448 persone tra 18 e 30 anni
- I ricercatori hanno realizzato una mappa ad alta risoluzione del solletico utilizzando sagome corporee digitali, analisi pixel per pixel e tecniche di machine learning
- Ascelle, lati del tronco e piante dei piedi sono emersi come hotspot principali, con configurazioni sorprendentemente simili nei gruppi cinese, olandese e greco
- Le zone maggiormente sensibili al semplice tatto non sono necessariamente più sensibili al solletico: le mani sono un esempio particolarmente evidente
- Nessuna delle cinque teorie esaminate spiega da sola la distribuzione del solletico; lo studio è prevalentemente descrittivo e correlazionale e non risolve definitivamente il motivo per cui il solletico esiste
Esiste un progetto scientifico finanziato dall’European Research Council che si chiama TICKLISHUMAN. Il suo oggetto di studio? Il solletico. Sì, proprio quella pratica che permette a un essere umano apparentemente adulto e dignitoso di perdere ogni forma di compostezza nel giro di tre secondi perché qualcuno gli ha toccato un’ascella.
La cosa meravigliosa è che non stiamo parlando di una ricerca partorita durante una serata particolarmente alcolica tra neuroscienziati. Il progetto TICKLISHUMAN, attivo dal 2023 al 2027, è finanziato dall’Unione europea attraverso un ERC Starting Grant. Il finanziamento indicato dalla Commissione europea ammonta a 1.499.938 euro.
E ora ha contribuito a produrre qualcosa che, almeno sulla carta, sembra uscito da una puntata di The Big Bang Theory: una mappa scientifica ad alta risoluzione del solletico umano.
Lo studio di Ziliang Xiong e Konstantina Kilteni, pubblicato su Nature Human Behaviour, è uscito il 10 agosto 2026. Xiong e Kilteni lavorano al Donders Institute for Brain, Cognition, and Behaviour della Radboud University di Nijmegen; Kilteni è affiliata anche al Department of Neuroscience del Karolinska Institute di Stoccolma.
E dietro una domanda che potrebbe sembrare perfetta per una conversazione da pub si nasconde, in realtà, un problema scientifico vecchio di oltre duemila anni.
Aristotele, Socrate e Darwin si chiedevano già perché soffriamo il solletico: ora 448 persone hanno aiutato i ricercatori a costruirne una vera mappa corporea
Il solletico ha incuriosito pensatori e scienziati per secoli. Il progetto TICKLISHUMAN ricorda che del fenomeno si sono occupati, tra gli altri, Socrate, Aristotele, Francis Bacon, Galileo Galilei, Cartesio e Charles Darwin. Dopo tutto questo spiegamento di cervelli, però, la questione rimane sorprendentemente aperta: non sappiamo ancora con precisione perché un certo tipo di contatto diventi solletico, perché alcune parti del corpo siano molto più vulnerabili di altre e quale sia la funzione del fenomeno.
Xiong e Kilteni hanno affrontato il problema in modo sistematico coinvolgendo 448 persone tra i 18 e i 30 anni, per il 50% donne. Il campione finale comprendeva 149 partecipanti di background cinese, 150 olandese e 149 greco. Inizialmente erano state reclutate 450 persone, ma un partecipante cinese e uno greco sono stati esclusi per scarsa attenzione durante il compito digitale.
Qui occorre chiarire un particolare importante prima di immaginare 448 poveri cristi immobilizzati in laboratorio mentre un dottorando li tormenta sotto le ascelle in nome del progresso scientifico: i ricercatori non hanno materialmente fatto il solletico ai partecipanti.
Lo studio, che non era preregistrato, è stato condotto online e comprendeva un questionario e un compito digitale di colorazione del corpo sulla piattaforma LimeSurvey. L’intera procedura durava meno di un’ora. I partecipanti hanno risposto a domande sulle proprie esperienze come persone che avevano ricevuto il solletico e come persone che lo avevano fatto agli altri, descrivendone reazioni, dinamiche sociali, frequenza e valore affettivo.
Poi è arrivata la parte più interessante.
Utilizzando una versione modificata del sistema emBODY, gli scienziati hanno mostrato ai partecipanti sagome umane viste frontalmente e posteriormente. Con il mouse bisognava colorare le zone nelle quali si sperimentavano diverse sensazioni: solletico provocato da familiari o amici e dal partner, contatto sociale, auto-contatto, sensibilità al tocco leggero, dolore e piacere provocato dal contatto.
Non erano proprio disegnini approssimativi da scuola elementare: la superficie colorabile comprendeva 91.617 pixel. Da questi dati i ricercatori hanno ricostruito mappe corporee ad alta risoluzione e utilizzato anche tecniche multivariate di machine learning, in particolare modelli PLS, per verificare quanto la configurazione spaziale del solletico fosse riconoscibile e generalizzabile tra culture e individui.
Il risultato è una specie di Google Maps del solletico, solo che al posto di ristoranti e distributori di benzina troviamo le zone dove è meglio non mettere le mani se non vogliamo perdere un amico.
Ascelle, fianchi e piante dei piedi sono gli hotspot del solletico, ma la sorpresa maggiore riguarda le mani e manda in crisi alcune vecchie teorie
La mappa del solletico mostra una struttura corporea tutt’altro che casuale. Secondo i risultati pubblicati su Nature Human Behaviour, gli hotspot principali individuati dal modello sono ascelle, lati dell’addome e del tronco e piante dei piedi; nelle mappe ottenute dalle risposte compaiono inoltre cluster significativi in aree come collo e addome. Soprattutto, la distribuzione risultava notevolmente simile tra i partecipanti cinesi, olandesi e greci.
Gli algoritmi riuscivano infatti a distinguere le mappe del solletico dalle altre sensazioni anche quando venivano addestrati sui partecipanti appartenenti a due culture e testati sulla terza. In altre parole, pur con i limiti del campione analizzato, la geografia corporea del solletico sembra condividere caratteristiche robuste nei tre gruppi culturali studiati.
E qui arriva uno degli aspetti più curiosi. Si potrebbe pensare che le zone più sensibili al semplice contatto siano automaticamente quelle più sensibili al solletico. Invece non funziona così.
La topografia del solletico non coincide semplicemente con quella della sensibilità tattile, del dolore o del piacere. Le analisi di Xiong e Kilteni hanno mostrato che si tratta di una configurazione distinguibile anche dalle mappe di auto-contatto e contatto sociale. Secondo i due ricercatori, quindi, il solletico potrebbe rappresentare un’esperienza somatosensoriale specializzata, con un proprio profilo fisiologico, neurale e sociopsicologico.
Il paradosso più bello riguarda le mani. Sono densamente innervate e straordinariamente sensibili al tatto, eppure risultano tra le aree meno suscettibili al solletico. La maggiore sensibilità tattile, insomma, non equivale affatto a una maggiore vulnerabilità al solletico. Madre Natura, come spesso accade, ha letto il regolamento e ha deciso di fare di testa sua.
Gli autori hanno inoltre confrontato la mappa ottenuta con le previsioni di cinque teorie storiche e contemporanee formulate per spiegare perché determinate parti del corpo siano più sensibili al solletico. Considerate separatamente, densità dell’innervazione tattile, spessore dell’epidermide, diametro delle arterie e piacere non riuscivano a spiegare adeguatamente i dati.
L’unico fattore che mostrava da solo un’associazione significativa era la bassa frequenza con cui una determinata zona viene normalmente toccata, un risultato coerente almeno in parte con una teoria proposta da Charles Darwin. Le parti del corpo toccate più raramente tendevano a risultare maggiormente sensibili al solletico.
Attenzione, però: non significa che Darwin abbia finalmente vinto la Champions League del solletico.
Gli stessi autori precisano che questa relazione fornisce soltanto una spiegazione parziale. Quando le cinque teorie vengono considerate insieme, emerge un quadro multivariato più complesso. Inoltre, la relazione osservata potrebbe essere reciproca: alcune zone potrebbero essere più sensibili al solletico perché vengono toccate raramente, ma potrebbero anche essere toccate raramente proprio perché sono sensibili al solletico. Lo studio è quindi soprattutto descrittivo e correlazionale, non dimostra un semplice rapporto di causa ed effetto.
C’è poi un dato che conferma quanto il fenomeno sia comune. Nel campione analizzato, il 98,4% dei partecipanti dichiarava di aver ricevuto il solletico almeno una volta nella vita e il 95,8% affermava di averlo fatto a qualcun altro. Nei singoli gruppi, le percentuali erano rispettivamente 97,3% e 92,6% tra i cinesi, 99,3% e 96,7% tra gli olandesi, 98,7% e 98% tra i greci.
Insomma, il solletico è diffusissimo. Il motivo preciso per cui esiste, invece, continua a sfuggirci. Ed è probabilmente questo il dettaglio più affascinante: dopo Aristotele, Socrate, Darwin e un progetto europeo da quasi un milione e mezzo di euro, quella che sembra una banalissima reazione da bambini continua a essere un piccolo rompicapo della neuroscienza.
Gli autori, peraltro, sottolineano apertamente i limiti della ricerca. Il campione comprende soltanto tre gruppi culturali e persone relativamente giovani, tra 18 e 30 anni. Gran parte delle informazioni deriva inoltre da ricordi e autovalutazioni raccolti online, non dall’osservazione diretta di sessioni di solletico in laboratorio. Lo studio non era preregistrato e Xiong e Kilteni indicano esplicitamente la necessità di ampliare le ricerche a culture, fasce d’età e metodi di raccolta dei dati differenti.
C’è anche un’altra assenza importante. La ricerca non ha analizzato specificamente il contesto situazionale, l’intenzione e il consenso durante il solletico. Sono variabili tutt’altro che marginali: gli autori osservano che potrebbero contribuire a determinare se la stessa esperienza venga percepita come giocosa, affettuosa, invasiva o, in alcuni casi, abusiva.
Perciò no, la scienza non ha ancora “scoperto perché esiste il solletico”. Sarebbe un titolo molto più comodo, ma anche sbagliato. Ha fatto qualcosa di diverso e decisamente interessante: ha costruito una mappa corporea del solletico a livello di pixel, ha mostrato che presenta caratteristiche simili in tre diversi gruppi culturali e ha verificato sperimentalmente che nessuna delle cinque grandi spiegazioni considerate riesce, da sola, a raccontare tutta la storia.
Che, per una sensazione capace di trasformare un adulto in un calamaro urlante semplicemente sfiorandogli un piede, non è affatto poco.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://www.nature.com/articles/s41562-026-02535-z
- https://cordis.europa.eu/project/id/101039152/reporting
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