Cotta per un’altra persona mentre si è in coppia: cosa ha scoperto uno studio su 303 adulti
- Lo studio ha coinvolto 303 adulti rumeni tra 19 e 64 anni, tutti impegnati in una relazione e già attratti da un’altra persona conosciuta personalmente
- La relazione principale durava in media 9,31 anni e poco più della metà dei partecipanti era sposata
- L’associazione più forte con l’infatuazione extracoppia riguardava la sociosexuality, cioè una maggiore apertura verso rapporti sessuali senza impegno
- Anche maggiori tratti psicopatici e una minore soddisfazione di coppia risultavano associati a una cotta extracoppia più intensa
- Lo studio non dimostra che questi fattori causino tradimenti: non ha nemmeno verificato se i partecipanti siano effettivamente passati dalla cotta ai fatti
Avere una relazione stabile, magari da anni, e accorgersi improvvisamente che il cervello ha deciso di aprire una pratica sentimentale parallela su una persona che non è il partner. Non necessariamente un amante, non necessariamente qualcuno con cui sia successo qualcosa: semplicemente quella persona che comincia ad abitare abusivamente nei pensieri, senza pagare affitto e possibilmente comparendo nei momenti meno opportuni.
Un nuovo studio ha cercato di capire quali caratteristiche psicologiche e relazionali siano associate proprio a questa situazione. E il criterio utilizzato per reclutare i partecipanti era talmente specifico da sembrare l’annuncio di un casting per una serie Netflix: bisognava avere almeno 18 anni, essere attualmente impegnati in una relazione romantica e provare attrazione per un’altra persona conosciuta personalmente.
Teodora-Elena Huţanu e Andrei Corneliu Holman, ricercatori della Alexandru Ioan Cuza University di Iaşi, in Romania, hanno coinvolto 303 adulti rumeni e analizzato il rapporto tra personalità, soddisfazione di coppia, apertura al sesso senza impegno e quella che viene definita extradyadic infatuation, cioè l’infatuazione extracoppia. Lo studio è stato pubblicato online il 4 agosto 2026 sulla rivista Psychological Reports.
La parola chiave è proprio questa: infatuazione. Non tradimento consumato. Non relazione clandestina. Non il telefono appoggiato sul tavolo a faccia in giù con la luminosità abbassata al minimo.
L’infatuazione extracoppia, nella definizione utilizzata dai ricercatori, riguarda la preoccupazione cognitiva, emotiva e motivazionale verso qualcuno diverso dal proprio partner: pensare a quella persona, desiderarla, investirci emotivamente e mantenere contemporaneamente la relazione principale.
Lo studio completo è consultabile su Psychological Reports, mentre i ricercatori hanno reso pubblicamente disponibili dati e materiali attraverso l’Open Science Framework.
Gli psicologi hanno selezionato soltanto persone già attratte da qualcuno fuori dalla coppia, poi hanno misurato personalità, soddisfazione relazionale e apertura al sesso occasionale
I partecipanti sono stati reclutati attraverso Facebook e Instagram tra febbraio e marzo 2026. Avevano tra i 19 e i 64 anni, con un’età media di 37,82 anni. Nel campione c’erano 204 donne e 99 uomini. La relazione principale durava da un minimo di due mesi a un massimo di 476 mesi, cioè quasi 40 anni, con una durata media di 111,67 mesi: circa 9,31 anni.
Non stiamo parlando, quindi, soltanto di coppie appena nate in cui qualcuno non ha ancora capito esattamente quale nome salvare accanto all’emoji del cuore. Il campione comprendeva anche relazioni molto lunghe.
Dei 303 partecipanti, 154 erano sposati, pari al 50,8%; 113, cioè il 37,3%, dichiaravano una relazione stabile senza matrimonio, mentre 36, l’11,9%, erano fidanzati ufficialmente. Il 71,9% viveva in aree urbane e il 28,1% in zone rurali.
Ai partecipanti sono stati somministrati diversi questionari psicologici. I ricercatori hanno misurato innanzitutto la cosiddetta Triade Oscura: machiavellismo, narcisismo e psicopatia. Non significa che i volontari siano stati convocati in laboratorio per stabilire chi fosse pronto a diventare il nuovo villain della Marvel. In psicologia della personalità si tratta di tratti misurabili lungo un continuum, non automaticamente di diagnosi cliniche.
Il machiavellismo descrive caratteristiche legate alla manipolazione strategica e al distacco emotivo; il narcisismo comprende una percezione accentuata della propria importanza e attrattiva; la psicopatia, nella misura utilizzata dallo studio, comprende aspetti come impulsività, ricerca di sensazioni, ridotta empatia e scarso rimorso.
Accanto alla parte “oscura”, Huţanu e Holman hanno analizzato anche la Triade Chiara: kantianismo, umanismo e fiducia nell’umanità. In estrema sintesi, misura disposizioni legate al rispetto delle persone, alla valorizzazione degli altri e alla convinzione che gli esseri umani siano fondamentalmente degni di fiducia.
E già qui la faccenda comincia a complicarsi, perché l’amore evidentemente non legge i manuali prima di comportarsi.
I ricercatori hanno inoltre misurato la sociosexuality, cioè l’orientamento verso rapporti sessuali non necessariamente accompagnati da coinvolgimento o impegno sentimentale. Il questionario prendeva in considerazione comportamenti precedenti, atteggiamenti verso il sesso occasionale e desiderio di esperienze di questo tipo.
La soddisfazione nella relazione principale è stata misurata attraverso il Couple Satisfaction Index in versione a quattro item. L’infatuazione extracoppia, invece, è stata valutata con una scala di 11 domande sviluppata dagli stessi autori in una precedente ricerca sul fenomeno, pubblicata nel 2026 sul Journal of Pacific Rim Psychology e consultabile tramite il relativo DOI dello studio sull’infatuazione extracoppia.
Una delle affermazioni sottoposte ai partecipanti era: “Non potrei dire al mio partner ciò che provo veramente per X”. In altre parole, la scienza è riuscita a trasformare quel preciso momento in cui cancelliamo e riscriviamo mentalmente un messaggio per venti minuti in una variabile misurabile su una scala da uno a sei.
I primi risultati mostravano un quadro abbastanza intuitivo. Considerando le semplici correlazioni, tutti e tre i tratti della Triade Oscura erano associati positivamente all’infatuazione extracoppia, mentre tutti e tre i tratti della Triade Chiara mostravano associazioni negative.
Ma l’associazione più forte riguardava la sociosexuality: la correlazione con l’infatuazione extracoppia era r = 0,66. Seguiva la psicopatia, con r = 0,54. La soddisfazione della relazione principale mostrava invece un’associazione negativa, pari a r = -0,34: nel campione, una minore soddisfazione di coppia tendeva ad accompagnarsi a una maggiore intensità della cotta per un’altra persona.
Il modello di regressione che considerava contemporaneamente dieci variabili spiegava complessivamente il 50,1% della variabilità dell’infatuazione extracoppia. La sociosexuality rimaneva il predittore statistico più forte, con β = 0,53, seguita dalla psicopatia con β = 0,24. Anche una minore soddisfazione relazionale rimaneva significativamente associata a una maggiore infatuazione extracoppia, con β = -0,12.
Età e genere, invece, non risultavano predittori significativi nel modello completo. Nemmeno il narcisismo manteneva un contributo indipendente significativo una volta considerate insieme tutte le altre variabili.
Poi arriva la parte che rende lo studio decisamente meno simile a un oroscopo delle corna.
Il machiavellismo, preso da solo, era positivamente correlato all’infatuazione extracoppia: più alto il punteggio, maggiore tendeva a essere la cotta. Ma inserendo contemporaneamente tutte le altre caratteristiche nel modello statistico, la relazione si capovolgeva: il machiavellismo diventava un predittore negativo, con β = -0,11.
Gli autori interpretano il risultato come un possibile effetto di soppressione statistica. Una volta separato il machiavellismo dalla parte che condivide con psicopatia, sociosexuality e altri tratti, le sue caratteristiche più specificamente strategiche, controllate e attente alla reputazione potrebbero essere associate a una minore propensione verso un coinvolgimento emotivo intenso con una persona esterna alla coppia.
In pratica, il Machiavelli sentimentale potrebbe essere disposto a giocare la partita, ma forse evita di innamorarsi dell’avversario. È un’interpretazione degli autori, però, non una nuova legge universale da stampare sui Baci Perugina.
Ancora più curioso è il risultato relativo all’umanismo. Nella correlazione semplice, maggiore umanismo significava minore infatuazione extracoppia. Nel modello completo, tuttavia, diventava un predittore positivo. Secondo Huţanu e Holman, anche qui potrebbe esserci un effetto di soppressione: alcune componenti più specifiche dell’umanismo, come sensibilità emotiva e apertura agli altri, potrebbero favorire una maggiore ricettività verso connessioni emotivamente significative alternative.
L’amore, dunque, riesce nell’impresa di complicare perfino le regressioni multiple. Una certa coerenza bisogna riconoscergliela.
Avere una cotta fuori dalla coppia non significa avere tradito: lo studio trova associazioni psicologiche, ma non può stabilire cause né prevedere chi passerà ai fatti
Il limite più importante dello studio è anche quello che impedisce di trasformarlo nel test definitivo del tipo “scopri in cinque domande se il tuo partner ti tradirà”.
Tutti i 303 partecipanti avevano già dichiarato di provare attrazione per qualcuno diverso dal partner prima di entrare nello studio. Il campione non permette quindi di stabilire quanto sia comune sviluppare una cotta extracoppia nella popolazione generale, né di confrontare direttamente chi prova queste emozioni con chi non le prova affatto.
Soprattutto, i ricercatori non hanno verificato se i partecipanti abbiano concretamente agito sulla propria attrazione. Non sappiamo quanti abbiano baciato, frequentato o avuto rapporti sessuali con la persona esterna alla coppia. Alcuni potrebbero aver vissuto tutto esclusivamente nella propria testa.
Ed è una distinzione fondamentale.
Pensare ossessivamente al collega dell’ufficio non equivale automaticamente a prenotare una camera d’albergo con il collega dell’ufficio. Fortunatamente, tra il pensiero e l’azione esiste ancora quella piccola invenzione dell’evoluzione chiamata autocontrollo.
Lo studio è inoltre trasversale, cioè fotografa le variabili in un determinato momento. Per questo gli autori chiariscono che non è possibile stabilire una relazione causa-effetto. Una minore soddisfazione nella coppia potrebbe favorire l’interesse verso alternative sentimentali, ma è possibile anche il percorso contrario: essere emotivamente coinvolti con qualcun altro potrebbe contribuire a percepire peggio la relazione principale. Per capire l’ordine temporale sarebbero necessari studi longitudinali.
C’è poi il problema dei questionari compilati autonomamente. Le risposte riguardavano aspetti molto intimi e socialmente sensibili, quindi gli autori riconoscono il possibile effetto della desiderabilità sociale: qualcuno potrebbe aver modificato, consapevolmente o meno, le proprie risposte per presentarsi sotto una luce migliore.
Il campione era inoltre composto in maggioranza da donne e riguardava esclusivamente adulti rumeni. I ricercatori non hanno neppure registrato in modo specifico se le relazioni fossero monogame oppure consensualmente non monogame. Una differenza tutt’altro che ornamentale quando si vuole interpretare psicologicamente l’attrazione verso altre persone.
Per approfondire il contesto scientifico più generale, una revisione sistematica sui fattori associati all’infedeltà citata dagli stessi autori mostra come il fenomeno dipenda da variabili individuali, relazionali, contestuali e culturali, rendendo poco credibili spiegazioni del tipo “chi fa X tradisce perché è fatto così”.
Il punto interessante del lavoro di Huţanu e Holman sta proprio qui. L’infatuazione extracoppia sembra associarsi contemporaneamente a caratteristiche della persona e alla qualità percepita della relazione. Non emerge un unico “gene delle corna”, un profilo psicologico standard o una causa universale.
La maggiore apertura verso rapporti senza impegno mostra l’associazione più consistente. I tratti psicopatici risultano anch’essi collegati a una maggiore intensità dell’infatuazione, mentre una maggiore soddisfazione nella coppia tende ad andare nella direzione opposta. Ma alcuni risultati apparentemente contraddittori, come quelli relativi a machiavellismo e umanismo, suggeriscono che il coinvolgimento emotivo verso un’alternativa sia molto più complesso della semplice divisione tra personalità “buone” e personalità “cattive”.
Gli stessi autori arrivano infatti a descrivere l’infatuazione extracoppia come un processo cognitivo-emotivo legato alla personalità, piuttosto che considerarla soltanto l’anticamera inevitabile di un tradimento comportamentale.
Che, in fondo, è forse la conclusione meno cinematografica ma più interessante.
Puoi essere felicemente impegnato, meno felicemente impegnato o emotivamente con un piede fuori dalla porta. Puoi accorgerti che qualcuno ti piace senza farci assolutamente niente. Puoi perfino ritrovarti a compilare un questionario universitario perché la scienza vuole sapere quanto spesso pensi a lui o a lei.
L’unica cosa che questo studio non può fare è dirti cosa accadrà dopo.
Per quello, purtroppo, tocca ancora parlare con il partner. Una tecnologia spaventosa, lo so.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://doi.org/10.1177/18344909261416561
- https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/00332941261473823
- https://doi.org/10.1016/j.jsxm.2019.04.011
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