Mutande sotterrate per misurare la salute del suolo: l’esperimento svizzero che ha coinvolto 1.000 volontari
- Nel 2021 circa 1.000 volontari hanno sotterrato 2.000 mutande di cotone e 12.000 bustine di tè in circa 1.000 località della Svizzera
- La decomposizione delle mutande è stata utilizzata come indicatore dell’attività biologica del terreno e, con le dovute cautele, della salute del suolo
- Dopo due mesi le mutande avevano perso in media il 50,45% del materiale analizzato, contro il 10,1% osservato dopo un mese
- I giardini privati hanno mostrato la maggiore attività biologica, mentre i prati rasati hanno registrato i livelli più bassi
- Lo studio, pubblicato il 26 agosto 2026 su Plants, People, Planet, propone un vero e proprio “Underpants Index” per avvicinare i cittadini alla scienza del suolo
Per capire come sta un terreno si possono analizzare carbonio, fosforo, pH, umidità, microrganismi e una quantità di parametri capaci di far rimpiangere immediatamente le lezioni di chimica delle superiori. Oppure, almeno come primo test, si possono sotterrare delle mutande.
Non mutande qualsiasi recuperate dal fondo del cassetto, sia chiaro. Un gruppo di ricercatori di Agroscope e dell’Università di Zurigo ha utilizzato biancheria di cotone nell’ambito di un enorme progetto di citizen science condotto in Svizzera nel 2021. Circa 1.000 cittadini hanno trasformato giardini, campi, prati e altre superfici in piccoli laboratori a cielo aperto, sotterrando complessivamente 2.000 mutande e 12.000 bustine di tè. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Plants, People, Planet.
Sembra l’inizio di una denuncia particolarmente creativa per atti osceni contro l’agricoltura. Invece l’idea scientifica è piuttosto semplice: il cotone è composto in gran parte da cellulosa, materiale che gli organismi presenti nel terreno possono degradare. Più il tessuto viene “mangiato” da batteri, funghi e altri abitanti sotterranei, maggiore è l’attività biologica rilevabile in quel suolo.
Mutande sotterrate in tutta la Svizzera: 1.000 cittadini hanno trasformato giardini, prati e campi in un gigantesco laboratorio per osservare l’attività biologica del terreno
Il progetto si chiamava Proof by Underpants, ribattezzato in italiano da Agroscope come “Test mutande”. Nel 2021 i ricercatori inviarono 1.100 kit di partecipazione. I cittadini dovevano seguire una procedura standardizzata, registrare informazioni sul luogo e sulla gestione del terreno e seppellire il materiale ricevuto.
Ogni partecipante disponeva di due mutande e di 12 bustine di tè. Una mutanda veniva recuperata dopo circa un mese, l’altra dopo due. I partecipanti fotografavano i risultati e inviavano ai laboratori anche campioni di terreno. Un’applicazione per smartphone e un sito web permettevano inoltre di inserire informazioni e fotografie geolocalizzate.
Naturalmente non tutte le mutande tornarono a casa. O meglio, in laboratorio. Dei materiali distribuiti furono restituiti 883 campioni di terreno, 1.752 mutande, 7.088 bustine di tè integre e 800 questionari. Dopo la pulizia e il filtraggio dei dati, rimasero 780 località utilizzabili per le analisi statistiche. È uno di quei rari casi nei quali la frase “abbiamo perso delle mutande durante il lavoro sul campo” potrebbe tranquillamente comparire in una riunione universitaria senza provocare l’intervento delle risorse umane.
I risultati hanno mostrato differenze molto evidenti. Dopo un mese, la percentuale media di decomposizione delle mutande era del 10,1%. Dopo due mesi era salita al 50,45%. In pratica, metà del tessuto risultava mediamente scomparsa: in alcuni campioni recuperati rimanevano soprattutto le parti che gli organismi del terreno non riuscivano a digerire con la stessa facilità.
Il fattore che spiegava meglio le differenze era il tipo di utilizzo del terreno. I giardini privati mostravano la decomposizione maggiore e presentavano anche i livelli più elevati di carbonio organico e nutrienti. I prati rasati erano invece all’estremo opposto, con la minore attività osservata; campi coltivati e prati si collocavano nel mezzo.
Insomma, apparentemente il giardino della signora che passa il sabato pomeriggio a parlare con le ortensie potrebbe avere sotto i piedi una festa microbiologica decisamente più movimentata del prato verde tagliato al millimetro del vicino.
Tra i predittori individuati dalle analisi figuravano inoltre le concentrazioni di alcuni nutrienti nel suolo, in particolare fosforo disponibile e sodio, il tipo di fertilizzazione e la quantità di limo. Pioggia, irrigazione, pH e latitudine sono state considerate variabili rilevanti dal modello, ma in quella specifica analisi non hanno raggiunto la significatività statistica.
L’“Underpants Index” può mostrare quanto è attivo un suolo, ma una mutanda molto distrutta non significa automaticamente che quel terreno sia perfettamente sano
Qui arriva la parte meno adatta ai titoli da social ma più importante per capire davvero lo studio: mutanda distrutta non equivale automaticamente a terreno perfetto.
Gli autori propongono l’Underpants Index, cioè un indice basato sulla percentuale di decomposizione del tessuto, come strumento semplice per ottenere una prima indicazione dei processi di decomposizione, dell’attività biologica e della fertilità del terreno. Non sostituisce però un’analisi completa della salute del suolo.
Lo stesso S. Franz Bender di Agroscope, co-responsabile del progetto, ha sottolineato un punto apparentemente paradossale: la decomposizione massima non è necessariamente auspicabile in qualunque ecosistema. Un tasso molto elevato può accompagnarsi a un’abbondanza di nutrienti favorevole alla produzione agricola, ma in habitat seminaturali o persino in alcuni giardini può anche segnalare un eccesso di sostanze nutritive e suggerire la necessità di verificare la fertilizzazione.
C’è poi un limite statistico tutt’altro che trascurabile. L’insieme delle variabili considerate dal modello riusciva a spiegare soltanto il 16,5% della variazione dell’Underpants Index dopo due mesi. Gli autori osservano che percentuali relativamente basse di varianza spiegata non sono insolite negli esperimenti sul campo e nei grandi dataset ecologici, dove entrano in gioco moltissimi fattori difficili da controllare. In questo progetto la citizen science ha introdotto inevitabilmente ulteriore variabilità, per esempio nelle modalità di campionamento, nel rispetto delle istruzioni, nelle risposte ai questionari e nei dati mancanti.
La ricerca, quindi, mostra soprattutto delle associazioni tra utilizzo del suolo, caratteristiche chimiche e ambientali e velocità di decomposizione. Non consente di affermare che una singola pratica di gestione provochi, da sola, un determinato livello di attività biologica.
Resta però un risultato difficile da dimenticare. Il progetto ha raccolto dati in circa 1.000 località distribuite in tutta la Svizzera e ha prodotto, secondo l’Università di Zurigo e Agroscope, uno dei dataset più completi del Paese sull’attività biologica del terreno. Circa 240 cittadini coinvolti nel progetto figurano inoltre tra i coautori della pubblicazione scientifica.
Ed è probabilmente questo il vero superpotere delle mutande. Non hanno inventato un esame miracoloso capace di diagnosticare il terreno come il Dr. House dell’agricoltura. Hanno reso visibile qualcosa che normalmente vive nascosto sotto i nostri piedi.
Perché parlare di attività microbica, decomposizione della cellulosa e proprietà chimico-fisiche del suolo può non scatenare immediatamente l’entusiasmo delle masse. Mostrare due slip identici, sotterrarli e recuperare due mesi dopo uno dei due ridotto quasi ai minimi termini, invece, rende il concetto comprensibile anche senza una laurea in agronomia.
E ora sappiamo ufficialmente che esiste perfino un contesto nel quale trovare le proprie mutande piene di buchi può essere considerato un risultato scientificamente interessante.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://nph.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ppp3.70259
- https://news.uzh.ch/en/articles/media/2026/buried-underwear.html
- https://www.agroscope.admin.ch/it/mutande-sotterrate-cosa-abbiamo-imparato-sul-suolo
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