Lupi e mirtilli: i semi digeriti dai predatori germinano più spesso e più velocemente
- Uno studio pubblicato il 26 agosto 2026 su Biology Letters ha analizzato i semi di mirtillo passati attraverso l’apparato digerente dei lupi
- Nel test controllato è germinato il 96% dei semi recuperati dalle feci dei lupi, contro il 69% dei semi estratti direttamente dai frutti
- I semi ingeriti dai lupi hanno iniziato a germinare con una mediana di 19 giorni, rispetto ai 26 giorni del gruppo di controllo
- Nel Greater Voyageurs Ecosystem del Minnesota i mirtilli possono rappresentare, nei periodi di maggiore abbondanza, fino all’83% della dieta settimanale di alcuni branchi
- Lo studio suggerisce che i lupi possano contribuire alla dispersione dei semi di mirtillo su lunghe distanze, ma non dimostra quanti nuovi cespugli nascano effettivamente grazie a loro
Pensando a un lupo grigio, probabilmente l’ultima immagine che viene in mente è quella di un giardiniere. Cervi, zanne, ululati, foreste innevate: tutto regolare. Un Canis lupus impegnato nella propagazione dei mirtilli, possibilmente con concime incorporato, appartiene invece a quel genere di associazioni che il cervello archivia nella cartella “ma che davvero?”.
Eppure, il rapporto tra lupi e mirtilli sembra molto più stretto di quanto suggerisca la fama esclusivamente carnivora del grande predatore. Una ricerca pubblicata il 26 agosto 2026 sulla rivista scientifica Biology Letters mostra infatti che i semi di mirtillo recuperati dalle feci dei lupi non soltanto riescono a germinare, ma nell’esperimento lo hanno fatto più spesso e più rapidamente rispetto ai semi estratti direttamente dai frutti e utilizzati come gruppo di controllo.
Lo studio, intitolato Wolves increase germination speed and success of blueberries, è firmato da Alex D. Gross, Thomas D. Gable, Austin T. Homkes, Kathy Winnett-Murray, Ryan Woodside, Joseph K. Bump e K. Greg Murray, ricercatori affiliati alla University of Minnesota e all’Hope College. Il lavoro è stato condotto nel Greater Voyageurs Ecosystem, nel nord del Minnesota, un ambiente di foresta boreale che comprende anche il Voyageurs National Park.
Nel Minnesota i lupi mangiano grandi quantità di mirtilli, e il passaggio nell’apparato digerente sembra favorire sia la germinazione sia la velocità dei semi
L’esperimento non nasce da una stravagante domanda formulata durante una pausa caffè. Il Voyageurs Wolf Project aveva già documentato con una certa precisione che, durante l’estate, i lupi del nord del Minnesota mangiano mirtilli. E non parliamo del singolo frutto inghiottito per errore mentre l’animale sta inseguendo un cervo.
Ricerche precedenti svolte nello stesso ecosistema hanno mostrato che, quando i mirtilli sono abbondanti tra luglio e agosto, le bacche possono arrivare a rappresentare fino all’83% della dieta settimanale di alcuni branchi. La University of Minnesota ha descritto questa particolare flessibilità alimentare in un approfondimento dedicato alla dieta estiva dei lupi.
Nel 2017 un ricercatore osservò inoltre un lupo adulto rigurgitare mirtilli per cinque cuccioli, comportamento successivamente descritto in uno studio pubblicato nel 2020. La scena ridimensiona in maniera piuttosto efficace il repertorio cinematografico del lupo che rientra alla tana con una coscia di cervo tra i denti: qualche volta, evidentemente, il menù prevede qualcosa di molto più vicino a una macedonia.
Un ulteriore studio del Voyageurs Wolf Project, pubblicato nel 2024, aveva persino fornito immagini dirette di questo comportamento. Attraverso fototrappole sistemate nelle aree ricche di mirtilli tra il 2019 e il 2022, i ricercatori registrarono 22 eventi di alimentazione che coinvolgevano almeno 17 lupi: almeno 10 cuccioli e 7 adulti appartenenti a tre branchi.
Le osservazioni riguardavano animali di età, sesso e posizione sociale differenti, tutti impegnati a nutrirsi direttamente delle bacche. Lo studio del 2024 pubblicato su Ecosphere documenta quindi che il consumo di mirtilli non era limitato a un singolo individuo particolarmente eccentrico.
Quanto alle tecniche di raccolta, dimentichiamoci pure le mani delicate del fruttivendolo che seleziona il prodotto migliore. In alcune registrazioni i lupi afferravano i rami con la bocca e li tiravano per strappare i frutti. In altri casi utilizzavano gli incisivi con maggiore precisione, rimuovendo piccoli gruppi di mirtilli.
Un individuo subordinato venne osservato mentre affrontava le piante con tale entusiasmo da dare l’impressione di avere una questione personale irrisolta con il reparto ortofrutta della foresta.
Sapere che i lupi mangiano mirtilli, tuttavia, lasciava aperta una domanda ecologicamente molto più interessante: che cosa accade ai semi dopo il passaggio attraverso l’apparato digerente?
Alex D. Gross e gli altri autori della ricerca pubblicata nel 2026 hanno quindi recuperato semi di mirtillo dagli escrementi dei lupi nel Greater Voyageurs Ecosystem e li hanno confrontati con semi estratti direttamente da frutti freschi raccolti nella stessa zona.
I semi sono stati coltivati in condizioni controllate. I ricercatori hanno osservato due parametri: la probabilità che ciascun seme germinasse e il tempo necessario perché la germinazione iniziasse.
Il verdetto, almeno dal punto di vista del mirtillo, sembra piuttosto favorevole alla strategia “prima fatti mangiare da un lupo”.
Secondo i dati dello studio riportati nelle riprese della ricerca, il 96% dei semi passati attraverso il tratto gastrointestinale dei lupi è germinato. Nel gruppo di controllo, costituito dai semi estratti direttamente dai frutti, la percentuale è stata invece del 69%. La differenza corrisponde a 27 punti percentuali.
Non cambia soltanto la probabilità di successo. Cambia anche la velocità.
La mediana del tempo necessario alla germinazione è stata di 19 giorni per i semi recuperati dalle feci dei lupi, contro una mediana di 26 giorni per i semi estratti direttamente dai mirtilli. In altre parole, circa una settimana di differenza.
La spiegazione non sembra però essere il più immediato dei sospetti: l’escremento come fertilizzante naturale.
Thomas Gable, responsabile del Voyageurs Wolf Project e coautore della ricerca, ha spiegato al Minnesota Star Tribune che i semi non erano rimasti nelle feci abbastanza a lungo perché queste potessero determinare quell’effetto. Gli autori ipotizzano invece che il processo digestivo possa modificare il rivestimento esterno del seme, agevolando l’assorbimento dell’acqua e la risposta ai segnali che innescano la germinazione.
È importante, però, non trasformare un’ipotesi biologicamente plausibile in una certezza da manuale: lo studio non ha dimostrato definitivamente che sia proprio questa modifica del rivestimento a causare l’aumento della germinazione. Si tratta di una possibile spiegazione del meccanismo osservato.
Lupi e mirtilli, dal laboratorio alla foresta: perché questi predatori potrebbero diventare importanti dispersori di semi a lunga distanza
Il passaggio successivo porta a un concetto ecologico chiamato endozoochory, cioè la dispersione dei semi attraverso l’ingestione da parte degli animali e la successiva eliminazione con le feci.
Per una pianta, produrre un frutto appetibile non serve soltanto a rendere felice chi passa di lì affamato. L’animale può diventare un corriere inconsapevole: mangia il frutto in un luogo e deposita i semi da un’altra parte, talvolta a una distanza considerevole dalla pianta madre.
La dispersione dei semi può ridurre la competizione tra piante strettamente imparentate, favorire la colonizzazione di nuove aree e contribuire al flusso genetico tra popolazioni vegetali. È proprio questo ruolo ecologico che gli autori richiamano nell’introduzione della ricerca.
E qui entra in scena una caratteristica del lupo che nessuno potrà definire sorprendente: cammina parecchio.
Secondo gli autori, la combinazione tra il consumo stagionale di grandi quantità di bacche, la buona sopravvivenza dei semi al processo digestivo e la capacità dei lupi di percorrere lunghe distanze rende plausibile che questi predatori possano funzionare come dispersori di semi particolarmente efficaci su grandi distanze.
Il confronto riportato dal Minnesota Star Tribune permette di visualizzare meglio l’ordine di grandezza. Un orso nero potrebbe percorrere circa mezzo miglio con i semi ancora nello stomaco; un lupo, invece, potrebbe spostarsi nell’arco di una o due ore su una distanza circa dieci volte superiore.
Il dato non significa che ogni seme ingerito da un lupo venga automaticamente consegnato dieci volte più lontano, come se l’animale disponesse di un servizio Prime dedicato alla riforestazione. Spiega però perché gli autori considerino i lupi candidati interessanti per mettere in collegamento popolazioni vegetali lontane tra loro.
Esiste comunque un limite importante all’interpretazione dei risultati.
La ricerca non ha seguito nel bosco migliaia di piantine germinate dalle feci dei lupi fino alla loro maturità. L’esperimento ha dimostrato, in condizioni controllate, che i semi ingeriti dai lupi hanno mostrato una maggiore probabilità di germinazione e una germinazione più rapida rispetto al gruppo di controllo.
Partendo da questo risultato e dalle conoscenze disponibili sugli spostamenti dei lupi, gli autori deducono che questi predatori siano probabilmente validi dispersori di semi di mirtillo su lunghe distanze.
È una conclusione ecologicamente coerente con i dati ottenuti, ma non equivale a dimostrare che una certa percentuale dei nuovi cespugli di mirtillo presenti nella foresta sia nata grazie ai lupi. Stabilire una relazione del genere richiederebbe evidenze diverse.
C’è poi una seconda cautela, quella geografica.
I semi esaminati sono stati raccolti nel Greater Voyageurs Ecosystem del Minnesota, dove il consumo estivo di mirtilli da parte dei lupi è particolarmente ben documentato. Gli autori ricordano comunque che i lupi consumano frutta anche in altri ecosistemi del Nord America e dell’Eurasia.
Il fenomeno potrebbe quindi avere conseguenze ecologiche anche altrove, ma il condizionale qui non è decorativo: un singolo esperimento condotto nel Minnesota non permette di estendere automaticamente il risultato a tutte le popolazioni di lupi del pianeta. Insomma, prima di conferire al Canis lupus il contratto a tempo indeterminato come dipendente comunale del verde pubblico, servono altri dati.
La ricerca aggiunge comunque un tassello interessante alla conoscenza di una specie che continuiamo spesso a raccontare quasi esclusivamente attraverso ciò che uccide.
Nell’immaginario comune il grande predatore significa cervi, alci, castori e altre prede. Nel Greater Voyageurs Ecosystem, invece, gli studi condotti negli ultimi anni stanno mostrando una dieta estiva decisamente più flessibile, capace di comprendere anche pesci, bacche e altre risorse stagionali.
Lo studio pubblicato il 26 agosto 2026 suggerisce quindi che persino una parentesi vegetariana nella dieta di un lupo possa lasciare una traccia sull’ecosistema.
Il meccanismo, in fondo, è meravigliosamente poco poetico: il lupo mangia i mirtilli, percorre chilometri e prima o poi restituisce i semi alla natura dentro una confezione che difficilmente troveremmo nel reparto giardinaggio.
E quei semi, almeno nelle condizioni controllate dell’esperimento, sembrano perfino ringraziare.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42642061/
- https://www.startribune.com/minnesota-wolves-may-be-helping-wild-blueberries-spread/601882372
- https://twin-cities.umn.edu/news-events/talking-wolves-diets-u-m
- https://esajournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ecs2.70035
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