Odore del partner e stress: cinque notti a raccogliere sudore per scoprire che l’amore, almeno nel naso, non sempre rilassa
- Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha coinvolto 179 persone appartenenti a 108 coppie eterosessuali
- I partecipanti hanno raccolto il proprio odore corporeo dormendo per cinque notti con tamponi di cotone cuciti sotto entrambe le ascelle
- I campioni sono stati congelati a −80 °C e successivamente somministrati al partner attraverso due tubicini inseriti nelle narici e collegati a un olfattometro computerizzato
- Durante un test di stress psicosociale, l’odore del partner ha aumentato lo stress percepito e la frequenza cardiaca, senza modificare la risposta del cortisolo
- L’aumento della frequenza cardiaca era più evidente tra chi giudicava particolarmente sexy l’odore del partner, quindi gli autori considerano anche una possibile componente di eccitazione sessuale
C’è chi conserva la maglietta del partner perché «sa di lui», chi dorme abbracciato al cuscino quando l’altra metà è lontana e chi, invece, per esigenze della scienza, passa cinque notti a produrre metodicamente odore ascellare. L’amore ha molte forme. Alcune richiedono un olfattometro a sedici canali.
Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha analizzato il rapporto tra odore del partner e stress, partendo da un’ipotesi piuttosto intuitiva: se la presenza della persona amata può offrire sostegno e sicurezza nelle situazioni difficili, forse anche il suo odore corporeo può funzionare come una specie di copertina di Linus olfattiva.
Il risultato, però, ha fatto quello che spesso fanno i risultati scientifici più interessanti: ha mandato l’ipotesi iniziale a farsi una passeggiata. L’esposizione inconsapevole all’odore del partner non ha tranquillizzato i partecipanti sottoposti a stress. Al contrario, è stata associata a un aumento dello stress percepito e della frequenza cardiaca. Il cortisolo, invece, non ha mostrato variazioni attribuibili all’odore.
Per studiare odore del partner e stress, i partecipanti hanno dormito cinque notti con tamponi ascellari prima di affrontare un finto colloquio di lavoro
Il metodo merita un momento tutto suo, perché sembra concepito durante una riunione in cui qualcuno ha pronunciato la frase: «Sì, scientificamente funziona, ma possiamo renderlo un po’ più strano?».
I ricercatori, guidati da Franny B. Spengler e Johannes T. Doerflinger dell’Università di Friburgo, hanno raccolto inizialmente dati su 220 partecipanti, cioè 110 coppie. Dopo le esclusioni previste dal protocollo, il campione utilizzato nelle analisi comprendeva 179 persone, 91 donne e 88 uomini, provenienti da 108 coppie. I partecipanti avevano tra 21 e 40 anni e una durata media della relazione di circa 39 mesi. I dati sono stati raccolti tra marzo 2016 e ottobre 2021, con una pausa di sette mesi durante le restrizioni per la pandemia di Covid-19.
Per ottenere l’ingrediente fondamentale dell’esperimento — elegantemente definibile «odore corporeo naturale», meno elegantemente «ascella del partner» — ogni partecipante doveva dormire da solo per cinque notti consecutive indossando una maglietta in cotone al 100%, priva di odori, nella quale erano stati cuciti tamponi di cotone in corrispondenza di entrambe le ascelle.
Durante quei cinque giorni e quelle cinque notti le regole erano parecchio rigide. Niente sport, profumi, deodoranti, lozioni profumate, sigarette o alcol. Vietati anche alimenti capaci di alterare l’odore corporeo, tra cui aglio, asparagi, cibi piccanti e caffeina. Niente sauna e piscina. E soprattutto niente sesso mentre si indossava la maglietta. Perché evidentemente spiegare al partner «stasera no, amore, devo preservare l’integrità scientifica della mia ascella» è una frase che qualcuno, nella vita, ha avuto davvero l’occasione di pronunciare.
I partecipanti ricevevano inoltre prodotti per l’igiene privi di profumazione e dovevano lavare lenzuola, asciugamani e vestiti destinati a entrare in contatto con la parte superiore del corpo utilizzando detersivo senza profumo. Durante il giorno, le magliette venivano conservate in sacchetti ermetici.
Terminata la raccolta, i due tamponi ascellari di ogni maglietta venivano rimossi, tagliati ciascuno in quattro pezzi e conservati a −80 °C in sacchetti ermetici. Il giorno dell’esperimento, i campioni venivano sistemati in contenitori di vetro e scongelati per circa 60 minuti. Il tempo mediano trascorso nel congelatore era di 30 giorni. Come controllo venivano utilizzati tamponi di cotone neutri sottoposti allo stesso trattamento ma privi di odore corporeo.
A questo punto entra in scena il macchinario che trasforma definitivamente una storia d’amore in un episodio particolarmente creativo di Black Mirror: un olfattometro Lundström computerizzato a sedici canali. L’aria compressa veniva filtrata e fatta passare attraverso serbatoi contenenti i pezzi di cotone impregnati dell’odore del partner oppure il cotone neutro.
Due tubicini portavano poi l’aria direttamente nelle narici del partecipante, con un flusso complessivo calibrato di 3 litri al minuto, 1,5 litri per narice. La stimolazione olfattiva avveniva in modo continuo e al di sotto della soglia di percezione cosciente: in sostanza, le persone non dovevano riconoscere consapevolmente l’odore che stavano ricevendo.
E mentre il profumo naturale della dolce metà arrivava direttamente nel naso, bisognava affrontare il Trier Social Stress Test (TSST), un protocollo standardizzato progettato per provocare stress psicosociale. Nella condizione stressante, i partecipanti avevano dieci minuti per preparare un discorso destinato a un finto colloquio di lavoro. Successivamente dovevano parlare liberamente per cinque minuti davanti a due valutatori in camice bianco e risolvere per altri cinque minuti difficili problemi aritmetici. Una telecamera registrava tutto e i giudici mantenevano deliberatamente un’espressione neutra, senza offrire rassicurazioni. Insomma, LinkedIn incontra l’esame di maturità, ma con il sudore del fidanzato sparato nelle narici.
Lo studio utilizzava un disegno randomizzato e in doppio cieco 2 × 2: test stressante oppure condizione di controllo, combinati con odore del partner oppure cotone neutro. I ricercatori misuravano stress soggettivo, frequenza cardiaca e cortisolo salivare.
L’odore del partner non ha calmato i partecipanti: stress percepito e battito sono aumentati, mentre il cortisolo è rimasto invariato
Ed eccoci al piccolo problema per tutta la narrativa romantica del «sento il tuo profumo e immediatamente mi sento a casa».
Gli autori si aspettavano che l’odore corporeo del partner, percepito inconsapevolmente, potesse evocare sicurezza e sostegno sociale, attenuando quindi la risposta allo stress. Alcune ricerche precedenti avevano infatti suggerito un possibile effetto calmante dell’odore della persona amata. Uno studio pubblicato su Physiology & Behavior, per esempio, aveva osservato una riduzione del disagio soggettivo in determinate condizioni sperimentali.
Nel nuovo esperimento è successo l’opposto.
Durante la condizione di stress, l’esposizione inconsapevole all’odore del partner ha aumentato sia lo stress soggettivamente percepito sia la frequenza cardiaca rispetto alla condizione con odore neutro. La differenza nella frequenza cardiaca risultava particolarmente pronunciata durante la fase effettiva del TSST. L’odore del partner, invece, non modificava la risposta del cortisolo.
La questione diventa ancora più interessante quando entra in gioco l’attrazione. I partecipanti avevano valutato anche quanto considerassero sessualmente attraente — in termini molto più immediati, quanto trovassero «sexy» — l’odore corporeo del proprio partner.
Le analisi esplorative hanno mostrato che l’effetto cardiovascolare era maggiore proprio tra le persone che giudicavano particolarmente sexy l’odore del partner. Soltanto tra chi attribuiva un’elevata attrattività sessuale all’odore, gli intervalli di confidenza delle due condizioni olfattive non si sovrapponevano.
Questo dettaglio apre una possibilità meno tragica per le relazioni sentimentali: forse il cuore non stava accelerando perché l’amore rende nervosi, ma perché l’organismo si stava eccitando senza sapere esattamente perché.
Gli autori sottolineano infatti che l’aumento della frequenza cardiaca potrebbe riflettere almeno in parte un’attivazione legata all’attrazione sessuale, successivamente interpretata dal cervello nel contesto della situazione stressante. È una possibile spiegazione, non una conclusione dimostrata. La mancata variazione del cortisolo è compatibile con questa interpretazione, ma non basta da sola a provarla.
I ricercatori considerano anche un’altra ipotesi: l’odore della persona amata potrebbe amplificare automaticamente la risposta dell’organismo quando ci troviamo davanti a una possibile minaccia, aumentando energia e attenzione qualora il partner fosse coinvolto nella situazione. Anche questa rimane un’interpretazione evolutiva proposta dagli autori, non la dimostrazione di un meccanismo causale già accertato.
C’è inoltre una differenza importante rispetto ad alcuni esperimenti precedenti. In altre ricerche le persone annusavano consapevolmente, per esempio, una maglietta indossata dal partner. Nel lavoro pubblicato su Scientific Reports, invece, l’odore veniva somministrato continuamente tramite olfattometro senza che il partecipante lo identificasse coscientemente. Gli autori ipotizzano quindi che la consapevolezza di sentire «l’odore della persona che amo» possa avere un ruolo nell’eventuale effetto rassicurante osservato altrove.
Quindi no, non è una ricerca pubblicata oggi. Ma difficilmente il calendario può togliere qualcosa a un esperimento in cui 108 coppie sono state coinvolte nella raccolta scientificamente controllata dell’odore delle proprie ascelle, congelato a −80 °C e successivamente inviato nelle narici della dolce metà durante un colloquio di lavoro simulato.
Per una volta «mi fai battere il cuore» non è soltanto una frase da Bacio Perugina. È un risultato sperimentale.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41535314/
- https://uni-freiburg.de/en/the-scent-of-a-loved-one-makes-the-heart-beat-faster/
- https://www.nature.com/articles/s41598-025-27639-w
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30196084/
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