Gomma alla menta e cambiamento climatico: può aumentare la preoccupazione, ma soprattutto tra gli studenti
- Uno studio pubblicato il 12 settembre 2026 ha coinvolto 116 partecipanti divisi tra studenti universitari e adulti della comunità
- I ricercatori hanno fatto masticare gomme alla menta, alla cannella o al gusto bubble gum fingendo che si trattasse di un semplice test sul sapore
- La menta era associata a maggiore preoccupazione dichiarata per il cambiamento climatico, ma l’effetto emergeva soprattutto nel sottogruppo degli universitari
- Il 48% del gruppo menta si diceva disposto a fare volontariato per un’organizzazione climatica, contro il 26% con la cannella e il 24% con la bubble gum
- La gomma non aumentava però il numero di ore che i partecipanti dichiaravano di voler dedicare concretamente al volontariato
Immaginate di presentarvi in laboratorio convinti di dover giudicare una gomma da masticare. Menta, cannella, bubble gum: niente di particolarmente minaccioso. Masticate, compilate qualche domanda e tornate a casa pensando di aver contribuito al progresso scientifico nel difficilissimo settore “questa gomma sa abbastanza di gomma?”.
In realtà i ricercatori stavano osservando tutt’altro: se quella sensazione di caldo o freddo prodotta in bocca potesse modificare perfino la preoccupazione dichiarata per il cambiamento climatico.
È l’esperimento raccontato nello studio Climate change as a matter of taste? The influence of gum flavor and embodied cognition on climate change beliefs, pubblicato il 12 settembre 2026 su Current Psychology. Gli autori sono Hannah Mariella Timmerbeil, Amin Algarrafi, Anna Lehrfeld, Aylin Murati ed Elisabeth Stöttinger. Il lavoro completo è disponibile su Springer Nature; gli autori hanno inoltre reso disponibili i dati dello studio su Open Science Framework. Elisabeth Stöttinger dirige la cattedra di Psicologia generale della University of Sustainability di Vienna, che presenta il suo profilo sulla pagina istituzionale.
Gomma alla menta e cambiamento climatico: in 116 partecipanti il freddo percepito aumentava la preoccupazione soprattutto negli universitari, non nel campione adulto
I partecipanti erano 116: 58 studenti universitari, con un’età media di circa 20,9 anni, e 58 persone reclutate nella comunità, con un’età media di circa 37,1 anni.
In ciascuno dei due gruppi, 19 persone ricevevano una gomma alla cannella, 22 alla menta e 17 al gusto bubble gum. Le gomme erano tutte bianche e identiche nella forma, conservate in contenitori chiusi. Ai partecipanti veniva raccontato che stavano partecipando a un test sul gusto; inoltre gli sperimentatori erano tenuti all’oscuro della condizione durante la procedura, grazie a un sistema di identificazione nascosto nei contenitori. L’obiettivo era ridurre il rischio che aspettative inconsapevoli dei ricercatori contaminassero il risultato.
Mentre masticavano, i partecipanti compilavano un questionario di dieci elementi che misurava percezione del rischio climatico, preoccupazione per altri problemi sociali, disponibilità a fare volontariato per un’organizzazione climatica, sensazione di temperatura provocata dalla gomma e temperatura percepita nell’ambiente.
La manipolazione funzionava almeno a livello sensoriale. Nel gruppo cannella, il 61% riferiva una sensazione di calore; nel gruppo menta, il 57% percepiva freddo. Non risultavano invece differenze significative nella temperatura reale della stanza né in quella ambientale percepita dai partecipanti. Insomma, non avevano semplicemente messo gli studenti con la menta sotto il bocchettone dell’aria condizionata sperando che nessuno se ne accorgesse.
Il risultato centrale riguarda la preoccupazione per il clima. Nell’intero campione, chi riceveva la menta mostrava una preoccupazione auto-riferita più elevata rispetto al gruppo bubble gum: mediana 2,67 contro 2,33 su una scala da 0 a 3, con p=0,03. L’effetto complessivo era comunque piccolo.
Quando però i ricercatori hanno separato i due campioni, la differenza è emersa tra gli studenti universitari, ma non tra gli adulti della comunità. Negli universitari l’effetto risultava più evidente; negli altri 58 partecipanti non compariva una differenza statisticamente significativa tra i gusti.
Quindi il titolo “una gomma alla menta ti convince del cambiamento climatico” sarebbe scientificamente equivalente a presentarsi a un matrimonio in costume da Batman: attira l’attenzione, certo, ma non è esattamente ciò che era stato concordato.
Lo studio mostra un effetto circoscritto, su un campione ridotto e soprattutto in un sottogruppo. Non dimostra affatto che basti una Mentos per risolvere vent’anni di dibattito pubblico sulle emissioni.
Intenzione non significa comportamento
Il dato forse più curioso riguarda la disponibilità al volontariato. Nel gruppo che masticava menta, il 48% dei partecipanti dichiarava che sarebbe stato disposto a collaborare con un’organizzazione impegnata sul clima. La percentuale era del 26% nel gruppo cannella e del 24% in quello bubble gum. La differenza risultava statisticamente significativa.
Poi i ricercatori hanno fatto la domanda che rovina molte splendide intenzioni: bene, quante ore?
E qui l’effetto spariva.
Il gusto della gomma non modificava significativamente il numero di ore che i partecipanti dichiaravano di voler effettivamente dedicare all’attività. Nemmeno eliminando dall’analisi alcuni valori particolarmente estremi il risultato cambiava.
È una distinzione importante perché separa una reazione dichiarata — “sì, sarei disponibile” — da un impegno quantitativo più concreto. La sensazione di freddo può quindi aver spostato temporaneamente la percezione o l’intenzione, ma lo studio non dimostra un cambiamento sostanziale e duraturo del comportamento ambientale.
Non emergeva inoltre un effetto significativo sulle preoccupazioni per altri problemi sociali. Per gli autori, questo elemento sostiene almeno in parte l’idea che la manipolazione fosse collegata specificamente al tema del clima e non producesse semplicemente una vaga modalità “oggi mi preoccupa tutto, compreso il vicino che non differenzia il vetro”.
Il lavoro del 2026 nasce come tentativo di replicare ed estendere un famoso esperimento del 2012 di Gary Lewandowski, Natalie Ciarocco ed Emily Gately, anch’esso pubblicato su Current Psychology. Quello studio aveva utilizzato menta e cannella per indurre sensazioni corporee di temperatura e aveva trovato effetti sulla preoccupazione per il riscaldamento globale e sulla disponibilità al volontariato. L’articolo originale del 2012 è identificato dal DOI 10.1007/s12144-012-9148-z.
La nuova ricerca parla esplicitamente di replicazione parziale. Alcuni risultati sono riemersi, altri no; soprattutto, l’incremento della preoccupazione climatica non si è generalizzato al campione adulto della comunità e non è stato replicato l’aumento delle ore di volontariato dichiarate.
Gli stessi autori sottolineano ulteriori limiti: il campione è relativamente piccolo, soprattutto quando viene suddiviso nei due sottogruppi, e lo studio non ha controllato alcune variabili potenzialmente importanti come la preoccupazione climatica precedente all’esperimento, l’orientamento politico o il livello di alfabetizzazione ambientale.
La cornice teorica è quella dell’embodied cognition, secondo cui una parte dei nostri processi cognitivi è legata alle sensazioni del corpo e all’interazione con l’ambiente. In questo caso l’ipotesi è che una sensazione fisica di freddo possa rendere più saliente il concetto di temperatura e, attraverso questa associazione, influenzare temporaneamente il modo in cui pensiamo al clima.
È una possibilità intrigante. Ma tra “la menta ha prodotto una variazione in alcune risposte di 58 studenti” e “le gomme modificano le convinzioni climatiche” c’è la stessa distanza che passa tra mettere le scarpe da running e terminare la maratona di New York.
La parte più bella dello studio è proprio questa: un risultato può essere curioso senza dover essere trasformato in magia. La menta sembra aver spostato qualcosa nelle dichiarazioni di alcuni partecipanti, non le fondamenta delle loro convinzioni. E soprattutto ci ricorda una regola che vale ben oltre il clima: dire “sarei disposto a farlo” e alzarsi davvero dal divano sono due discipline scientificamente molto diverse.

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- https://osf.io/gubqv/
- https://www.uni-sustainability.at/en/study-in-english/faculty-of-psychology/professorship-of-general-psychology/
- https://doi.org/10.1007/s12144-012-9148-z
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