Empatia di coppia, gli uomini tendono a sottostimare quella delle partner: lo studio su 528 coppie
- Uno studio pubblicato il 14 settembre 2026 ha analizzato 528 coppie eterosessuali slovacche, per un totale di 1.056 persone
- Uomini e donne risultavano ugualmente sensibili alle differenze nell’empatia dichiarata dal partner
- Gli uomini tendevano però a sottostimare l’empatia delle compagne di 1,38 punti, pari all’1,9% dell’intera scala utilizzata
- Le donne sovrastimavano quella degli uomini di appena 0,23 punti, una differenza non statisticamente significativa
- La distanza nelle percezioni appariva soprattutto nelle coppie meno soddisfatte, mentre tendeva a ridursi in quelle più felici
L’eterna questione “ma tu mi capisci davvero?” potrebbe avere una risposta meno drammatica di quanto suggeriscano decenni di commedie romantiche, sedute dal terapeuta e discussioni iniziate alle 23:47 con la frase “niente, lascia stare”. Un nuovo studio sull’empatia di coppia suggerisce infatti che uomini e donne non siano poi così diversi nel percepire quanto il partner sia empatico. La differenza interessante si trova altrove: gli uomini mostrano un piccolo ma significativo bias che li porta a sottostimare l’empatia dichiarata dalle proprie compagne.
La precisazione è fondamentale. La ricerca non dimostra che le donne siano oggettivamente più empatiche, né che gli uomini siano incapaci di comprenderle. Misura piuttosto quanto il giudizio di ciascun partner riesca a seguire ciò che l’altro dichiara di sé e se, nel farlo, tenda sistematicamente a spostare la valutazione verso l’alto o verso il basso.
Lo studio, firmato dalla psicologa Júlia Halamová dell’Institute of Applied Psychology della Comenius University di Bratislava, è stato pubblicato il 14 settembre 2026 su BMC Psychology con il titolo The empathy perception paradox: how women’s generous partner perceptions create apparent gender gaps in romantic relationships. Il lavoro è consultabile sul sito di Springer Nature e attraverso il relativo DOI; il profilo accademico di Halamová è disponibile anche sul sito della Comenius University.
Empatia di coppia: uomini e donne seguono allo stesso modo le differenze dichiarate dal partner, ma il piccolo bias maschile va nella direzione della sottostima
I dati iniziali comprendevano 545 coppie slovacche, cioè 1.090 persone. Le analisi diadiche centrali dello studio si sono concentrate poi su 528 coppie eterosessuali, per un totale di 1.056 partecipanti. A entrambi i partner sono stati somministrati strumenti riguardanti soddisfazione di coppia, attrazione, comportamenti di attaccamento e qualità relazionali centrate sulla persona. In sostanza, ognuno doveva parlare di sé e contemporaneamente valutare l’altro: un esercizio che nella vita quotidiana, generalmente, viene praticato gratis durante le discussioni.
La parte più interessante riguarda l’empatia. Halamová ha utilizzato il Truth and Bias model, un modello che permette di separare almeno tre componenti diverse: quanto la percezione del partner segue effettivamente le differenze dichiarate dall’altro, l’eventuale tendenza sistematica a sovrastimarlo o sottostimarlo e la tendenza a proiettare sull’altra persona le proprie caratteristiche.
Su un punto uomini e donne hanno ottenuto praticamente lo stesso risultato: la sensibilità percettiva rispetto all’empatia del partner era identica, con un coefficiente β pari a 0,43 per entrambi. Tradotto dal dialetto statistico all’italiano corrente: se una persona si descriveva come più empatica rispetto a un’altra, sia gli uomini sia le donne tendevano a cogliere quella differenza con la stessa capacità. Non emerge quindi il classico scenario “lei capisce tutto, lui guarda il muro come Homer Simpson davanti a un’equazione”.
La piccola asimmetria compare invece nel bias direzionale. Gli uomini sottostimavano mediamente l’empatia delle compagne di 1,38 punti, equivalente all’1,9% dell’intera scala. La differenza rispetto allo zero risultava statisticamente significativa, con p=0,008. Le donne, al contrario, sovrastimavano l’empatia dei partner di appena 0,23 punti, lo 0,3% della scala: un valore talmente piccolo da non risultare statisticamente distinguibile da zero.
Gli uomini mostravano inoltre una maggiore proiezione percettiva: il coefficiente era 0,77 contro 0,60 nelle donne. In parole povere, il giudizio maschile sembrava essere un po’ più influenzato da ciò che l’uomo pensava di se stesso quando doveva valutare la compagna.
Va però tenuto fermo il dato forse meno sexy per i titoli da guerra dei sessi: nel complesso le differenze di genere osservate nello studio erano prevalentemente piccole, con dimensioni dell’effetto comprese tra d=0,05 e d=0,26. Non siamo di fronte alla prova scientifica che “uomini e donne vengono da pianeti diversi”. Semmai al contrario: il lavoro nasce proprio nel quadro della cosiddetta gender similarities hypothesis, secondo cui molte differenze psicologiche tra uomini e donne vengono raccontate come voragini quando, statisticamente, assomigliano più a piccoli gradini.
Il divario cresce nelle coppie meno soddisfatte
C’è però un dettaglio che rende il risultato particolarmente interessante dal punto di vista relazionale. La differenza nella percezione dell’empatia risultava collegata alla soddisfazione di coppia.
Nel terzo di coppie con i livelli più bassi di soddisfazione, i punteggi di discrepanza calcolati per gli uomini arrivavano in media a +8,33, contro +1,12 nelle donne. Nelle coppie più soddisfatte, invece, la distanza fra uomini e donne si restringeva notevolmente, con valori medi rispettivamente di -1,96 e -4,15.
Questo non autorizza a concludere che sottostimare l’empatia della partner provochi una relazione infelice, né che una relazione infelice provochi necessariamente quella sottostima. Lo studio è osservazionale: rileva associazioni, non stabilisce una catena causa-effetto.
Ed è proprio qui che il lavoro diventa più interessante della solita contrapposizione “uomini contro donne”. La percezione che abbiamo della disponibilità emotiva del partner potrebbe essere intrecciata con lo stato generale della relazione. Quando una coppia funziona male, insomma, forse anche un gesto empatico rischia di attraversare una specie di filtro Instagram emotivo impostato su “grigio inverno sovietico”.
Un’altra cautela riguarda il significato stesso di “empatia”. Lo studio confronta le valutazioni del partner con l’empatia auto-riferita, cioè con ciò che ciascuno dichiara di sé attraverso i questionari. Non esiste quindi un empatiometro nascosto dietro la tenda che stabilisce chi sia “davvero” più comprensivo.
La raccolta dei dati è stata realizzata con l’assistenza dell’agenzia Go4Insight. Il protocollo era stato approvato dal comitato etico della Faculty of Social and Economic Sciences della Comenius University il 23 marzo 2023. Il progetto è stato finanziato attraverso NextGenerationEU e il Recovery and Resilience Plan slovacco; la stesura dell’articolo ha ricevuto anche il supporto dell’agenzia scientifica VEGA. Secondo la dichiarazione pubblicata dagli autori, i finanziatori non hanno avuto un ruolo nella progettazione, nella raccolta e analisi dei dati o nella decisione di pubblicare.
Il risultato più utile, dunque, non è “gli uomini non capiscono le donne”. È quasi l’opposto: uomini e donne sembrano ugualmente capaci di seguire le differenze nell’empatia dichiarata dal partner. Gli uomini, però, applicano mediamente un piccolo sconto alla valutazione delle compagne. Una sorta di saldo emotivo non richiesto: l’empatia costa 100, loro leggono 98,1.
Non abbastanza per riscrivere la psicologia delle relazioni, ma abbastanza per ricordarci che tra quello che una persona prova, quello che dice di provare e quello che il partner pensa che provi ci sono già tre piani diversi. E noi, naturalmente, pretendiamo pure che WhatsApp risolva tutto con due spunte blu.

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- https://link.springer.com/article/10.1186/s40359-026-05549-4
- https://doi.org/10.1186/s40359-026-05549-4
- https://fses.uniba.sk/en/departments/institutes/institute-of-applied-psychology/people/julia-kanovska-halamova/
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