La trappola dello scrolling passivo: perché la nostra autostima crolla tra un meme e l’altro

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La trappola dello scrolling passivo: perché la nostra autostima crolla tra un meme e l’altro

| 02/11/2026
Fonte: Pexels

L’indagine Eurispes smaschera il nostro passatempo preferito: apriamo lo smartphone per riposarci e finiamo intrappolati nel confronto sociale

  • Il 53,6% degli italiani usa la tecnologia per rilassarsi
  • Quasi otto persone su dieci praticano lo scrolling passivo senza interagire
  • Il 45,1% dei giovani tra i diciotto e i ventiquattro anni si sente inferiore agli altri
  • Oltre la metà dei giovanissimi perde la cognizione del tempo e controlla le notifiche appena sveglio
  • Appena il 12,7% adotta contromisure digitali per limitare l’uso dello schermo

 

Aprire lo smartphone per concedersi qualche minuto di svago è un’abitudine talmente radicata che ben il 53,6% degli italiani utilizza la tecnologia proprio per rilassarsi. Dietro questo presunto momento di pace si nasconde però un comportamento insidioso e silenzioso noto come scrolling passivo, ovvero la tendenza a scorrere i feed senza lasciare like o commentare. Secondo la nuova indagine Eurispes pubblicata il 1° settembre 2026, il 79,8% delle persone naviga senza interagire e il 78,3% osserva i profili altrui in totale silenzio, con circa 3 persone su 10 che ripetono questo schema con frequenza costante.

Questa modalità di consumo digitale ci espone a un flusso continuo di vite patinate, vacanze da sogno e successi altrui mentre ci troviamo comodamente in pigiama sul divano. L’indagine evidenzia come questa esposizione prolungata alle selezioni curate dagli altri rappresenti un terreno fertile per innescare un automatico confronto sociale. Sebbene lo scrolling passivo non costituisca di per sé un disturbo clinico, il gesto ripetitivo e acritico rischia di distorcere la percezione del tempo e di alimentare un persistente senso di inadeguatezza personale.

Il baratro dell’ansia giovanile e i meccanismi psicologici dei social

Se la media generale mostra qualche cautela, tra i giovani la situazione assume contorni decisamente più estremi e pervasivi. Nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni, il 96,5% scorre i contenuti senza interagire e il 98,8% osserva le attività degli altri senza intervenire, pur utilizzando attivamente le chat private. Di fronte a questo flusso ininterrotto di perfezione virtuale, il 45,1% dei giovanissimi dichiara apertamente di sentirsi inferiore rispetto alla vita mostrata dagli altri, perdendo la cognizione del tempo nel 74,4% dei casi e avvertendo il bisogno compulsivo di connessione.

Le piattaforme digitali sfruttano abilmente questa vulnerabilità emotiva attraverso feed infiniti e algoritmi personalizzati che intercettano gli interessi del 91,9% dei giovani utenti. Il meccanismo si alimenta da sé: cerchiamo conforto online nei momenti di fragilità, pubblichiamo contenuti preoccupandoci del giudizio altrui – con il 60,4% degli utenti in ansia per le opinioni ricevute – e torniamo a scorrere. Per arginare questo automatismo, appena il 12,7% degli utenti adotta strategie di limitazione, dimostrando che il primo passo per difendere il proprio benessere digitale consiste nell’imparare a spegnere lo schermo con maggiore consapevolezza.

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