A Budapest un team di etologi studia il controllo vocale nei cani per ricostruire l’evoluzione della parola e dell’auto addomesticazione
- Il progetto K9VocLearn dell’Università Eötvös Loránd studia il controllo vocale nei cani con finanziamenti dell’ERC fino al 2029
- Il bioacustico Tamás Faragó guida le ricerche sull’apprendimento vocale per verificare la capacità di emettere versi in modo volontario
- La genetista Sára Sándor testa protocolli di addestramento su vocalizzazioni controllate e capacità di trattenere i suoni a comando
- Lo studio approfondisce l’ipotesi dell’auto-domesticazione umana e confronta le capacità canine con quelle di primati e altri mammiferi
- L’uso del machine learning permetterà di classificare le registrazioni per identificare segnali legati a paura stress e frustrazione
Chiedere al cane di casa di fare un verso a comando può sembrare un banale numero da salotto, ma per la scienza rappresenta una tessera fondamentale per comprendere l’evoluzione della parola. A Budapest, presso il BARKS Lab dell’Università Eötvös Loránd, il bioacustico Tamás Faragó coordina il progetto di ricerca K9VocLearn, finanziato con 2,57 milioni di euro dall’European Research Council per il periodo compreso tra giugno 2024 e maggio 2029. Gli etologi studiano l’apprendimento vocale, ossia la capacità di modificare o produrre intenzionalmente determinate vocalizzazioni, confrontando razze con diversa distanza genetica dal lupo e integrando genetica, bioacustica e neuroimaging.
Far abbaiare un animale perché è eccitato o spaventato da un sacco della spazzatura in movimento non dimostra alcun controllo intenzionale dell’emissione sonora. Per questo motivo, la genetista e addestratrice Sára Sándor sta testando protocolli sperimentali pilota per verificare se i cani riescano a produrre o trattenere vocalizzazioni volontarie in risposta a specifici segnali. Il progetto coinvolgerà i proprietari di Budapest anche attraverso la citizen science, raccogliendo registrazioni di vita quotidiana per analizzare sospiri, ululati e mugolii diffusi per comprendere l’effetto della domesticazione sulla comunicazione.
Dalla cooperazione canina alle origini della voce umana
Lo studio del repertorio sonoro canino punta a verificare l’ipotesi evolutiva dell’auto-domesticazione umana, secondo cui la selezione naturale avrebbe favorito soggetti più tolleranti e cooperativi. Poiché la convivenza con l’uomo ha profondamente modificato il repertorio dei cani rispetto ai lupi – come dimostrato già in uno studio del 2023 su 68 esemplari di razza esposti a ululati –, comprendere se la cooperazione abbia favorito una comunicazione vocale flessibile aiuta a isolare i mattoni elementari del linguaggio parlato. Tra i mammiferi, il controllo della voce appare in foche, cetacei ed elefanti, mentre risulta estremamente ridotto nei primati a noi più vicini.
Oltre a ricostruire i meccanismi evolutivi che hanno preceduto il linguaggio umano, la ricerca promette di offrire rilevanti ricadute pratiche per la gestione della vita quotidiana. Gli studiosi stanno infatti sviluppando algoritmi di machine learning capaci di classificare enormi quantità di registrazioni canine e interpretare con precisione gli stati interni dell’animale. Riconoscere i segnali legati a paura e frustrazione permetterà di creare tecnologie avanzate per migliorare il benessere animale, trasformando quel piccolo abbaio controllato in una chiave di lettura scientifica straordinaria.

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- https://www.greenme.it/pet/cani/i-cani-possono-abbaiare-a-comando-la-risposta-degli-scienziati-potrebbe-dirci-qualcosa-sulle-origini-del-linguaggio-umano/
- https://barks-lab.elte.hu/
- https://cordis.europa.eu/project/id/101125731/it
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