Alimenta tutta la sua casa con un impianto composto da oltre 1.000 batterie usate e pannelli solari

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Alimenta tutta la sua casa con un impianto composto da oltre 1.000 batterie usate e pannelli solari

| 09/01/2026

L’uomo che vive grazie a 1.000 batterie di portatili: quando il fai-da-te batte le bollette

  • Glubux, utente di Second Life Storage, ha iniziato nove anni fa un progetto per produrre energia con pannelli solari e batterie di laptop
  • Ha raccolto oltre 1.000 batterie di portatili usate, inizialmente partendo da circa 650
  • Ha costruito un sistema di stoccaggio personalizzato separando le singole celle e organizzandole in rack
  • Il suo impianto funziona da otto anni senza che una sola cella sia fallita
  • La capacità di accumulo è salita da 7 kWh a 56 kWh, diventando un esempio di riciclo efficiente

 

Glubux non è il classico amante del fai-da-te che costruisce mensole storte e aggiusta rubinetti che poi perdono di più. Nove anni fa ha deciso che alimentare la sua casa con normali bollette era troppo noioso, perciò ha puntato sull’energia solare e su un esercito di batterie di laptop che altrimenti sarebbero finite in qualche cassetto polveroso. Il suo primo annuncio sul forum Second Life Storage sembrava il diario di un hobbista ambizioso: già allora aveva 1.4 kW di pannelli solari, un’enorme batteria da muletto e l’idea di costruire una casetta per ospitare tutta l’attrezzatura.

Con orgoglio aveva scritto di aver accumulato circa 650 batterie di vecchi portatili. Per molti questo sarebbe stato materiale sufficiente per dichiararsi soddisfatti, ma Glubux evidentemente non aveva alcuna intenzione di fermarsi. E infatti, nel tempo, le batterie sono diventate più di 1.000, raccolte pazientemente come figurine rare.

L’evoluzione del progetto e le sfide tecniche

All’inizio, l’idillio energetico non era perfetto: le batterie, come qualsiasi gruppo di amici troppo eterogeneo, scaricavano in modo irregolare. Alcune resistevano come maratonete, altre si arrendevano dopo pochi minuti. Così Glubux ha iniziato a smontare i pacchi per separare le singole celle e riorganizzarle in rack personalizzati. Una cura quasi artigianale, da orafo della corrente elettrica.

Il suo magazzino dedicato, situato a una cinquantina di metri dalla casa, è diventato un tempio dell’autonomia energetica: lì, tutte le batterie lavorano tranquillamente da otto anni senza che una sola cella sia morta. Un risultato che molti produttori industriali guarderebbero con un misto di invidia e sospetto.

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Da 7 kWh a 56 kWh: crescita da record

La capacità del suo sistema è aumentata nel tempo grazie all’aggiunta di nuovi pannelli e a un’organizzazione sempre più precisa. Dai 7 kWh iniziali è arrivato a 56 kWh, una cifra che per una casa normale significa andare avanti senza temere blackout o rincari improvvisi. Il progetto, oltre a essere un trionfo per gli amanti del fai-da-te, è diventato un esempio concreto di riciclo virtuoso. L’idea che vecchie batterie possano vivere una seconda vita così efficiente ha affascinato la comunità scientifica e ispirato molti curiosi. E se un giorno Glubux decidesse di scollegarsi del tutto dal mondo? Beh, probabilmente ci riuscirebbe senza nemmeno sudare.

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