Allenare il cervello per correre di più: i neuroni che decidono quando sei davvero stanco

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Allenare il cervello per correre di più: i neuroni che decidono quando sei davvero stanco

| 20/04/2026
Fonte: Pexels

Il segreto della resistenza? Non è solo nei muscoli ma nella testa

  • L’esercizio fisico non rafforza solo i muscoli ma modifica anche il cervello, in particolare alcune aree legate all’energia
  • I neuroni dell’ipotalamo ventromediale aumentano la loro attività dopo l’allenamento e migliorano la resistenza
  • Con l’esercizio crescono anche le sinapsi, rendendo il cervello più efficiente nella gestione della fatica
  • Disattivando questi neuroni i topi si stancano prima e non migliorano le prestazioni
  • Se attivati, invece, aumentano resistenza e performance, aprendo possibili scenari futuri per la ricerca

 

L’idea che per correre più veloce basti allenare le gambe potrebbe essere superata. Secondo una nuova ricerca, il vero “allenatore” della resistenza potrebbe essere nascosto nel cervello. Non è una metafora: un gruppo preciso di neuroni dell’ipotalamo ventromediale sembra avere un ruolo decisivo nel determinare quanto a lungo riusciamo a resistere alla fatica.

Gli scienziati hanno osservato che durante e dopo l’esercizio fisico queste cellule aumentano la loro attività. Ma non solo: con il passare degli allenamenti diventano più numerose e più reattive. In pratica, il cervello si adatta allo sforzo proprio come fanno i muscoli, creando una sorta di memoria della fatica.

Il cervello si allena come un muscolo

La scoperta arriva da uno studio condotto su topi, in cui i ricercatori hanno monitorato un sottogruppo di neuroni caratterizzati dal recettore SF1, già noto per il suo ruolo nella regolazione del metabolismo. Dopo ogni sessione di corsa, questi neuroni non solo si attivavano di più, ma sviluppavano anche nuove connessioni.

Il dato più interessante riguarda proprio le sinapsi eccitatorie, che con l’allenamento sono raddoppiate. Più connessioni significa maggiore capacità di trasmettere segnali: in altre parole, il cervello diventa più efficiente nel gestire energia e sforzo.

Quando spegni il cervello, si spengono anche le performance

Per capire quanto questi neuroni fossero importanti, i ricercatori li hanno “spenti” usando una tecnica chiamata optogenetica. Il risultato è stato immediato: i topi si stancavano prima e non miglioravano le loro prestazioni nel tempo.

Secondo gli scienziati, il motivo potrebbe essere legato alla gestione del carburante corporeo. Senza il corretto funzionamento di questi neuroni, l’organismo inizierebbe a consumare carboidrati troppo presto, esaurendo rapidamente le riserve energetiche.

Più attivi i neuroni, più resistente il corpo

Quando invece gli stessi neuroni sono stati stimolati, l’effetto si è ribaltato. I topi hanno corso più a lungo e più velocemente, mostrando un netto miglioramento della resistenza. Questo suggerisce che il cervello non si limita a registrare la fatica, ma contribuisce attivamente a regolarla. Per ora si tratta di risultati ottenuti su animali, ma le implicazioni sono evidenti.

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Se un meccanismo simile esistesse anche nell’uomo, si potrebbero immaginare applicazioni che vanno dallo sport alla riabilitazione. Non serve però aspettare tecnologie futuristiche: la conclusione più concreta è già sotto gli occhi di tutti. Allenarsi non significa solo costruire muscoli, ma anche potenziare un sistema interno che decide quanto lontano possiamo spingerci. E quel sistema, a quanto pare, ha molto a che fare con il cervello.

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