Andare a un concerto o fare l’amore? La Gen Z non ha dubbi: preferisce la musica live

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Andare a un concerto o fare l’amore? La Gen Z non ha dubbi: preferisce la musica live

| 04/02/2026
Fonte: Pexels

Concerti contro intimità: perché la Gen Z sceglie il palco invece delle lenzuola

  • La maggioranza dei giovani preferisce un evento live a un momento di intimità
  • La scelta è legata al bisogno di stimoli reali e condivisi
  • I concerti vengono vissuti come riti collettivi contro l’isolamento
  • La neuroscienza conferma l’impatto emotivo della musica dal vivo
  • Anche nei momenti privati la musica resta un elemento chiave

 

Che la musica abbia un potere speciale non è una novità, ma che riesca a superare persino l’attrazione dell’intimità privata è un dato che sorprende. Secondo il report Living for Live di Live Nation, realizzato su 40.000 persone tra diciotto e cinquantaquattro anni in quindici Paesi, il settanta per cento degli intervistati preferirebbe un concerto del proprio artista preferito a un momento di vicinanza sotto le coperte. Non è una provocazione ma una fotografia di come stanno cambiando le priorità emotive.

Gli autori dello studio collegano questo spostamento alla sensation deprivation, ovvero la carenza di stimoli fisici reali in una vita sempre più filtrata da schermi e piattaforme. In un mondo dominato dallo streaming e dalle interazioni digitali, l’esperienza dal vivo diventa una sorta di scossa elettrica.

Il concerto come antidoto alla solitudine

Per l’ottantaquattro per cento dei fan, essere sotto un palco genera una sensazione di vitalità che nessun altro intrattenimento riesce a replicare. Non si tratta solo di ascoltare una canzone, ma di condividere emozioni con migliaia di sconosciuti che cantano le stesse parole. È questo che trasforma i concerti in riti collettivi, capaci di contrastare l’isolamento prodotto dal consumo solitario di contenuti.

In pratica, un’arena o un club diventano luoghi di riconnessione emotiva, dove il corpo torna a essere coinvolto tra vibrazioni, cori e luci. Un’esperienza che molte nuove generazioni percepiscono come più intensa di qualsiasi momento privato vissuto tra quattro mura.

Cosa succede nel cervello quando la musica è dal vivo

A dare una base scientifica a questa attrazione ci pensa l’Università di Zurigo. Un suo studio ha mostrato che la musica eseguita dal vivo stimola l’amigdala, il centro delle emozioni, in modo molto più forte rispetto ai brani ascoltati in formato registrato. In altre parole, un evento live è un vero e proprio booster neurologico di coinvolgimento e appartenenza. Questo spiega perché molte persone parlano dei concerti come di un investimento sul benessere psicologico, più che come di un semplice divertimento.

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Nonostante la preferenza per i grandi eventi, la musica non scompare nei momenti più riservati. Una ricerca di ZipHealth ha evidenziato che ascoltare artisti come The Weeknd o i Deftones durante l’intimità aiuta a ridurre lo stress e a migliorare l’intesa tra i partner. Insomma, che sia in mezzo a una folla o in uno spazio privato, la musica continua a essere il filo invisibile che tiene insieme emozioni, corpo e relazioni. E oggi, più che mai, sembra essere lei a guidare le scelte delle nuove generazioni.

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