Cani e gatti in ufficio: il 55% dei lavoratori cambierebbe azienda pur di portarli

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Cani e gatti in ufficio: il 55% dei lavoratori cambierebbe azienda pur di portarli

| 12/09/2026
Fonte: Pexels

Il Pet-Friendly Advantage Workplace Report 2026 della Mars svela la nuova mania dei dipendenti tra benefici e limiti di legge in Italia

  • Secondo il Pet-Friendly Advantage Workplace Report 2026 della Mars il 55% dei lavoratori europei valuterebbe di cambiare azienda per portare il proprio animale in ufficio
  • L’indagine condotta da Censuswide su oltre 16mila dipendenti mostra un picco del 65% in Romania seguito dal 64% in Grecia e Svizzera mentre l’Italia si attesta al 54%
  • L’interesse per gli ambienti di lavoro a quattro zampe riguarda soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni raggiungendo quota 62% rispetto al 51% della fascia tra i 45 e i 54 anni
  • La presenza di pet richiede la gestione di allergie fobie rumore e igiene garantendo al contempo il benessere dell’animale che potrebbe soffrire in contesti troppo affollati
  • In Italia non esiste un diritto generale ma iniziative come il Comune di Milano l’Università Bicocca e la Pets at Work Alliance di Purina permettono l’accesso regolamentato

 

La solita macchinetta del caffè e i buoni pasto non bastano più a conquistare i lavoratori. Oggi la nuova frontiera dei benefit aziendali ha quattro zampe, una coda scodinzolante o un paio di baffi. Secondo il Pet-Friendly Advantage Workplace Report 2026, un’indagine promossa dal gruppo Mars e realizzata da Censuswide su un campione di ben 16mila dipendenti in 16 Paesi europei, ben un lavoratore su due valuta il cambio di azienda se la nuova sede ammette cani e gatti in ufficio.

Nel dettaglio, il 55% degli intervistati ammette che la possibilità di lavorare accanto al proprio amico peloso influenzerebbe direttamente la scelta del datore di lavoro, mentre l’81% giura che la loro presenza rende l’ambiente decisamente più rilassato. La voglia di non separarsi dal proprio pet tocca vette del 65% in Romania, seguita a ruota dal 64% di Grecia e Svizzera, fino ad arrivare al 54% registrato in Italia. Il fenomeno conquista soprattutto la fascia giovane tra i 25 e i 34 anni, dove la percentuale di chi cambierebbe impiego sale al 62%.

Benefici psicologici e le regole in vigore in Italia

Chi sostiene questa svolta parla di minore stress e comunicazione migliore tra colleghi, ma la convivenza tra scrivanie richiede cautela. Bisogna fare i conti con allergie, fobie, problemi di igiene e il rischio di confusione, senza dimenticare la tutela dell’animale stesso, che potrebbe soffrire ambienti troppo rumorosi. Negli altri mercati il Regno Unito guida la classifica con il 64% di offerte pet-friendly, seguito dalla Germania al 45% e dagli Stati Uniti al 42%, mentre la Spagna si ferma al 27%.

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Dalle nostre parti, dove il Rapporto Assalco-Zoomark 2026 conta 53,6 milioni di animali domestici nelle case italiane (tra cui 11 milioni di gatti e 9,1 milioni di cani), non esiste ancora un diritto generalizzato ad accompagnarsi al proprio pet sul posto di lavoro. La scelta spetta al datore di lavoro e al regolamento interno. Tuttavia, qualcosa si muove: il Comune di Milano e l’Università Milano Bicocca hanno aperto le porte ai cani con regole precise, mentre la Pets at Work Alliance creata da Purina raccoglie le aziende virtuose che hanno scelto di dire addio alla solitudine a quattro zampe.

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