Il talento dei cani: alcuni possono imparare nuove parole origliando dai padroni

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Il talento dei cani: alcuni possono imparare nuove parole origliando dai padroni

| 20/02/2026
Fonte: Pexels

I cani che imparano origliando: quando Fido capisce più di quanto pensiamo

  • Alcuni cani particolarmente dotati riescono a imparare nuove parole ascoltando conversazioni umane
  • Lo studio è stato condotto su 10 cani con un talento specifico per il linguaggio
  • I cani hanno appreso i nomi degli oggetti anche senza essere coinvolti direttamente
  • In molti casi hanno memorizzato le parole anche senza vedere gli oggetti
  • Questa capacità è rara e legata a predisposizioni individuali ed esperienze di vita

 

Alcuni cani non si limitano a capire quando si parla di pappa o passeggiata. Secondo uno studio pubblicato su Science, esiste una ristretta élite canina capace di imparare nuove parole semplicemente ascoltando le conversazioni dei proprietari, senza essere chiamata in causa. Un’abilità sorprendente, paragonabile a quella dei bambini tra i 18 e i 23 mesi.

La ricerca è stata coordinata dall’etologa Claudia Fugazza dell’Università Eötvös Loránd di Budapest e ha coinvolto un gruppo internazionale di studiosi. Al centro dello studio, dieci cani selezionati per un talento fuori dal comune: una spiccata capacità di associare parole e oggetti.

Esperimenti tra giocattoli e conversazioni “rubate”

Nel primo esperimento, lo scenario era piuttosto classico. I proprietari mostravano ai cani due nuovi giocattoli, ripetendone più volte i nomi mentre interagivano direttamente con loro. Nel secondo, invece, il cane restava ai margini: osservava il padrone parlare dei giocattoli con un’altra persona, senza essere coinvolto né chiamato.

In entrambe le situazioni, l’esposizione ai nomi durava complessivamente otto minuti, suddivisi in brevi sessioni. Alla prova finale, i risultati hanno sorpreso anche i ricercatori: sette cani su dieci sono riusciti a riconoscere correttamente i nomi dei nuovi oggetti, indipendentemente dal fatto di aver partecipato attivamente o meno.

Quando la parola arriva prima dell’oggetto

Per alzare ulteriormente l’asticella, i ricercatori hanno introdotto una variante più complessa. I giocattoli venivano mostrati ai cani e poi nascosti in una cesta. I nomi venivano pronunciati solo quando l’animale non poteva vedere l’oggetto.

Nonostante questa separazione tra parola e riferimento visivo, la maggior parte dei cani è riuscita comunque ad apprendere i nuovi nomi. Un dettaglio che rafforza l’idea di un apprendimento non puramente associativo, ma basato su processi cognitivi più flessibili.

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Un talento raro, non una dote universale

Lo studio suggerisce che la capacità di apprendere parole origliando possa poggiare su meccanismi socio-cognitivi condivisi tra specie, e non esclusivi del linguaggio umano. Tuttavia, gli stessi ricercatori invitano alla cautela. I cani in grado di farlo sono estremamente rari e il loro talento sembra dipendere da una combinazione di predisposizioni individuali, esperienze di vita e forse anche dall’ambiente in cui sono cresciuti. Non tutti i cani, insomma, ascoltano davvero quando parliamo. Ma alcuni sì. E probabilmente capiscono più di quanto immaginiamo.

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