Uno studio pubblicato svela il grande collasso della diversità linguistica tra imperi, colonizzazione e globalizzazione
- Le comunità umane parlavano un numero immensamente superiore di idiomi durante l’età d’oro della diversità linguistica
- La ricerca pubblicata su Science ribalta la teoria del Paleolitico collocando il picco tra i mille e i tremila anni fa
- La nascita dei grandi imperi e il colonialismo hanno causato un crollo drastico delle parlate locali nel corso dei secoli
- Oggi resistono circa 7.500 lingue ma migliaia di esse affrontano gravi rischi di estinzione a causa della globalizzazione
- La tecnologia moderna e la diffusione di registrazioni digitali offrono strumenti inediti per proteggere il patrimonio lessicale
Chi pensa che la massima varietà linguistica dell’umanità risalga alla notte dei tempi si sbaglia di grosso e deve ricredersi. Secondo una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Science, il momento di massimo splendore per il nostro vocabolario globale non va cercato nel Paleolitico, bensì in un’epoca storica decisamente più vicina a noi. Analizzando le comunità di cacciatori-raccoglitori superstiti per stimare la situazione di dodici mila anni fa, quando sulla Terra vivevano meno di sette milioni di persone e si contavano tra le 4.500 e le 6.200 lingue, gli studiosi hanno tracciato una traiettoria sorprendente. L’autentico boom dei parlanti si è registrato infatti tra mille e tremila anni fa, un periodo in cui il pianeta era un vero e proprio calderone sonoro in cui risuonavano decine di migliaia di lingue differenti. Questa fioritura eccezionale è avvenuta proprio mentre i confini si allargavano e spuntavano i primi grandi imperi della storia umana.
L’ascesa dei grandi Stati multinazionali non ha cancellato subito la pluralità delle voci, ma ha innescato un meccanismo inesorabile di assorbimento delle piccole comunità. Circa duemila anni fa la curva ha iniziato una picchiata drastica, accelerata ulteriormente nel corso dei secoli dal colonialismo e dalle politiche di assimilazione culturale imposte dai conquistatori. Divieti legali, confini ridisegnati a tavolino e violenze sistemiche hanno spinto intere popolazioni ad abbandonare i propri idiomi nativi per adottare le lingue ufficiali dei dominatori. Esempi lampanti di questa ecatombe culturale si trovano in Africa meridionale con il caso estremo della lingua N|uu, ridotta a un unico locutore fluente. L’esigenza pratica di integrarsi nei circuiti commerciali e amministrativi ha fatto il resto, riducendo drasticamente il panorama dei vocaboli planetari.
Dal crollo storico ai giorni nostri tra rischi di estinzione e nuove speranze digitali
Oggi la situazione del patrimonio linguistico mondiale appare piuttosto critica, pur registrando numeri nominali superiori a quelli della preistoria. Sulla Terra si parlano attualmente circa 7.500 lingue, ma la spada di Damocle della globalizzazione continua a pesare come un macigno sul futuro di molte comunità. I dati dell’Endangered Languages Project parlano chiaro: ben 3.300 idiomi sono oggi gravemente minacciati e 437 rischiano l’estinzione totale, mentre negli ultimi cinquant’anni sono già scomparse per sempre oltre 400 parlate. Alla pressione storica dei grandi imperi si è sostituita la moderna urgenza economica, che premia l’uso di poche lingue veicolari internazionali come l’inglese o lo spagnolo, considerate ormai indispensabili per muoversi agilmente nel mondo del lavoro, dell’istruzione e della mobilità globale.
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Nonostante il ritmo di estinzione resti elevato, il futuro della diversità verbale riserva paradossalmente qualche nota di cauto ottimismo tecnologico. Gli studiosi fanno notare che, sebbene in passato alcune lingue siano scomparse a una velocità persino superiore a quella odierna, oggi cancellare definitivamente un idioma è diventato un’impresa molto più ardua. L’abitudine quotidiana di registrare file audio, video e messaggi vocali e la proliferazione di progetti digitali dedicati alla salvaguardia linguistica consentono di archiviare e documentare una mole infinita di dati culturali. La Babele perduta dei millenni scorsi non tornerà, ma l’umanità contemporanea sembra aver trovato nuovi modi digitali per evitare che le voci del passato finiscano nel dimenticatoio totale.

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- https://cordis.europa.eu/article/id/467322-what-happened-to-the-tens-of-thousands-of-languages-we-once-spoke/it
- https://www.exibart.com/beni-culturali/parlavamo-75mila-lingue-uno-studio-sulla-diversita-linguistica-umana/
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