Chi usa i social fin dalla prima media finisce per andare peggio in alcune materie scolastiche

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Chi usa i social fin dalla prima media finisce per andare peggio in alcune materie scolastiche

| 29/10/2026
Fonte: Pexels

Uno studio dell’Università Milano Bicocca rivela che aprire un profilo a 10 anni equivale a perdere sei mesi di scuola tra cali in italiano e matematica

  • Uno studio della Milano Bicocca su 5.277 studenti lega l’uso precoce dei social a voti scolastici inferiori
  • Iscriversi ai social a 10 anni provoca un ritardo di sei mesi di studio in italiano e matematica
  • Le prove Invalsi dimostrano che i risultati in inglese non subiscono cali grazie ai contenuti online
  • La causa principale del calo è il sovraccarico cognitivo causato dalle notifiche durante i compiti e di notte
  • L’uso precoce del computer non danneggia il rendimento, dimostrando che il problema sono i social media

 

Addio alla favola del digitale che rende tutti miracolosamente più intelligenti e scattanti sui banchi di scuola. Una ricerca della Università Milano Bicocca, coordinata dal docente Marco Gui e pubblicata su Nature Human Behaviour, ha analizzato 5.277 studenti del Nord Italia scoprendo che chi apre un profilo social in prima media ottiene risultati scolastici peggiori rispetto a chi aspetta i 13 o 14 anni. Confrontando le prove Invalsi dei due gruppi, la ricerca ha riscontrato che dai 10 o 11 anni in poi si registra un calo di 0,2 deviazioni standard nei punteggi.

Questo divario apparentemente ridotto equivale in realtà a ben sei mesi di scolarizzazione in meno, con un impatto penalizzante concentrato in italiano e matematica. L’aspetto davvero singolare è che i risultati in inglese non subiscono alcun crollo, probabilmente grazie all’abbondanza di contenuti in lingua straniera presenti sui reel. Inoltre, l’analisi evidenzia come l’iscrizione precoce aumenti le chance di ripetere l’anno e riduca le probabilità di prendere voti pari o superiori a 8 alle medie.

Distrazioni notturne e l’illusione che lo smartphone sia il solo colpevole

Le ragioni di questa débâcle cognitiva risiedono nell’incapacità di gestire le notifiche: controllare lo schermo durante i compiti a casa o prima di addormentarsi genera sovraccarico cognitivo e distrazione. Per giungere a queste conclusioni, il team della ricercatrice Chiara Respi ha incrociato dati osservazionali su ragazzi con contesto socioeconomico idoneo, isolando la variabile dell’età del primo profilo ricavata da sondaggi condotti tra il 2023 e il 2024.

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Dall’indagine emerge un dettaglio fondamentale: la colpa non è della tecnologia in sé, visto che l’uso precoce del computer non peggiora i voti e quello del cellulare incide pochissimo. Il problema reale sono le dinamiche delle piattaforme social, con il Regno Unito che cita lo studio per valutare il divieto under 16 annunciato a giugno. I ricercatori ricordano però che i divieti da soli non bastano senza un piano di educazione digitale per famiglie e scuole.

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