[CM EXTRA] Se i disegni dei bambini fossero reali.

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Quasi tutti i bambini, da piccoli, amano disegnare. Anche se i soggetti disegnati non assomigliano particolarmente alla loro controparte reale, è comunque un modo per far vagare la fantasia. Ma quando la creatività di un bambino incontra le competenze digitali di un padre, il risultato è davvero memorabile. 

Molto probabilmente è una cosa normalissima che da piccoli, non avendo ancora sviluppato particolari abilità, tutti i bambini cerchino di rappresentare il mondo tramite la fantasia, piuttosto che basarsi sul realismo. Questa cosa, dal punto di vista artistico, è veramente spettacolare. Perché se il modello reale è solo “uno”, le variazioni frutto dell’immaginazione possono essere tante quanto le menti di tutti i bambini del mondo. Con la tecnologia di cui siamo forniti oggi, però, è possibile creare un passaggio inverso. Stiamo parlando di trasporre i disegni immaginati in contesti reali, tramite pc e relativi programmi grafici.

Il risultato è sicuramente tanto spettacolare quanto bizzarro, ma il messaggio che lancia il padre di questo bambino è presente, anche se piuttosto sottile. Invece di criticare gli assurdi disegni del figlio, li ha trasposti in digitale, comunicando in tal modo che è possibile partire da una buona immaginazione ed arrivare a qualcosa di insolito, ma unico. Proprio “unico”, che non è necessariamente reale o approvato dalla società, semplicemente unico, e difficilmente replicabile. Questo permette al bambino, inconsciamente, di sviluppare il senso di creatività unico ed innato che tutti hanno, e che non corrisponde a quello di nessun altro essere umano sul pianeta.

Anche se potrebbe sembrare più fuori luogo di un mappamondo in un’osteria, volevamo dimostrare che la memorabilità non deve necessariamente passare attraverso un commento, alle volte, per palesarsi in modo forte e vincente. Speriamo di vedere atti simili in futuro, ovviamente accompagnati da altrettanta ignoranza. Altrimenti non si riuscirebbe ad avere il giusto equilibrio nel mondo.

 

BONUS

Van bene i complimenti e i discorsi filosofici, ma quest’animale non l’avevamo mai visto neanche in Jurassic Park. Forse lasciare la prima elementare non è stata una soluzione vincente.

 

GUARDA ANCHE: Sawney Bean, la storia che ispirò “Le colline hanno gli occhi”.

 

 

 

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