Lo studio con tecnologia AURAL-Pet rivela perché parlare agli animali come a bambini è un’abitudine spontanea
- Un lavoro su Frontiers in Psychiatry guidato da Emily Bray dimostra che parlare agli animali con voci buffe e del tutto normale
- La ricerca dell’Università dell’Arizona ha utilizzato la tecnologia AURAL-Pet per registrare la routine di 240 partecipanti
- L’analisi dei dati rivela che il 10% di tutte le conversazioni umane catturate nei campioni audio era rivolto a cani e gatti
- I padroni usano regolarmente il baby talk ricorrendo a vezzeggiativi e definendosi mamma o papa del proprio animale
- Lo studio futuro applicherà il sistema ad anziani over 60 per capire l’impatto delle interazioni vocali sulla salute mentale
Se vi è mai capitato di cogliere voi stessi mentre raccontate le sventure della giornata al gatto con una voce acutissima o definendovi mamma e papà, evitate di guardarvi attorno con sospetto. Un’indagine scientifica apparsa sulla rivista Frontiers in Psychiatry e coordinata dalla dottoressa Emily Bray dell’Università dell’Arizona dimostra che questo atteggiamento è assolutamente naturale e diffusissimo. Per studiare il fenomeno senza alterare la spontaneità dei proprietari, il team di ricerca ha ideato il sistema AURAL-Pet, basato sull’applicazione Electronically Activated Recorder (EAR). Questo strumento ha permesso di registrare brevi frammenti audio casuali nella vita quotidiana di 240 partecipanti.
I volontari hanno vissuto la loro routine senza sapere quando il microfono fosse in funzione, evitando così ogni condizionamento. L’analisi dei campioni ha rivelato che ben il 10% dei discorsi umani catturati era diretto specificamente a cani e gatti domestici. Le modalità di interazione variano dai dialoghi calmi e pacati al più sviscerato baby talk, caratterizzato da voci buffe, toni acuti, vezzeggiativi e un costante riferimento genitoriale. Rivolgersi al proprio animale domestico come a un figlio indifeso non è quindi un sintomo di bizzarria sociale, ma un meccanismo spontaneo radicato nella nostra psicologia.
L’impatto sul benessere e i futuri studi dedicati agli anziani
La ricerca intende ora comprendere se e come questo dialogo costante influenzi la salute mentale e il benessere dei proprietari. Sebbene la scienza debba ancora stabilire se la presenza di un cane o di un gatto funzioni sempre come un balsamo per l’anima, l’utilizzo di strumenti non invasivi come AURAL-Pet apre prospettive inedite per la valutazione dello stress. Interagire vocalmente con gli animali domestici potrebbe infatti rappresentare un potente stimolo emotivo, capace di ridurre la sensazione di solitudine e migliorare l’umore quotidiano attraverso la semplice condivisione verbale.
Il passo successivo del programma di ricerca guidato dalla dottoressa Emily Bray prevede l’applicazione di questa tecnologia a un campione specifico di anziani over 60. L’obiettivo sarà misurare l’impatto reale del baby talk e delle conversazioni con gli animali sulla qualità della vita durante la terza età. In attesa di risposte cliniche definitive, potete continuare a fare discorsi solenni al vostro cane senza alcun imbarazzo. Dopotutto, la scienza vi ha appena fornito la giustificazione ideale per continuare a usare le vostre voci più buffe.

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- https://www.agi.it/scienza/news/2026-09-02/chiacchiere-cani-gatti-38833741/
- https://www.lastampa.it/la-zampa/dossier/gatti-formazione-proprietari/2026/09/03/news/quanto_parliamo_con_cani_gatti-425563679/
- https://www.tartaportal.it/threads/il-10-delle-nostre-chiacchiere-e-con-cani-e-gatti-uno-studio-cerca-di-decifrarne-il-linguaggio.66382/
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