Quando il cinema corre più veloce dello spettatore
- Al festival Rendez-vous Québec Cinéma a Montreal un film è stato proiettato a velocità 1.5x
- L’iniziativa ha ridotto la durata del film da circa 100 a 66 minuti
- Il progetto si chiama “Les Moins Longs Métrages” e punta ad attirare la Gen Z
- L’obiettivo è adattare il cinema ai ritmi rapidi di streaming e scrolling digitale
- Critici e osservatori parlano di scelta contraddittoria e potenzialmente problematica per l’arte cinematografica
Al festival cinematografico Rendez-vous Québec Cinéma di Montreal è andata in scena un’iniziativa decisamente fuori dagli schemi: la proiezione di un film a velocità 1.5x, con l’obiettivo dichiarato di avvicinare il pubblico più giovane, in particolare la Gen Z. Il film scelto, Amour apocalypse di Anne Émond (noto anche come Peak Everything), è stato quindi “compressato” rispetto alla sua durata originale.
La pellicola, che normalmente dura circa 100 minuti, è stata ridotta a 66 minuti, permettendo agli spettatori di “risparmiare” più di mezz’ora. Il progetto è stato ribattezzato “Les Moins Longs Métrages”, un gioco di parole che si può tradurre come “i lungometraggi meno lunghi”. Un’idea che punta a intercettare abitudini di consumo sempre più rapide, tra streaming accelerato e contenuti social fruibili in pochi secondi.
Gen Z e tempi accelerati: il cinema si adatta o si snatura
Secondo gli organizzatori, l’intento era quello di rendere il cinema più accessibile a una generazione abituata a ritmi rapidi, tra scrolling continuo e contenuti brevi. L’idea di fondo è semplice: se i giovani accelerano serie e video online, perché non farlo anche con il grande schermo? Un approccio che però ha subito acceso il dibattito.
Come riportato da osservatori locali, la scelta appare contraddittoria perché rischia di chiedere allo spettatore di rinunciare proprio a ciò che definisce il cinema: il tempo dell’attesa, della costruzione narrativa e dell’emozione. Accelerare le scene, anche quelle più drammatiche o comiche, non cambierebbe solo la durata, ma anche la percezione dell’opera, trasformando l’esperienza in qualcosa di profondamente diverso da quella immaginata dai registi.
Arte contro velocità: il rischio di una “cinefilia da consumo rapido”
La questione sollevata dal festival va oltre il singolo esperimento. Il dubbio centrale è se questa accelerazione rappresenti davvero un modo per avvicinare il pubblico o se, al contrario, finisca per svuotare il senso stesso del cinema come linguaggio artistico. Secondo alcune analisi, il rischio è quello di trasformare la fruizione in una sorta di cinefilia performativa, più legata al consumo che alla comprensione.
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In altre parole, si teme che il cinema possa diventare un’esperienza da “ottimizzare” nei tempi, perdendo la sua dimensione immersiva. Se da un lato la sperimentazione riflette le abitudini digitali contemporanee, dall’altro solleva una domanda più ampia: adattare l’arte ai ritmi della velocità digitale significa renderla più vicina al pubblico o semplicemente più veloce da consumare.

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- https://www.xagenasalute.it/3338-festival-canadese-proietta-film-a-15x-per-conquistare-la-gen-z
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