Gatto unico o più gatti in casa? Uno studio trova differenze sorprendenti nei problemi comportamentali segnalati dai proprietari
Uno studio ha chiesto a 462 proprietari olandesi se i loro gatti avessero mostrato 31 diversi comportamenti nei 12 mesi precedenti
I proprietari di un solo gatto riferivano più spesso aggressività verso il proprietario e i visitatori rispetto a chi viveva con più gatti
Nelle case con più gatti venivano invece segnalati più spesso marcatura, bisogni fuori posto, grooming eccessivo e diverse forme di paura
I gatti esclusivamente indoor venivano segnalati più spesso mentre mangiavano piante o altri oggetti non commestibili
Lo studio mostra associazioni e non rapporti di causa-effetto: non dimostra che adottare un secondo gatto renda il primo meno aggressivo
Chi vive con un gatto unico potrebbe pensare che il proprio felino conduca un’esistenza privilegiata. Nessun rivale davanti alla ciotola, nessuno che occupa abusivamente la scatola Amazon appena arrivata, nessun coinquilino peloso con cui negoziare il possesso del divano. Una specie di principato indipendente con servitù umana inclusa.
Eppure, uno studio pubblicato nel 2026 su Applied Animal Behaviour Science ha trovato un’associazione curiosa: i proprietari che vivevano con un solo gatto segnalavano più frequentemente aggressività del proprio animale verso il proprietario e verso i visitatori rispetto alle persone che vivevano in famiglie con più gatti.
Attenzione, però, perché la ricerca non conclude affatto che “due gatti sono meglio di uno”. Anzi, il risultato più interessante è quasi l’opposto: passando da una casa con un gatto a una con più gatti, i problemi segnalati non sparivano. Cambiavano.
Lo studio, intitolato ” Comportamenti problematici dei gatti segnalati dai proprietari: correlazioni con l’accesso all’esterno e il numero di gatti presenti in casa” , è stato condotto da Esther MC Bouma, Marjan AE van Hagen, Marsinah L. Reijgwart e Arie Dijkstra . Tra gli istituti coinvolti figurano l’Università di Groningen e l’Università di Utrecht.
La ricerca è disponibile attraverso il DOI ufficiale 10.1016/j.applanim.2026.107058 ed è comparsa nel volume 302, settembre 2026, di Applied Animal Behaviour Science. Tuttavia, c’è una precisazione importante: il paper è stato pubblicato online già il 20 maggio 2026. Non si tratta quindi di uno studio realizzato o apparso per la prima volta a settembre.
Il gatto unico mostrava più aggressività verso le persone
I ricercatori hanno coinvolto 462 proprietari di gatti nei Paesi Bassi, chiedendo loro se i propri animali avessero manifestato, nei 12 mesi precedenti, una serie di 31 comportamenti. Gli autori hanno poi analizzato come questi comportamenti tendessero a raggrupparsi e se la loro frequenza variasse in relazione al numero di gatti presenti nell’abitazione e alla possibilità di uscire all’aperto.
Ed è qui che arriva la sorpresa. L’aggressività verso il proprietario e quella verso i visitatori venivano riportate più frequentemente dalle persone che possedevano un solo gatto. Una conclusione allettante sarebbe: “Perfetto, adottiamo un secondo gatto e il problema è risolto”. NO.
Il paper non dice questo e, soprattutto, nelle famiglie con più gatti emergeva una collezione diversa di comportamenti segnalati con maggiore frequenza: eliminazione inappropriata in casa, marcatura urinaria, grooming eccessivo e paura del proprietario, dei visitatori e degli elettrodomestici.
Insomma, il gatto unico sembra dire: “Il problema siete voi”. I gatti che convivono sembrano rispondere: “Aspetta di vedere cosa sappiamo fare noi”.
Battute a parte, il risultato rende particolarmente importante evitare una lettura semplicistica. Il numero di animali presenti in casa può essere collegato a moltissimi altri fattori: caratteristiche dei singoli gatti, socializzazione, ambiente domestico, rapporti tra gli animali e perfino le decisioni prese dai proprietari in risposta al comportamento del proprio micio.
C’è infatti un problema classico degli studi osservazionali: non sappiamo necessariamente in quale direzione viaggi l’associazione.
Un gatto potrebbe mostrare più aggressività perché vive senza altri felini? Oppure una persona che possiede un gatto aggressivo verso altri individui potrebbe essere semplicemente meno propensa a portarsi a casa un secondo animale e inaugurare volontariamente una stagione di Game of Thrones sul tiragraffi? Da questo studio non possiamo stabilirlo.
Gli stessi autori sottolineano inoltre una difficoltà fondamentale nella ricerca sul comportamento felino: i proprietari possono interpretare come problematici comportamenti normali, possono non riconoscere correttamente segnali legati a stress e ansia e possono sottostimare alcune interazioni agonistiche tra gatti.
La ricerca misura quindi comportamenti riferiti dai proprietari, non una valutazione sperimentale e standardizzata del comportamento di ogni singolo animale.
Anche vivere sempre in casa o poter uscire era associato a comportamenti diversi
Il numero di gatti non era l’unica variabile interessante. Bouma e colleghi hanno confrontato anche gli animali in base al loro accesso all’esterno. Tra i gatti che vivevano esclusivamente indoor, i proprietari riferivano più frequentemente defecazione fuori dal luogo previsto, consumo di piante domestiche e ingestione di altri oggetti non commestibili, comportamento riconducibile alla pica.
La marcatura urinaria all’interno dell’abitazione, invece, veniva segnalata più frequentemente dai proprietari di gatti con accesso illimitato all’esterno. E le sorprese non finiscono qui. La paura dei fuochi d’artificio risultava segnalata meno frequentemente nei gatti esclusivamente indoor, mentre la paura dei bambini veniva riportata più frequentemente nei gatti con accesso esterno senza restrizioni.
Ancora una volta, sarebbe sbagliato trasformare queste associazioni in istruzioni universali su come allevare un gatto. Gli autori non hanno assegnato casualmente i mici a una vita indoor, outdoor, da figli unici o da membri di una comune felina per vedere cosa sarebbe successo. Si tratta di un’indagine osservazionale basata sulle risposte dei proprietari.
È interessante, a questo proposito, confrontarla con una ricerca successiva condotta su un campione enormemente più grande. Uno studio su 7.793 proprietari di gatti in Canada e Stati Uniti, anch’esso destinato ad Applied Animal Behaviour Science, ha trovato associazioni non uniformi tra accesso all’esterno e problemi comportamentali. In quel campione, fattori come composizione della famiglia, sesso e condizioni di salute del gatto modificavano diverse associazioni; alcune forme di arricchimento ambientale risultavano inoltre associate a minori probabilità di determinati problemi.
È proprio questo il punto più interessante dello studio di Bouma e colleghi: non emerge una formuletta del tipo “un gatto = infelice, due gatti = felici”. E non emerge neppure il contrario. Emergono configurazioni differenti di comportamenti riferiti dai proprietari, associate a differenti condizioni di vita.
Quindi no, questa ricerca non rappresenta una giustificazione scientifica per presentarsi domani a casa con altri tre gatti dicendo al partner: “Lo faccio per il benessere di Romeo”. Anche perché, statistiche a parte, è molto probabile che Romeo non abbia mai chiesto il vostro parere.

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- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0168159126002248
- https://doi.org/10.1016/j.applanim.2026.107058
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