Giappone alla Cina: “Basta tamponi rettali COVID-19 sui nostri cittadini”

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Giappone alla Cina: “Basta tamponi rettali COVID-19 sui nostri cittadini”

| 02/03/2021
Giappone alla Cina: “Basta tamponi rettali COVID-19 sui nostri cittadini”

Il Giappone ha chiesto alla Cina di smettere di effettuare tamponi rettali per il Covid-19 sui cittadini giapponesi

  • Tramite un comunicato stampa, il Giappone ha chiesto formalmente alla Cina di smettere di usare i tamponi rettali sui suoi cittadini
  • I tamponi servono a rilevare il Coronavirus nei casi considerati ad alto rischio nel paese asiatico
  • Tuttavia, il segretario di gabinetto giapponese ha detto che questo metodo ha causato “stress psicologico” ai cittadini nipponici
  • La richiesta arriva dopo le denunce di alcuni americani che si sono lamentati dello stesso trattamento
  • Ad ogni modo  Pechino ha smentito tali voci

 

Il Giappone ha chiesto alla Cina di evitare di usare tamponi rettali per testare i suoi cittadini per il nuovo Coronavirus. Il paese nipponico ha detto che il metodo ha provocato denunce di “stress psicologico”.

“Alcuni giapponesi hanno riferito alla nostra ambasciata in Cina di aver ricevuto test con tamponi rettali. Questo ha causato un grande disagio psicologico“, ha detto in conferenza stampa il segretario di gabinetto del Giappone, Katsunobu Kato. “Non abbiamo ricevuto una risposta dalla Cina. Continueremo a fare pressione sulla questione”, ha aggiunto Kato, notando che non ci sono informazioni che qualche altro paese stia usando questo metodo.

Non solo Giappone: anche i diplomatici USA si sono lamentati dei tamponi rettali in Cina

A gennaio, la TV di stato cinese ha detto di aver utilizzato i tamponi rettali per testare coloro che il paese considerava ad alto rischio di contrarre il Coronavirus, compresi i residenti dei quartieri con casi confermati e alcuni viaggiatori internazionali. L’intervento di Tokyo arriva dopo che il personale diplomatico americano in Cina si è lamentato di essere stato sottoposto ai test invasivi. Pechino ha smentito tali affermazioni, dicendo di non aver “mai richiesto al personale diplomatico americano in Cina di sottoporsi a tamponi rettali”.

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Interrogato sulla vicenda, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha detto che i metodi di test di Pechino sono “basati sulla scienza” e “in conformità con i cambiamenti della situazione epidemiologica, nonché con le leggi e i regolamenti pertinenti”.

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