Il cane potrebbe capire il significato sociale dei nostri gesti
- Uno studio pubblicato su Cognition ha utilizzato l’eye tracking su 39 cani per osservare come reagiscono ai gesti comunicativi umani
- I cani guardavano video in cui una persona rispondeva correttamente o in modo incongruente ai gesti “vieni qui” e “vai via”
- Quando la risposta violava il significato convenzionale del gesto, le pupille dei cani si dilatavano maggiormente
- Il tempo trascorso a guardare le scene e i movimenti dello sguardo non mostravano invece differenze significative
- Il paper è nel volume di settembre 2026 di Cognition, ma è stato pubblicato online il 15 maggio 2026: non è quindi uno studio uscito a settembre
Indichiamo la porta e diciamo al cane di andare. Gli facciamo cenno con la mano di avvicinarsi. Lui ci guarda e, almeno nelle giornate migliori, sembra capire che quel movimento non è soltanto un braccio che si agita nello spazio, ma un messaggio rivolto proprio a lui.
Una ricerca suggerisce che dietro questa impressione potrebbe esserci qualcosa di più interessante del semplice “il cane ha imparato a seguire la mano”.
Uno studio pubblicato sulla rivista Cognition ha infatti trovato che i cani reagiscono diversamente quando osservano una persona violare il significato convenzionale di alcuni gesti comunicativi umani. La differenza non è comparsa tanto nel posto in cui guardavano, quanto in qualcosa che gli animali difficilmente potevano decidere di mostrare volontariamente: la dimensione delle pupille.
Il lavoro, intitolato Pupil size changes reveal that dogs are sensitive to the social conventions behind human gestures, è stato realizzato da Lucrezia Lonardo, Christoph J. Völter e Ludwig Huber, ricercatori collegati al Messerli Research Institute dell’University of Veterinary Medicine Vienna e dell’University of Vienna; Völter è affiliato anche al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia.
Prima, però, una precisazione sulla data. Il paper compare nel volume 274 di settembre 2026 di Cognition, ma la pubblicazione elettronica risale al 15 maggio 2026. È quindi una ricerca recente, ma sarebbe scorretto presentarla come una scoperta appena pubblicata a settembre.
39 cani hanno osservato persone obbedire o disobbedire ai gesti “vieni qui” e “vai via”
Per studiare se i cani fossero sensibili alle convenzioni sociali dei gesti umani, Lonardo, Völter e Huber hanno coinvolto 39 cani in un esperimento basato sull’eye tracking, una tecnologia che consente di registrare dove guarda l’animale e contemporaneamente misurare variazioni della pupilla.
L’idea dell’esperimento era elegantemente semplice.
I cani osservavano dei video con due persone. Una delle due attrici eseguiva un gesto umano convenzionale equivalente a “vieni qui” oppure “vai via”. L’altra reagiva al gesto avvicinandosi oppure allontanandosi.
In alcune scene tutto filava liscio secondo le normali convenzioni umane: “vieni qui”, e la persona si avvicinava.
In altre accadeva l’equivalente sociale di premere il pulsante dell’ascensore e vedere arrivare una lavatrice: il gesto comunicava una cosa, ma la persona faceva quella opposta.
“Vieni qui.”
E lei se ne va.
Per noi la violazione è immediatamente evidente. La domanda era: lo è anche per un cane?
Il comportamento dello sguardo, da solo, non forniva una risposta particolarmente spettacolare. I ricercatori non hanno trovato differenze statisticamente significative tra le condizioni congruenti e incongruenti né nel tempo trascorso dai cani a guardare le persone né nel numero di passaggi dello sguardo tra i due individui.
Poi hanno guardato le pupille.
Ed è lì che qualcosa cambiava.
Quando i cani osservavano una risposta incongruente rispetto al significato convenzionale del gesto, le loro pupille si dilatavano maggiormente rispetto a quando vedevano una risposta congruente.
La pupillometria viene utilizzata negli studi cognitivi perché la dimensione della pupilla può variare in relazione a processi come attenzione e attivazione cognitiva. Naturalmente una pupilla più grande non contiene un piccolo sottotitolo con scritto “questo umano ha appena fatto la cosa sbagliata”.
Il risultato, però, mostra che le due situazioni venivano elaborate diversamente dai cani.
Ed è proprio questo il dettaglio interessante: dal comportamento visibile degli animali la differenza non emergeva chiaramente; dalla risposta pupillare sì.
La pupilla suggerisce che il cane nota quando una convenzione viene violata
La conclusione dello studio richiede una distinzione importante.
I ricercatori non hanno dimostrato che il cane attribuisca ai gesti “vieni qui” e “vai via” lo stesso significato astratto che attribuisce un essere umano. Non possiamo guardare una pupilla dilatata e concludere che l’animale abbia pensato: “Mi scusi, signora, ma secondo le convenzioni pragmatiche della comunicazione gestuale occidentale lei avrebbe dovuto avvicinarsi”.
Sarebbe magnifico, ma il paper non arriva fin lì.
Il risultato indica che i cani sono sensibili alla relazione tra un gesto umano convenzionale e la risposta che normalmente dovrebbe seguirlo. Quando quella relazione viene violata, qualcosa nella loro elaborazione della scena cambia abbastanza da emergere nella risposta pupillare.
La distinzione è importante anche perché i cani vivono da migliaia di anni a stretto contatto con gli esseri umani e sono particolarmente abili nell’utilizzare diversi nostri segnali comunicativi. Capire se riconoscano soltanto caratteristiche fisiche apprese dei gesti oppure anche alcune delle convenzioni sociali che li governano è quindi una domanda rilevante per la ricerca sulla cognizione canina.
Lo studio ha comunque limiti evidenti. Il campione comprendeva soltanto 39 cani. Gli animali osservavano inoltre video, non partecipavano direttamente a un’interazione sociale dal vivo. E la dilatazione pupillare è una misura fisiologica indiretta: segnala che le condizioni vengono elaborate diversamente, ma da sola non può dirci precisamente che cosa il cane abbia “capito”.
Il valore dell’esperimento sta proprio nell’aver separato due cose che nella vita quotidiana sembrano quasi indistinguibili: vedere un movimento e riconoscere che quel movimento appartiene a una convenzione comunicativa.
Il cane, insomma, potrebbe non stare semplicemente seguendo il dito.
Potrebbe avere imparato qualcosa sulle nostre strane regole sociali.
Il che significa che dopo migliaia di anni trascorsi a osservarci, almeno qualcuno comincia a capire come funzioniamo.
Peccato che continui a ignorare perfettamente il significato convenzionale di “scendi dal divano”.

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