“La Bella e la Bestia” è ispirato ad una storia vera (e triste)

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“La Bella e la Bestia” è ispirato ad una storia vera (e triste)

| 25/01/2023
Fonte: Facebook

La favola francese, resa nota con il film Disney, si ispira ad un “uomo selvaggio” vissuto nel XVI secolo alla corte di re Enrico II di Francia

  • La fiaba de “La Bella e la Bestia” fu pubblicato in Francia nel 1740 e pare sia stato ispirato da una storia vera poco romantica e molto triste
  • Petrus Gonsalvus nacque a Tenerife nel 1537 ed era affetto da ipertricosi: aveva il corpo ricoperto di peli, viso compreso
  • L’uomo visse alla corte del re Enrico II di Francia come fenomeno da baraccone
  • Alla morte del re la perfida moglie Caterina De Medici, fece un esperimento. Curiosa di scoprire che figli avrebbe avuto Petrus, lo diede in moglie ad una ragazza bellissima
  • La regina non avvertì la giovane dell’aspetto del suo futuro marito

 

La Bella e la Bestia” è una famosa fiaba europea resa nota al grande pubblico con il film Disney. Sulla fiaba nel corso dei decenni sono stati fatti anche altri film e cartoni animati.

Pubblicato in Francia nel 1740 (con il titolo di La Belle et la Bête) il racconto pare sia stato ispirato ad una storia vera poco romantica e molto triste che riguardava un uomo “selvaggio” noto come Petrus Gonsalvus.

La sindrome del lupo mannaro

L’uomo soffriva di una condizione fisica allora sconosciuta e oggi nota come ipertricosi o sindrome del lupo mannaro che causava un eccesso di peli nel corpo fino a coprire anche il viso. Ad oggi sono stati documentati meno di 50 casi al mondo.

Gonsalvus nacque a Tenerife nel 1537 e per la sua natura divenne ben presto un fenomeno da baraccone. Fu dato in dono al re Enrico II di Francia nel 1547 in occasione della sua incoronazione. Visse per molto tempo a corte come un personaggio con cui stupire e far divertire gli ospiti, al pari di nani e giullari. Il re decise di dare un’istruzione a Petrus e, con il tempo, l’uomo imparò tre lingue e tutte le regole dell’etichetta di corte. A vent’anni diventò cameriere alla tavola reale, studiò legge e nel 1582 insegnava addirittura legge all’Università della Sorbona.

Il matrimonio

Dopo la morte di re Enrico, la spietata moglie Caterina de Medici decise di condurre un esperimento per scoprire che tipo di figli sarebbero nati dall’uomo selvaggio. Lo diede quindi in sposo a Catherine Raffelin, la bellissima figlia di un commerciante francese. La regina non aveva avvertito la ragazza dell’aspetto del suo futuro marito. Si può solo immaginare la sua reazione la prima volta che lo vide ma, non potendo contrastare il volere della regina, fu costretta a sposarlo. La coppia ebbe una lunga vita coniugale, generando sette figli di cui quattro nati con l’ipertricosi. A differenza della favola del film Disney, Petrus continuò ad essere visto come una stranezza.

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Dopo essersi distinto alla corte francese, l’uomo e la sua famiglia furono inviati all’estero in modo che i reali d’Europa potessero stupirsi per il loro aspetto fisico. Il libro “The Marvelous Hairy Girls: The Gonzales Sisters and Their Worlds” racconta di come i figli di Petrus furono donati ad altri nobili e trattati come animali domestici di corte. La coppia trascorse l’ultima parte della vita in Italia, ma non ci sono tracce della morte dell’uomo selvaggio. Secondo alcuni studiosi deriva dal fatto che non era mai stato considerato completamente umano e dunque non fu ritenuto degno di avere una sepoltura cristiana.

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