Leonardo inventò davvero il tovagliolo? La storia famosa nasconde una sorpresa

Ilaria Rosella Pagliaro

Leonardo inventò davvero il tovagliolo? La storia famosa nasconde una sorpresa

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Storia del tovagliolo: dai Romani alle pieghe da banchetto, fino al mistero del coperto

  • Greci e Romani avevano già sistemi molto concreti per pulirsi le mani durante i pasti
  • La celebre storia di Leonardo da Vinci inventore del tovagliolo è molto probabilmente una leggenda moderna
  • Nel 1629 Mattia Giegher pubblicò a Padova un importante trattato dedicato alla piegatura artistica dei tessuti
  • La parola “coperto” indica l’insieme degli oggetti preparati per ogni commensale, tovagliolo compreso
  • Da oggetto pratico il tovagliolo è diventato anche decorazione, cimelio storico e perfino supporto per accordi milionari

 

Sta lì, accanto alle forchette, e nessuno gli presta particolare attenzione finché non arriva una goccia di sugo sulla camicia buona. Il tovagliolo a tavola sembra uno di quegli oggetti esistiti da sempre nella loro forma attuale: quadrato, possibilmente pulito, sulle ginocchia appena ci si siede. La sua storia, invece, passa per pezzi di pane, ladri dell’antica Roma, animali di stoffa rinascimentali e una leggenda su Leonardo da Vinci così riuscita da essere stata presa sul serio per decenni.

Anche il rapporto con il famoso coperto è meno lineare di quanto si racconti spesso. L’immagine del tovagliolo piegato sopra le posate che avrebbe dato il nome alla voce presente ancora oggi sul conto è suggestiva. Talmente suggestiva che sarebbe quasi un peccato rovinarla con un dizionario. Quasi.

La storia del tovagliolo comincia molto prima di Leonardo

Nell’antica Grecia il problema era molto pratico: si mangiava parecchio con le mani e quelle mani, prima o poi, andavano pulite. Le fonti antiche ricordano l’uso degli apomagdaliai, pezzi di pane impiegati per strofinare le dita durante il pasto. Altro che tovagliolo ricamato con le iniziali della nonna: il servizio da tavola, in certi casi, era anche commestibile.

I Romani erano già passati alla stoffa. Esisteva la mappa, un panno usato a tavola che poteva essere fornito dall’ospite oppure portato direttamente dal convitato. Il dettaglio ha lasciato anche una testimonianza piuttosto memorabile: Marziale prende in giro un certo Ermogene, abilissimo nel presentarsi a cena senza tovagliolo e tornare a casa con quello degli altri.

Insomma, duemila anni prima dei posacenere scomparsi dai ristoranti qualcuno aveva già inaugurato la tradizione del souvenir non autorizzato. La testimonianza compare negli Epigrammi di Marziale, libro XII.

Ed è questa documentazione antica a rendere parecchio fragile la storia secondo cui il tovagliolo sarebbe stato inventato da Leonardo da Vinci nel 1491. Il racconto è irresistibile: Leonardo, disgustato dalle tovaglie sporche alla corte di Ludovico il Moro, avrebbe distribuito a ogni commensale un piccolo panno personale. Gli invitati, incapaci di capire cosa farsene, lo avrebbero usato nei modi più improbabili.

Peccato che il documento alla base della storia appartenga al fantomatico Codex Romanoff, diventato celebre grazie a Leonardo’s Kitchen Notebooks, libro pubblicato nel 1987 da Jonathan e Shelagh Routh.

Il volume era nato come uno scherzo gastronomico e il presunto codice leonardesco, che avrebbe custodito ricette e invenzioni culinarie del genio rinascimentale, non è riconosciuto come un manoscritto autentico. Anche la data della prima pubblicazione, il 1° aprile 1987, avrebbe potuto suggerire qualche dubbio.

Leonardo aveva già pittura, anatomia, ingegneria, scenografie e macchine volanti sul curriculum. Possiamo tranquillamente evitargli anche il reparto biancheria.

Dal Rinascimento al coperto: quando il tovagliolo diventa anche scenografia

Il Rinascimento, però, c’entra eccome. Nelle corti italiane la piegatura dei tessuti diventò una vera forma di spettacolo da tavola. Il documento più interessante arriva nel 1629, quando Mattia Giegher, bavarese attivo a Padova, pubblicò Li tre trattati.

La prima parte era dedicata proprio alle piegature di salviette e tovaglie, con figure incise che mostravano animali, ventagli, navi e costruzioni elaborate. Il testo originale è oggi consultabile nel corpus storico AtLiTeG e in una copia digitalizzata dell’edizione del 1629 conservata dalla Biblioteca universitaria di Basilea.

Il tovagliolo, quindi, smette progressivamente di essere soltanto il povero straccio incaricato di affrontare dita e bocche unte. Diventa decorazione, dimostrazione di abilità e perfino elemento scenografico.

Nei banchetti più ricchi le pieghe assumono forme talmente elaborate da trasformare la tavola in una specie di teatro in miniatura. Una fatica notevole per qualcosa destinato, pochi minuti dopo, a incontrare una salsa.

E il coperto al ristorante? Qui conviene separare la storia dalla bella storia. Secondo il Vocabolario Treccani, il sostantivo “coperto”, nel significato relativo alla tavola, ricalca il francese couvert e indica tutto ciò che viene predisposto per ciascun commensale: piatti, bicchieri, posate e tovagliolo.

Da qui deriva anche il significato moderno della quota addebitata nelle trattorie e nei ristoranti. Il tovagliolo, dunque, fa parte del coperto; attribuire il nome semplicemente al fatto che un panno “coprisse” le posate è una spiegazione molto più netta di quanto permetta l’etimologia.

Nel tempo il quadrato di stoffa si è conquistato anche ruoli molto specifici. Il piccolo panno utilizzato dal sommelier, per esempio, viene chiamato frangino. In Piemonte esiste perfino il servizio degli agnolotti “al tovagliolo”, portati in tavola senza condimento, avvolti nella stoffa per mantenerli caldi.

E poi ci sono i tovaglioli che hanno deciso di fare carriera.

Il più famoso del calcio porta la data del 14 dicembre 2000: su un tovagliolo Carles Rexach mise per iscritto l’impegno del Barcellona a ingaggiare un tredicenne argentino chiamato Lionel Messi.

Nel 2024 quel pezzo di carta è stato venduto all’asta per 762.400 sterline. Non era il contratto sportivo definitivo, ma l’accordo che sbloccò la trattativa. Un discreto salto di qualità per un oggetto progettato principalmente per togliere il ragù dagli angoli della bocca.

Nel 2015 finì sul mercato anche un tovagliolo con l’impronta del rossetto di Margaret Thatcher, recuperato anni prima da un cestino dopo una sua visita negli Stati Uniti: le offerte arrivarono intorno alle 1.950 sterline. Il collezionismo, evidentemente, possiede criteri tutti suoi.

Perfino sul fronte ambientale il tovagliolo nasconde qualche conto. Una ricerca commissionata nel 2021 dall’Ente bilaterale delle lavanderie industriali, realizzata attraverso analisi del ciclo di vita, confrontava tovagliato riutilizzabile e monouso nella ristorazione.

Nello scenario studiato, il tessuto arrivava al punto di pareggio dopo 57 lavaggi e veniva considerato utilizzabile per 75 cicli. Sono risultati legati alle ipotesi di quello specifico studio, quindi non una legge universale valida per qualsiasi tovagliolo, lavanderia e modalità d’uso.

Da pezzo di pane a oggetto da collezione, passando per Marziale e un trattato seicentesco sulle pieghe: il tovagliolo ha avuto una vita decisamente più movimentata di quella che mostra quando se ne sta composto accanto al piatto.

E almeno su una cosa possiamo stare tranquilli: Leonardo da Vinci può continuare a riposare senza dover rispondere anche dell’invenzione del tovagliolo.

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