E se l’invecchiamento fosse reversibile? Il sangue degli astronauti svela un possibile “ritorno indietro” biologico

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E se l’invecchiamento fosse reversibile? Il sangue degli astronauti svela un possibile “ritorno indietro” biologico

| 17/05/2026
Fonte: Pexels

Il tempo nel corpo non va solo avanti: cosa succede davvero tra orbita e Terra

  • Lo Spazio accelera temporaneamente i segni di invecchiamento biologico negli astronauti
  • Una missione sulla Stazione Spaziale Internazionale ha mostrato cambiamenti rapidi nel sangue
  • Gli orologi epigenetici indicano un’accelerazione dell’età cellulare in orbita
  • Dopo il rientro sulla Terra, alcuni valori tornano indietro fino a livelli precedenti
  • Il corpo umano potrebbe avere una capacità di recupero biologico più dinamica del previsto

 

Cosa succede al corpo umano quando viene portato lontano dalla Terra? Una recente analisi su alcuni astronauti della missione Axiom-2 suggerisce che l’invecchiamento biologico non sia un processo lineare. Nel giro di pochi giorni in orbita, il loro organismo ha mostrato segnali di “accelerazione”, come se il tempo interno scorresse più velocemente del normale. Lo studio, pubblicato su Aging Cell, ha osservato campioni di sangue raccolti prima, durante e dopo la missione.

I ricercatori del Buck Institute hanno utilizzato i cosiddetti orologi epigenetici, strumenti in grado di misurare lo stato reale delle cellule oltre l’età anagrafica. In condizioni di microgravità, radiazioni e ritmi alterati, questi marcatori hanno registrato un aumento rapido dell’età biologica. Anche il sistema immunitario ha subito modifiche significative, con variazioni nelle cellule legate a infiammazione e difesa. Tutto questo indica che l’ambiente spaziale rappresenta uno stress profondo per l’organismo umano.

Quando il corpo “inverte la marcia” dopo il rientro

Il dato più sorprendente arriva però dopo il ritorno sulla Terra. In diversi astronauti, soprattutto i più giovani, gli indicatori biologici non solo sono tornati alla normalità, ma in alcuni casi sono scesi sotto i livelli iniziali. Questo suggerisce che il corpo possa attivare meccanismi di recupero e ringiovanimento cellulare una volta rientrato in condizioni terrestri. Gravità, routine e stabilità ambientale sembrano giocare un ruolo chiave nel ripristino dell’equilibrio interno.

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Lo studio resta limitato per numero di partecipanti e per il fatto che si concentri solo sul sangue, ma apre una prospettiva importante: l’invecchiamento non è un processo fisso, bensì influenzato dall’ambiente. Le cellule rispondono rapidamente a stress estremi e possono, almeno in parte, tornare indietro. Non significa “invertire il tempo”, ma riconoscere che il nostro organismo è molto più plastico di quanto si pensasse. E lo Spazio, ancora una volta, diventa un laboratorio inatteso per capire meglio la vita sulla Terra.

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