“Mai” e “sempre”: le parole che tradiscono i bugiardi

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“Mai” e “sempre”: le parole che tradiscono i bugiardi

| 20/05/2025
Fonte: Pexels

Come riconoscere chi mente: bastano le parole “mai” e “sempre”

  • Chi mente spesso usa parole assolute come “mai” e “sempre”
  • Le risposte troppo rapide possono indicare falsità
  • Un avvocato consiglia di ripetere lentamente le domande per smascherare chi mente
  • Le bugie egocentriche sono le più frequenti secondo uno studio olandese
  • Chi mente spesso ha una stima di sé più bassa di chi dice la verità

 

Io non mento mai“. Già questa frase dovrebbe far scattare qualche campanello d’allarme. Secondo Jefferson Fisher, avvocato processualista e ospite del podcast Diary of a CEO, i bugiardi non sono solo abili inventori, ma anche grandi fan delle iperboli. Parole come “mai” e “sempre” sono i loro alleati inconsapevoli. Perché? Perché chi mente tende ad appoggiarsi a dichiarazioni assolute per sembrare più credibile. Ma proprio quegli estremi li tradiscono.

Fisher fa un esempio chiaro: se chiedi a qualcuno “Hai mai scritto messaggi mentre guidavi?” e la risposta è “No, non lo faccio mai”, potresti essere di fronte a una risposta costruita. In situazioni realistiche, la risposta “mai” è difficile da sostenere con coerenza. L’uso di assoluti suona bene, ma nella realtà, raramente qualcuno è così categorico senza mentire un po’.

Non solo le parole “mai” e “sempre” per capire chi mente

Oltre all’uso di parole sospette, anche il tempo di risposta può essere un segnale. I bugiardi spesso rispondono troppo in fretta, come se avessero già la risposta pronta. Nessuna esitazione, nessun “fammi pensare”, solo una reazione automatica. Questo perché stanno cercando di controllare la narrazione, non di ricordare davvero cosa è successo.

Un consiglio utile dell’esperto? Riformulare lentamente la domanda. Questo stratagemma crea un piccolo corto circuito nella mente del bugiardo, che potrebbe passare da “mai” a “forse qualche volta”. È come premere il tasto reset, lasciando spazio alla verità (o almeno a una versione più onesta).

Bugie quotidiane: non sono tutte uguali

Mentre Fisher si concentra su come riconoscere chi mente, un gruppo di ricercatori dell’Università di Twente ha analizzato perché mentiamo. In uno studio curioso, ai partecipanti è stato chiesto di annotare tutte le bugie dette in un giorno. Il risultato? Il 22% ha mentito per proteggere sé stesso, l’8% per proteggere qualcun altro e un fiducioso 69% ha giurato di non aver mentito per niente.

Ora, possiamo fidarci di chi dichiara di non aver mentito? Viste le premesse dell’avvocato Fisher, qualche dubbio è lecito. Ma quello che emerge con chiarezza è un altro dato interessante: chi mente ha una stima di sé più bassa rispetto a chi è sincero. Forse dire la verità fa dormire meglio, oltre a evitare figure imbarazzanti.

Linguaggio, bugie e autostima: il triangolo pericoloso

Le parole che scegliamo, quindi, non sono casuali. I termini assoluti sono spesso un tentativo inconscio di rafforzare una versione dei fatti che, sotto sotto, sappiamo traballante. Chi mente tende a voler sembrare più sicuro di quanto sia. Ma proprio quella sicurezza esagerata è il primo indizio per chi ascolta con attenzione.

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In più, mentire richiede uno sforzo mentale non da poco. Devi ricordare cosa hai detto, a chi, e mantenere coerenza. Il rischio di inciampare nei propri stessi racconti è alto. Non a caso, chi mente spesso vive un leggero ma costante disagio, che col tempo si riflette anche sull’autostima. In fondo, smascherare un bugiardo non richiede doti sovrannaturali. Basta ascoltare bene, avere pazienza e non cadere nella trappola delle parole forti. Perché chi dice “mai” o “sempre”, spesso, ha qualcosa da nascondere.

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