I muscoli del viso ci aiutano a leggere e riconoscere le emozioni degli altri

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I muscoli del viso ci aiutano a leggere e riconoscere le emozioni degli altri

| 08/11/2026
Fonte: Pexels

Uno studio italiano dimostra che mimare le espressioni facciali è fondamentale per decifrare gli stati d’animo più ambigui

  • Uno studio delle Università di Parma e Padova svela che i muscoli del viso aiutano a decifrare le emozioni
  • La ricerca coordinata da Paola Sessa ha coinvolto 185 partecipanti valutati con il sistema Sunnybrook
  • Il confronto ha incluso persone con paralisi facciale congenita come la sindrome di Moebius e soggetti sani
  • Limitare i movimenti del volto nei volontari sani riduce la capacità di interpretare le espressioni ambigue
  • Lo studio finanziato dalla Fondazione Cariparo apre nuove strade per la riabilitazione motoria e sociale

 

Capire cosa stia davvero passando per la testa di chi ci sta di fronte non è sempre un’impresa facile, specialmente quando l’interlocutore sfoggia un’espressione enigmatica. Un affascinante studio condotto dall’Università di Parma e dall’Università di Padova ha dimostrato che i muscoli del nostro volto giocano un ruolo di primo piano nel decifrare le emozioni altrui. La ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America e coordinata da Paola Sessa, ribalta la vecchia idea del cervello come spettatore passivo. Quando la vista da sola non basta a interpretare un sesto senso o un sorriso ambiguo, la mente arruola il sistema motorio facciale per fare una sorta di micro-imitazione invisibile.

Per giungere a questa conclusione, gli scienziati hanno integrato tre diversi filoni di indagine coinvolgendo in totale 185 partecipanti. La sperimentazione ha messo a confronto persone affette da paralisi facciale congenita, come la sindrome di Moebius, soggetti con paralisi acquisita e volontari sani. Per valutare la gravità della condizione è stata impiegata una scala di classificazione standardizzata chiamata Sunnybrook Facial Grading System. L’analisi ha evidenziato come il canale sensori-motorio diventi determinante quando ci si trova di fronte a un volto poco chiaro, conciliando così le teorie puramente visive con quelle che sostengono la necessità di un’imitazione motoria.

L’impatto della paralisi e le nuove prospettive per la ricerca

I dati emersi dal confronto tra chi è nato con la paralisi e chi l’ha sviluppata nel tempo hanno mostrato che le esperienze motorie pregresse plasmano profondamente la nostra empatia. Inoltre, nei volontari sani è bastato limitare temporaneamente i movimenti del viso per veder vacillare la capacita di interpretare gli stati d’animo più sfuggenti. Questo dimostra che comprendere la sensibilità degli altri non è un’attività teorica o puramente visiva, ma un processo partecipativo in cui il corpo collabora attivamente con la mente. La ricerca, realizzata con il sostegno finanziario della Fondazione Cariparo e firmata dalla giornalista Roberta De Carolis il 13 settembre 2026, apre la strada a interrogativi clinici di grande rilevanza.

Gli studiosi si chiedono ora se la riabilitazione del movimento facciale possa migliorare anche le competenze sociali e la comprensione del prossimo nei pazienti affetti da paresi. Un altro filone da esplorare riguarda l’importanza delle interazioni visive nei primi mesi di vita, quando i neonati guardano, imitano e ricambiano le espressioni dei genitori, creando una vera e propria banca dati mentale per il futuro. Il lavoro condotto dagli atenei italiani conferma che la connessione tra cervello e corpo è estremamente più articolata e affascinante di quanto si credesse un tempo.

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