I nuovi modelli IA ingannano i partecipanti simulando imperfezioni sociali e battute
- Un nuovo studio dell’Università della California San Diego pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences ha coinvolto quasi 500 partecipanti in test di Turing di cinque e quindici minuti
- Il modello GPT-4.5 è stato scambiato per un essere umano nel 73% dei casi mentre LLaMa-3.1-405B ha raggiunto il 56%, superando o eguagliando le percentuali degli interlocutori in carne e ossa
- I chatbot superano il test di Turing non per le loro capacità intellettive superiori ma grazie a specifici prompt di persona che introducono nel testo ironia, esitazioni ed errori tipici degli sconosciuti
- Gli storici modelli di intelligenza artificiale mostrano forti limiti nel confronto dato che ELIZA si è fermato al 23% di preferenze antropomorfiche e il più recente GPT-4o non ha superato il 21%
- La capacità di riprodurre la fallibilità umana espone gli utenti digitali al rischio di truffe online molto più raffinate basate sulla richiesta di dati bancari, credenziali e codici OTP
Per decenni abbiamo vissuto nella rassicurante convinzione che un’intelligenza artificiale si sarebbe tradotta in risposte troppo impeccabili, formule di cortesia meccanica e una fastidiosa precisione da enciclopedia medica. Il paradigma dell’interazione digitale è stato però scardinato da una ricerca condotta dagli scienziati dell’Università della California San Diego e pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Lo studio ha coinvolto quasi 500 partecipanti in una moderna rielaborazione del test di Turing concepito da Alan Turing nel 1950, strutturando conversazioni testuali della durata compresa tra i cinque e i quindici minuti totali.
I dati raccolti mostrano uno scenario inaspettato in cui la tecnologia imita perfettamente la normalità. Il modello GPT-4.5 è stato giudicato umano nel 73% dei casi, superando persino la percentuale ottenuta dalle persone reali messe a confronto nell’esperimento. Una performance simile è stata registrata da LLaMa-3.1-405B con il 56% delle preferenze, un dato statisticamente indistinguibile da un vero utente in carne e ossa. I vecchi sistemi di messaggistica sono rimasti comprensibilmente indietro, con lo storico chatbot ELIZA fermo al 23% e il modello GPT-4o che non ha saputo fare meglio del 21%.
Il segreto del tono sociale e i pericoli quotidiani della presenza virtuale
La vera chiave del successo dei sistemi linguistici più convincenti risiede nell’utilizzo di istruzioni specifiche definite prompt di persona, capaci di assegnare un carattere all’algoritmo. Privati di questa maschera comportamentale, sia GPT-4.5 sia LLaMa-3.1 hanno visto crollare le proprie percentuali di mimetizzazione rispettivamente al 36% e al 38%. Come spiegato dai ricercatori Cameron Jones e Ben Bergen, il test odierno non valuta la forza bruta del ragionamento matematico ma l’umanità percepita, un fattore nutrito di esitazioni, battute riuscite a metà e risposte leggermente laterali che azzerano i sospetti.
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Questa straordinaria somiglianza sociale introduce forti criticità nella gestione della sicurezza online quotidiana, facilitando la creazione di bot persuasivi. In Italia il fenomeno rischia di tradursi in una pericolosa evoluzione dei tentativi di truffa per l’estorsione di dati bancari e codici OTP. Finora i messaggi malevoli si riconoscevano per via di formule rigide ed errori macroscopici di traduzione, mentre un software capace di modulare pazienza e ironia riduce le nostre difese psicologiche davanti allo schermo, ricordandoci che simulare una presenza credibile non equivale a possedere una coscienza.

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- https://www.greenme.it/scienza-e-tecnologia/social-e-web/non-riusciamo-piu-a-distinguere-le-conversazioni-con-lia-da-quelle-con-gli-umani-e-questo-inquietante-esperimento-lo-dimostra/
- https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2524472123
- https://arxiv.org/abs/2503.23674
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