Perché il cervello salva certi ricordi e ne dimentica altri?

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Perché il cervello salva certi ricordi e ne dimentica altri?

| 08/02/2026
Fonte: X

Uno studio rivela come le emozioni “salvano” i ricordi più fragili

  • Il cervello non registra tutto ma seleziona i ricordi ritenuti rilevanti
  • Le emozioni possono rafforzare anche esperienze apparentemente banali
  • I ricordi neutri si fissano meglio se sono simili a quelli emotivi
  • Lo studio si basa su dieci esperimenti con oltre 600 partecipanti
  • Le scoperte hanno implicazioni per scuola, demenza e gestione dei traumi

 

Capita a tutti di ricordare un dettaglio marginale e dimenticare informazioni molto più pratiche. Non è distrazione: è selezione della memoria. Secondo una ricerca della Boston University pubblicata su Science Advances, il cervello decide cosa conservare in base a un criterio preciso, che ha poco a che fare con la logica quotidiana.

L’ispirazione arriva da un episodio semplice. Durante un viaggio nel New Hampshire, il neuroscienziato Chenyang “Leo” Lin ha notato alcuni scoiattoli nel bosco. Un dettaglio qualunque, eppure rimasto vivido nel tempo. Da qui la domanda centrale dello studio: perché certi ricordi resistono mentre altri svaniscono in fretta.

Emozioni come colla, ma non per tutto

La risposta chiama in causa le esperienze emotive. Le emozioni funzionano come un rinforzo, ma non in modo indiscriminato. Possono stabilizzare anche ricordi neutri, a patto che tra gli eventi ci sia una somiglianza concettuale o visiva. Non basta che qualcosa sia accaduto vicino nel tempo: deve anche “assomigliare”.

Per testare il meccanismo, i ricercatori hanno condotto dieci esperimenti con 648 persone. Ai partecipanti sono state mostrate immagini di animali e oggetti, seguite da una ricompensa in denaro o da una lieve scossa elettrica. Il giorno dopo, senza preavviso, è stato chiesto loro cosa ricordassero.

Quando il cervello rafforza ciò che rischia di sparire

I risultati mostrano un fenomeno chiamato potenziamento retroattivo della memoria. Gli eventi emotivi rafforzano i ricordi immediatamente successivi, ma in alcuni casi anche quelli precedenti. Tuttavia, questo accade solo se i contenuti sono simili. Un animale può “salvare” il ricordo di un altro animale visto poco prima, ma non quello di un oggetto come una tazza o un cacciavite.

Qui entra in gioco la teoria del behavioral tagging. I ricordi più deboli ricevono una sorta di segnalibro temporaneo. Se poco dopo avviene qualcosa di emotivamente intenso e collegato, il cervello utilizza quell’energia per consolidarli. Le immagini di animali, più difficili da ricordare ma più coinvolgenti, hanno beneficiato maggiormente di questo effetto.

Dalla scuola alla clinica, cosa cambia davvero

Le implicazioni sono concrete. In ambito educativo, associare contenuti complessi a elementi emotivi può migliorare la memorizzazione. Nella cura della demenza, stimoli significativi potrebbero aiutare a stabilizzare ricordi quotidiani. In campo clinico, comprendere questo meccanismo potrebbe anche evitare il rinforzo involontario di ricordi traumatici.

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Per misurare la somiglianza tra gli stimoli, i ricercatori hanno utilizzato anche l’intelligenza artificiale, analizzando le immagini con una rete neurale. Più due immagini erano simili, più forte risultava l’effetto sulla memoria. In sintesi, il cervello non ricorda tutto, ma non sceglie a caso. Ricorda ciò che, per struttura ed emozione, vale la pena salvare.

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