Più pretendenti, più indecisione: lo studio sulle rane che sembra uscito da Tinder

Commenti Memorabili CM

Più pretendenti, più indecisione: lo studio sulle rane che sembra uscito da Tinder

| 27/08/2026
@AI generated

Troppe opzioni confondono anche le rane: con otto pretendenti impiegano più tempo e scelgono peggio

  • Uno studio pubblicato su iScience ha testato il sovraccarico di scelta nelle femmine della raganella grigia di Cope
  • Le femmine ascoltavano un richiamo maschile “target” insieme a uno, tre oppure sette richiami concorrenti
  • Passando da due a otto richiami complessivi, la percentuale di femmine che effettuava una scelta scendeva dal 97% all’82%
  • Il tempo medio necessario per scegliere aumentava da 114 a 183 secondi, mentre il richiamo target veniva selezionato dal 76% al 25% dei casi
  • Lo studio dimostra un effetto sperimentale nelle rane, ma non autorizza a concludere che le dating app producano lo stesso fenomeno negli esseri umani

 

Avere più pretendenti dovrebbe rendere tutto più semplice: più scelta, più possibilità di trovare quello giusto e, almeno sulla carta, meno probabilità di accontentarsi del primo che passa. Le femmine della raganella grigia di Cope, però, sembrano avere qualche obiezione. Quando i possibili partner aumentano, impiegano più tempo a decidere, rinunciano più spesso alla scelta e faticano maggiormente a orientarsi verso il richiamo normalmente preferito.

In pratica, anche il mondo degli anfibi sembra conoscere una versione molto umida del choice overload, il cosiddetto sovraccarico di scelta. Altro che principe ranocchio: qui il problema è che di ranocchi, metaforicamente parlando, ce ne sono fin troppi.

A mostrarlo è lo studio Choice overload constrains mate choice independent of energetic masking, firmato da Claire Hemingway e colleghi e pubblicato online il 12 agosto 2026 su iScience, con fascicolo datato 21 agosto 2026. Il lavoro coinvolge ricercatori della University of Tennessee e dello Smithsonian Tropical Research Institute; Jessie Tanner figura come senior author.

La domanda di partenza era semplice solo in apparenza: quando una femmina deve scegliere tra molti maschi che la chiamano contemporaneamente, sbaglia perché c’è troppo rumore oppure perché deve elaborare troppe alternative?

La distinzione è tutt’altro che accademica. È un po’ come chiedersi se in un bar affollato non capiamo chi ci sta parlando perché tutti urlano oppure perché, nel frattempo, stiamo cercando di decidere quale delle otto persone interessanti presenti nella stanza meriti davvero attenzione. Gli stessi ricercatori hanno richiamato proprio immagini di questo tipo, accostando il problema a un locale rumoroso e, sul fronte della scelta, a una dating app piena di alternative.

Il paragone funziona benissimo per capire l’esperimento. Molto meno, invece, se lo trasformiamo nella conclusione “Tinder manda in crisi anche le rane”. Sarebbe divertente, ma il paper non dice questo. Le protagoniste restano raganelle sottoposte a playback acustici controllati, non utenti con una bio “amo viaggiare, il sushi e ridere”.

Una femmina, fino a otto richiami e parecchia indecisione: così i ricercatori hanno separato il rumore dal vero sovraccarico di scelta

Lo studio ha coinvolto femmine della raganella grigia di Cope, sottoposte a esperimenti nei quali venivano riprodotti artificialmente richiami maschili attraverso altoparlanti.

Il sistema prevedeva un richiamo più lungo, considerato il target, affiancato alternativamente da uno, tre oppure sette richiami più brevi. Le femmine si trovavano quindi davanti a due, quattro oppure otto segnali complessivi tra cui scegliere.

Il richiamo lungo aveva una funzione precisa. Nelle femmine di questa specie, infatti, segnali di questo tipo risultano normalmente più attraenti. I ricercatori potevano così osservare non soltanto se la femmina prendeva una decisione, ma anche se continuava a selezionare il segnale teoricamente preferibile mentre il numero dei concorrenti aumentava.

C’era però un problema metodologico da eliminare. Nei cori naturali delle rane i richiami possono sovrapporsi e coprirsi reciprocamente, producendo il cosiddetto energetic masking: in parole povere, il segnale interessante rischia di perdersi nel casino generale.

Per questo gli autori hanno costruito le sequenze sonore in modo da distinguere l’effetto del numero delle alternative dal semplice mascheramento acustico. Le prove sono state condotte sia con sia senza rumore di coro e i richiami venivano organizzati in maniera tale da consentire ai ricercatori di valutare separatamente i due fattori.

I risultati sono piuttosto eloquenti.

Quando le femmine avevano davanti due richiami complessivi, il 97% procedeva alla scelta. Quando le alternative diventavano otto, la percentuale scendeva all’82%. L’aumento dei pretendenti rendeva quindi più probabile che la femmina non concludesse la decisione nelle condizioni previste dall’esperimento.

Anche i tempi si allungavano. Con due segnali servivano mediamente 114 secondi per raggiungere l’altoparlante scelto. Con otto alternative si arrivava a 183 secondi: 69 secondi in più.

Per un essere umano un minuto abbondante può sembrare poca cosa. Per una piccola raganella impegnata a scegliere il partner in un ambiente dove non esistono esattamente aperitivi di cortesia e seconde possibilità calendarizzate per venerdì prossimo, l’esitazione può avere tutt’altro peso.

Il dato più appariscente riguarda il richiamo target. Quando erano presenti due segnali, la femmina sceglieva quello lungo nel 76% dei casi. Con otto richiami complessivi, la percentuale scendeva al 25%.

Qui, però, serve evitare il titolo facile.

Il 25% non significa automaticamente che le rane diventassero “tre volte peggiori” nel riconoscere il pretendente migliore. Con due possibilità, infatti, il target rappresentava una delle due alternative disponibili; con otto, diventava soltanto una delle otto. La probabilità grezza cambia inevitabilmente anche per ragioni strutturali.

Sono quindi le analisi complessive dello studio — tempi, rinuncia alla scelta e prestazioni nelle diverse condizioni sperimentali — a sostenere l’esistenza del sovraccarico di scelta, non il semplice confronto 76%-25% preso da solo.

I risultati e il contesto dello studio sono stati illustrati anche dallo Smithsonian Institution, mentre il lavoro completo è consultabile attraverso la pubblicazione scientifica su iScience.

Più pretendenti non significa necessariamente scegliere meglio: cosa dimostra davvero lo studio e perché Tinder c’entra solo come paragone

L’aspetto interessante della ricerca è che le difficoltà aumentavano anche quando il problema non poteva essere spiegato soltanto dal rumore.

Secondo gli autori, infatti, il numero delle alternative può mettere sotto pressione i processi utilizzati dalle femmine per confrontare i segnali. Più opzioni significavano decisioni più lente, una maggiore probabilità di non scegliere e una minore precisione nel seguire la preferenza abituale.

Lo studio fornisce quindi un’evidenza sperimentale di choice overload nelle condizioni testate. Numero dei richiami e rumore sono stati manipolati direttamente, permettendo ai ricercatori di studiarne gli effetti invece di limitarsi a osservare associazioni già presenti in natura.

Questo non significa, naturalmente, che ogni raganella lasciata davanti a otto maschi entri in una crisi esistenziale guardando lo stagno e domandandosi dove abbia sbagliato nella vita. Il termine “indecisione” è utile per raccontare il fenomeno, ma dietro ci sono tempi di risposta, traiettorie verso gli altoparlanti e probabilità di completare una scelta.

Il lavoro apre inoltre una questione evolutiva interessante. Se le femmine faticano maggiormente a selezionare il segnale preferito quando sono circondate da molti maschi, allora il numero dei concorrenti può incidere concretamente sulle dinamiche della selezione sessuale.

In determinate circostanze, maschi dotati di richiami meno attraenti potrebbero ottenere maggiori possibilità di essere scelti semplicemente perché la femmina sta elaborando una quantità superiore di informazioni. Non significa che il sovraccarico di scelta cancelli le preferenze o determini da solo il successo riproduttivo; indica piuttosto un altro fattore che può influenzare il risultato finale.

In natura potrebbero esserci anche costi aggiuntivi. Una femmina che impiega più tempo a scegliere resta più a lungo esposta nell’ambiente e potrebbe, per esempio, aumentare il rischio di incontrare predatori. È però importante mantenere distinti i livelli di evidenza: questa conseguenza è una possibile implicazione biologica, non un risultato direttamente misurato dall’esperimento.

Ed eccoci finalmente a Tinder.

Il paragone con le dating app rende il concetto immediato: davanti a pochissime opzioni possiamo confrontarle con relativa facilità; davanti a una sequenza apparentemente infinita di candidati, l’abbondanza può trasformarsi in un problema. È lo stesso genere di paradosso per cui apriamo Netflix per rilassarci e, dopo mezz’ora, abbiamo visto soltanto diciassette trailer e sviluppato un leggero rancore verso l’intera industria audiovisiva.

Ma lo studio di Claire Hemingway e colleghi non ha testato esseri umani né dating app. Non dimostra che Tinder, Bumble o servizi simili producano nelle persone lo stesso meccanismo osservato nelle raganelle. Il parallelismo resta una metafora efficace per spiegare il sovraccarico di scelta, non una scorciatoia per trasferire automaticamente il risultato da una specie all’altra.

La conclusione documentata è già abbastanza curiosa: nelle femmine di raganella grigia di Cope esaminate, aumentare il numero dei richiami maschili ha reso la scelta più lenta, più difficile da completare e meno coerente con la preferenza per il segnale target, anche quando i ricercatori tenevano sotto controllo il semplice caos acustico.

Insomma, se davanti a troppe alternative avete mai pensato “basta, non scelgo più niente”, sappiate che non siete soli nel regno animale. Ma prima di fondare un gruppo di supporto interspecifico per reduci dalle dating app, ricordiamoci almeno una cosa: loro sono rane. Noi non abbiamo nemmeno quella scusa.

logo-img
La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
Chiedi la correzione di questo articoloValuta il titolo di questa notizia
Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend