Quando due gatti si leccano non significa necessariamente che si vogliano bene (lo dice uno studio)

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Quando due gatti si leccano non significa necessariamente che si vogliano bene (lo dice uno studio)

| 31/08/2026
@AI generated

Il tuo gatto lecca l’altro gatto? Non è sempre affetto: a volte potrebbe essere una forma di “passivo-aggressività” felina

  • Uno studio del 2026 ha analizzato l’allogrooming, cioè il comportamento con cui un gatto lecca e pulisce un altro gatto
  • La ricerca ha coinvolto 53 coppie, per un totale di 106 gatti, osservati attraverso video registrati dai proprietari nelle loro case
  • I ricercatori hanno analizzato 163 episodi di allogrooming e il comportamento degli animali prima, durante e dopo le interazioni
  • Quando i gatti cercavano reciprocamente il contatto e assumevano posture simili, il grooming risultava coerente con affiliazione e legame sociale
  • Orecchie indietro, posture asimmetriche, leccamento delle labbra, zampate e morsi comparivano invece anche in contesti di tensione sociale

 

Avete due gatti e ogni tanto li sorprendete mentre si leccano la testa con l’aria di due pensionati innamorati al cinquantesimo anniversario di matrimonio? Carino. Tenerissimo. Instagram ringrazia. Ma prima di attribuire loro una relazione più sana della vostra, conviene dare un’occhiata anche al resto del corpo.

Quando un gatto lecca un altro gatto, infatti, non significa necessariamente che gli voglia bene. L’allogrooming, cioè il grooming rivolto a un altro individuo, può comparire certamente nelle relazioni affiliative, ma secondo uno studio pubblicato nel 2026 può presentarsi anche durante situazioni di tensione sociale.

In alcuni casi il gesto potrebbe contribuire a stemperare un conflitto; in altri, secondo l’interpretazione proposta dagli autori, potrebbe funzionare perfino come un sottile segnale agonistico. Una specie di: “Ma figurati se sono arrabbiato”, pronunciato mentre mentalmente stai già buttando le sue cose dalla finestra.

Ecco perché nel titolo parliamo, rigorosamente tra virgolette, di “passivo-aggressività” felina. Non è il termine tecnico utilizzato dai ricercatori e non troverete probabilmente il vostro gatto descritto in letteratura scientifica come “quello che dice che va tutto bene ma poi sbatte le ante della cucina”. È una nostra traduzione ironica per rendere intuitiva una possibilità assai più precisa: un comportamento apparentemente amichevole può assumere significati differenti a seconda del contesto.

La ricerca, intitolata Unravelling feline social dynamics – A video-based observational study on allogrooming in domestic cats, è stata pubblicata nell’agosto 2026 sulla rivista Applied Animal Behaviour Science, volume 301. Gli autori sono Morgane J.R. Van Belle, Christel P.H. Moons, Daniel S. Mills, Bart J.G. Broeckx, Frank A.M. Tuyttens e Noema Gajdoš Kmecová.

Lo studio fa parte del progetto di dottorato di Morgane Van Belle alla Ghent University ed è stato condotto in collaborazione con la University of Veterinary Medicine and Pharmacy di Košice, in Slovacchia. La Ghent University mette a disposizione anche la scheda bibliografica completa della ricerca, con DOI, autori e riferimenti editoriali.

Lo studio su 106 gatti mostra che leccarsi può indicare un legame sociale, ma il resto del corpo racconta una storia molto più complicata

I ricercatori hanno utilizzato un approccio osservazionale basato su video raccolti nelle abitazioni dei proprietari. Il campione comprendeva 53 coppie di gatti, per un totale di 106 animali, ripresi durante episodi di allogrooming. I filmati sono stati analizzati utilizzando un etogramma composto da 23 comportamenti, in modo da non fermarsi alla semplice constatazione “il gatto A sta leccando il gatto B”.

Perché, diciamolo, se la scienza funzionasse così avremmo risolto l’etologia con tre Reel e un “secondo me si vogliono un sacco bene”.

L’obiettivo era invece osservare cosa accadesse prima, durante e dopo il grooming, quali comportamenti comparissero insieme e se alcuni elementi — come la postura dei due animali — potessero aiutare a comprendere il significato sociale dell’interazione. Gli autori hanno utilizzato diversi strumenti statistici, tra cui analisi fattoriale, analisi sequenziale e un modello lineare misto.

Nel complesso sono stati classificati 163 episodi di allogrooming. La zona preferita era nettamente quella di testa e collo: 142 episodi, pari all’87,1%. Seguivano le orecchie, interessate in 32 episodi, il tronco in 27, le zampe anteriori in 11, mentre zampe posteriori e regione anogenitale comparivano una sola volta ciascuna.

La distribuzione era inoltre diversa rispetto all’autogrooming, cioè quando il gatto pulisce se stesso. In parole povere: quando un gatto decide di mettere la lingua addosso a un collega, non sceglie necessariamente le stesse zone che pulirebbe sul proprio corpo.

Gli autori hanno individuato due principali contesti sociali associati all’allogrooming: da una parte affiliazione e legame sociale, dall’altra tensione sociale. Ed è proprio questo il dato che rende la ricerca interessante: lo stesso gesto visibile può inserirsi in dinamiche completamente diverse.

Nel contesto affiliativo, i gatti tendevano a cercare reciprocamente un contatto fisico prolungato, per esempio rannicchiandosi insieme, strofinandosi o avvicinandosi. Un altro elemento importante era la sincronizzazione della postura: entrambi seduti, entrambi sdraiati, entrambi evidentemente concordi sul fatto che quel metro quadrato di divano fosse l’unico luogo abitabile dell’intero appartamento.

In queste circostanze l’allogrooming è coerente con una funzione di rafforzamento o mantenimento del legame sociale. Lo studio ha rilevato inoltre un collegamento con il gioco sociale: in alcuni casi al grooming seguiva una lotta reciproca compatibile con un contesto di gioco.

Gli autori hanno messo a disposizione anche alcuni video esemplificativi tramite Open Science Framework, proprio per aiutare a interpretare i diversi comportamenti descritti nella ricerca.

Il messaggio, comunque, non è “se si leccano si amano”. È più vicino a: guardate cosa stanno facendo entrambi mentre avviene il grooming. Perché una lingua felina, da sola, evidentemente non basta come consulente matrimoniale.

Orecchie indietro, posture asimmetriche, zampate e morsi: quando il grooming tra gatti somiglia meno a una coccola e più a una trattativa sindacale

La parte più curiosa dello studio emerge quando l’allogrooming compare insieme a comportamenti compatibili con una situazione di tensione sociale.

In questi casi i ricercatori hanno osservato più frequentemente posture asimmetriche, per esempio con un gatto proteso sopra l’altro, orecchie ruotate all’indietro, leccamento delle labbra e scuotimenti della testa. Potevano comparire anche comportamenti apertamente aggressivi, come colpi di zampa e morsi.

Ed ecco il momento in cui quella scena che sembrava “Romeo lava Giulietta” comincia vagamente ad assomigliare a “Romeo, levati prima che te lo spieghi diversamente”.

Secondo gli autori, in un contesto di tensione l’allogrooming potrebbe svolgere più di una funzione. Una possibilità è che venga utilizzato per contribuire alla risoluzione del conflitto attraverso un gesto di appeasement, cioè di pacificazione. Un’altra ipotesi è che possa assumere il significato di una minaccia agonistica sottile.

Ed è qui che torna la nostra “passivo-aggressività” felina. Di nuovo: non è una diagnosi etologica né il termine tecnico dello studio. Nessun ricercatore sta compilando il DSM dei gatti permalosi. È semplicemente un modo ironico per descrivere una dinamica in cui l’interazione esteriore può sembrare pacifica mentre altri segnali corporei suggeriscono una situazione sociale meno rilassata.

La ricerca mostra quindi perché sarebbe sbagliato attribuire un significato universale all’allogrooming. Il comportamento non permette, da solo, di stabilire automaticamente se due gatti siano molto legati oppure se esista una tensione tra loro.

Gli indizi devono essere interpretati insieme.

Se i due animali cercano entrambi il contatto, mantengono posture simili, rimangono rilassati e continuano spontaneamente a stare vicini, il quadro è coerente con l’affiliazione. Se invece uno sovrasta l’altro, compaiono orecchie indietro, comportamenti di spostamento, tentativi di allontanamento, zampate o morsi, il contesto può essere diverso.

Questo non significa nemmeno che una singola zampata trasformi improvvisamente il vostro salotto in una puntata di Forum. Lo studio è osservazionale e gli autori parlano di associazioni tra comportamenti e possibili funzioni sociali; non fornisce una formuletta del tipo “due leccate + orecchio sinistro indietro = relazione tossica”.

Ed è una distinzione importante.

La stessa ricerca nasce proprio perché sul significato sociale dell’allogrooming nei gatti esistevano ipotesi differenti e l’idea secondo cui servisse principalmente a creare o mantenere legami sociali aveva bisogno di maggiori conferme empiriche. Le analisi del 2026 suggeriscono un quadro più elastico: l’allogrooming felino sembra collocarsi lungo uno spettro che va dal legame sociale alla tensione sociale.

La conclusione, quindi, non è che “i gatti che si leccano in realtà si odiano”. Sarebbe il solito salto triplo carpiato con cui Internet riesce a trasformare una ricerca scientifica in una lite familiare.

La conclusione è molto più semplice: due gatti che si leccano possono essere affiatati, ma la leccata da sola non basta a dimostrarlo. Per capire cosa stia succedendo bisogna osservare l’intera interazione: chi cerca il contatto, chi lo riceve, come sono posizionati i corpi, dove puntano le orecchie, cosa accade subito dopo e se uno dei due mostra comportamenti compatibili con disagio o conflitto.

Insomma, la prossima volta che sorprenderete i vostri gatti a leccarsi amorevolmente potrete tranquillamente continuare a fotografarli.

Ma guardate anche le orecchie.

Perché apparentemente persino i gatti conoscono quella raffinata arte sociale che noi esseri umani perfezioniamo da millenni: sorridere, dire “no no, fai pure” e intendere esattamente il contrario.

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