Anche la vista di un impasto durante la cottura può essere terrorizzante
- Le fobie sono paure terrorizzanti di natura patologica
- La loro insorgenza può essere legata a esperienze traumatiche, fattori genetici o possiamo svilupparle per apprendimento
- La tripofobia è la paura delle superfici piene di piccoli fori, come tronchi bucherellati o nidi di ape
- Secondo lo psicologo Nate Pipitone, ne è affetto il 10-15% della popolazione
- Per altri esperti, invece, si tratta solo di una condizione psicogena di massa che si è diffusa attraverso internet
Se ci pensiamo bene, non esistono fobie propriamente strane: queste paure, infatti, sono del tutto irrazionali e la loro insorgenza dipende da esperienze traumantiche, fattori genetici e persino dall’apprendimento di comportamenti ansiosi da altri. Ai nostri occhi, tuttavia, non c’è dubbio che alcune fobie appaiano decisamente più bizzarre di altre. Tra queste rientra senza dubbio la tripofobia, ovvero la paura dei buchi.
Si tratta di una vera e propria forma di repulsione che alcune persone provano di fronte a superfici piene di piccoli fori irregolari e ravvicinati. Questa fobia è a dir poco invalidante, considerato che comporta conseguenze negative alla vista di oggetti comuni come tronchi bucherellati, nidi d’ape e persino impasti in cottura pieni di bollicine. Tra gli effetti avversi rientrano reazioni più o meno intense di disgusto, disagio e persino paura. Chi ne soffre riporta di avvertire sensazioni di vario genere, come vertigini, nausea, prurito e formicolio sul corpo.
Un test per scoprire se anche tu soffri di tripofobia
Ad oggi, tale fobia non è presente nei manuali diagnostici, ma secondo le stime di Nate Pipitone, psicologo della Florida Gulf Coast University esperto di tripofobia, a soffrirne è il 10-15% della popolazione. Curiosi di misurare il vostro livello di tripofobia?
Alcuni video online sono usati come test. Tra questi c’è un filmato che mostra l’insolita riproduzione del rospo del Suriname (Pipa pipa). Alla nascita, gli esemplari fuoriescono direttamente da buchetti presenti sul dorso delle femmine.
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È importante sottolineare, tuttavia, che si tratta di strumenti amatoriali, privi di un reale fondamento scientifico e diagnostico. Basti pensare che c’è chi sostiene che la tripofobia non esista. Secondo alcuni, infatti, si tratta semplicemente di una condizione psicogena emersa su Internet all’inizio degli anni 2000, che si è successivamente diffusa per effetto di una suggestione collettiva.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://www.healthline.com/health/trypophobia
- https://www.santagostino.it/magazine-psiche/tripofobia/
- https://my.clevelandclinic.org/health/diseases/21834-trypophobia