Uomini, multitasking e il mito del silenzio: quando la pressione fa svanire le parole
- I ricercatori della Brunel University hanno analizzato 78 volontari impegnati in 5 compiti multitasking simultanei sotto pressione temporale
- In quattro attività su cinque, inclusi cucina e monitoraggio, uomini e donne hanno registrato livelli di abilità e prestazioni praticamente identici
- L’unica differenza significativa riguarda le risposte verbali: gli uomini hanno lasciato senza risposta il 27,7% dei quesiti contro l’11,6% delle donne
- Quando rispondevano, la qualità e la rapidità delle risposte maschili erano ottimali, dimostrando che il problema è la quantità di parole e non la competenza
- Gli osservatori esterni hanno giudicato gli uomini più silenziosi come meno capaci, confermando come un singolo comportamento generi lo stereotipo di genere
Il dibattito secolare su chi sia il migliore nel destreggiarsi tra mille faccende quotidiane ha finalmente trovato una risposta scientifica che ribalta i vecchi pregiudizi. Una ricerca condotta dagli studiosi della Brunel University di Londra ha sottoposto 78 volontari a un percorso a ostacoli multitasking composto da 5 compiti sovrapposti, tra cui una finta cucina, ricerca di numeri, monitoraggio di parole e lettere. Sorprendentemente, in quattro attività su cinque, uomini e donne hanno ottenuto punteggi identici, dimostrando lo stesso livello di abilità pratica. La vera ed unica differenza registrata durante l’esperimento non ha riguardato la capacità di esecuzione, bensì il flusso della conversazione.
Sotto pressione e con l’aumentare dello stress temporale, gli uomini tendono semplicemente a chiudersi nel silenzio, lasciando senza risposta molte più domande rispetto alle colleghe. Le donne hanno risposto in media a 24,76 domande su 28, lasciando scoperto solo l’11,6% dei quesiti, mentre gli uomini si sono fermati a 20,24 risposte, lasciando vuoto il 27,7% dello spazio verbale. Quando però decidevano di replicare, la qualità e la rapidità delle risposte maschili erano del tutto equiparabili a quelle femminili, confermando che il problema non è un calo di competenza cognitiva, ma una drastica riduzione del parlato sotto stress.
Perché nasce lo stereotipo di genere e il ruolo cruciale dell’effetto alone inverso
Questa singolare tendenza maschile a tacere quando la situazione si fa caotica ha dato vita a un vero e proprio abbaglio percettivo. In un secondo esperimento descritto nello studio pubblicato su Psychological Research, un gruppo di osservatori esterni ha valutato i video dei volontari, giudicando gli uomini più silenziosi come palesemente più agitati, inefficaci e incapaci di gestire il carico di lavoro. Gli esperti parlano in questo caso di effetto alone inverso, un meccanismo psicologico per cui un singolo difetto visibile – in questo caso la mancanza di parole – finisce per inficiare negativamente la valutazione complessiva dell’intera performance.
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La ricerca offre così una spiegazione molto più terrena al celebre stereotipo secondo cui le donne sarebbero geneticamente superiori nel multitasking. Gli uomini non falliscono affatto nella gestione meccanica delle attività, ma pagano dazio reputazionale a causa di quel silenzio improvviso che scatta sotto pressione, riecheggiando persino la teoria della caverna mentale resa celebre dalla psicologia pop degli anni novanta. A parità di risultati pratici, a fare la differenza agli occhi di chi guarda è soltanto chi decide di mantenere viva la conversazione fino alla fine del timer.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://studyfinds.com/men-actually-dont-multitask-worse-they-just-stop-talking/
- https://link.springer.com/article/10.1007/s00426-026-02279-5
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42138759/
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