L’epoca vittoriana e la macabra usanza delle foto post mortem

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Oggi siamo sommersi dalla tecnologia.

I nuovi vip sono gli influencer, ragazzini che con i propri selfie vivono ormai un’esistenza social sulla cresta dell’onda. Ma social o non social, scattarsi un selfie è qualcosa di talmente immediato che ormai lo facciamo tutti. Che sia in vacanza con gli amici o nell’intimità della propria cameretta. Dopotutto, che ci vuole?
Ma per arrivare a ciò, la fotografia ha dovuto faticare. La prima fotografia, infatti, risale a ben 192 anni fa, per opera di Joseph Nicephore Niepce e raffigurava semplicemente il panorama visibile da una finestra aperta.

la fotografia post mortem dell'epoca vittoriana

Per un risultato “accettabile” erano indispensabili ore e ore di esposizione, altro che selfie istantaneo! Ma come si arriva dal fotografare una veduta bucolica a ritrarre su pellicola i cadaveri dei propri cari?
Durante l’epoca vittoriana pare che la fotografia avesse fatto un bel passo avanti, assestandosi come sistema di ritrattistica più diffuso. Un’unione di necessità di immobilità, pose composte ed una visione della morte ben diversa da quella odierna ha reso la fotografia post mortem tanto normale quanto agghiacciante. Ripercorriamone insieme la storia e cerchiamo di non spaventarci troppo davanti a queste immagini raggelanti.

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