Il colore del guano rosa dei pinguini è in grado di svelare i cambiamenti climatici

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Il colore del guano rosa dei pinguini è in grado di svelare i cambiamenti climatici

| 07/11/2026
Fonte: Pexels

Dalle immagini satellitari della NASA alle feci rosa dei pinguini di Adelia, la scienza usa metodi insoliti per tracciare il riscaldamento globale

  • Uno studio della Clemson University analizza il colore del guano dei pinguini per monitorare il clima
  • Le immagini dei satelliti Landsat della NASA mostrano come la dieta vari tra pesce e krill
  • Il krill dona alle feci una caratteristica tinta rosa a causa dell’esoscheletro non digerito dai pinguini
  • La riduzione del ghiaccio marino dal 2010 limita i pesci e penalizza la crescita dei pulcini
  • Le colonie soffrono anche la concorrenza di balene, pinguini Papua e pescherecci industriali

 

Chi avrebbe mai pensato che per misurare l’impatto del riscaldamento globale bisognasse scandagliare il guano dei pinguini direttamente dallo spazio. Un team guidato dalla Clemson University e coordinato da Casey Youngflesh ha deciso di analizzare circa 4000 immagini scattate dai satelliti Landsat della NASA a partire dagli anni ’80. L’oggetto dell’indagine sono le gigantesche macchie colorate lasciate dai pinguini di Adelia sui rocciosi territori antartici. Quando il ghiaccio marino abbonda, questi volatili preferiscono banchettare con gustosi pesciolini. Quando invece la coltre bianca scarseggia, la loro dieta vira sul krill, piccolissimi crostacei rosa.

I pinguini non riescono a digerire l’esoscheletro di questi gamberetti, restituendo all’ambiente un guano sfumato di una vivace tinta rosa. Per verificare l’equazione colore-dieta, gli scienziati hanno persino allestito un piccolo laboratorio di chimica ambientale a bordo di una nave in Antartide. Analizzando le campionature con uno spettrometro e incrociando i dati con modelli statistici, la ricerca ha aperto una finestra inedita sulla rete alimentare marina dell’Oceano Meridionale. Si tratta a tutti gli effetti del primo tentativo riuscito di monitorare l’alimentazione di una specie animale direttamente dall’orbita terrestre, superando complesse barriere logistiche.

La contrazione del ghiaccio marino e la corsa alle risorse marine

I dati raccolti mostrano che a partire dal 2010 il calo del ghiaccio marino attorno al continente ha fatto registrare storici e preoccupanti minimi. La scomparsa della coltre polare riduce la presenza dei pesci, costringendo i pinguini a virare forzatamente sul krill con conseguenze dirette sulla salute dei pulcini. I piccoli nutriti a pesce crescono infatti più pesanti e hanno maggiori possibilità di sopravvivere fino all’età adulta, motivo per cui le colonie orfane di pesce stanno diminuendo numericamente. Le comunità che riescono a mantenere una dieta ittica costante mostrano invece popolazioni stabili o in leggera crescita lungo il continente.

La situazione è resa ancora più complessa dalla spietata concorrenza per il cibo che si gioca nei mari antartici. Oltre ai cambiamenti climatici, i pinguini di Adelia devono fare i conti con la ripresa demografica delle balene con i fanoni, con la migrazione verso sud dei pinguini Papua e con i pescherecci a strascico umani che fanno incetta di krill per mangimi e integratori. Le avanzate tecnologie satellitari, dotate di sensori sempre più precisi e frequenti, rappresentano oggi uno strumento fondamentale per monitorare la fauna selvatica e comprendere le trasformazioni del pianeta senza disturbare l’ecosistema polare.

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