Tra fili inesistenti, sassi che fanno le veci di monetine e oceani di nostalgia, la storia di Ocean Calling a San Francisco
- L’installazione Ocean Calling a San Francisco è una cabina celeste con un telefono muto per parlare con i cari defunti
- Il rituale prevede l’inserimento di un sassolino in un tubo metallico per simulare la moneta prima di sollevare la cornetta
- Il progetto è nato nell’aprile del 2024 per opera di Jamae Tasker e Sarah McCarthy Grimm, ispirate dal modello giapponese dei Wind Phone
- La struttura si trova nel Sunset Dunes Park ed è completamente accessibile ai disabili con aperture larghe 106,68 centimetri
- L’iniziativa offre uno spazio sicuro e collettivo per elaborare il lutto, registrando migliaia di visite e chiamate silenziose
Nel bel mezzo dell’era digitale, dove siamo costantemente iperconnessi tra notifiche, chat istantanee e segnali satellitari in fibra ottica, c’è chi ha sentito il bisogno di rispolverare un vecchio apparecchio disconnesso per telefonare d’altri tempi. Sulla costa ventosa di Ocean Beach, ai margini occidentali di San Francisco, sorge infatti Ocean Calling, una piccola cabina color celeste cielo dotata di una finestra a forma di farfalla che incornicia l’Oceano Pacifico. Al suo interno si trova un telefono fisso del tutto muto, privo di linea, di segnale e di fili collegati al mondo esterno, nato per offrire uno spazio intimo e terapeutico a un sentimento che la società moderna tende spesso a rimuovere frettolosamente: il lutto.
Il funzionamento di questo rituale collettivo è tanto semplice quanto suggestivo e carico di significato emotivo per chi vi partecipa. I visitatori entrano nello spazio e lasciano cadere un piccolo sassolino dentro un tubo metallico, riproducendo il tipico rimbombo sordo di una moneta che cade nei vecchi telefoni pubblici di una volta. Dopodiché si solleva la cornetta e si comincia a parlare liberamente, affidando le proprie parole e i propri pensieri alla brezza marina e al ritmo ininterrotto delle onde, senza attendere alcuna risposta vocale dall’altra parte del filo ma trovando comunque un profondo conforto interiore.
La nascita del progetto tra dolori personali e il legame con il modello giapponese
Dietro a questa toccante opera d’arte urbana ci sono le artiste Jamae Tasker e Sarah McCarthy Grimm, unite da un drammatico lutto personale vissuto nel 2023. In quell’anno la prima ha dovuto affrontare la tragica perdita del fratello Reggie per suicidio, mentre la seconda ha subito la misteriosa scomparsa della sorella Chelsea, svanita senza lasciare traccia. Da questa profonda ferita interiore è germogliata l’idea di dare vita a un luogo di elaborazione emotiva, ispirandosi direttamente al celebre Wind Phone ideato nel 2011 dal paesaggista Itaru Sasaki in Giappone sulla scia del devastante tsunami.
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Le due creatrici si prendono cura del sito quotidianamente, spazzando via la sabbia portata dal vento, curando le piante e svuotando ogni mese il contenitore dei ciottoli, che raccoglie centinaia di pietre a testimonianza delle chiamate effettuate. Situata nel Sunset Dunes Park all’altezza di Ortega Street, la struttura è stata progettata anche per garantire la massima accessibilità alle persone disabili, grazie a un’apertura larga 106,68 centimetri e un bancone a 86,36 centimetri di altezza. Migliaia di persone hanno visitato la cabina dall’apertura avvenuta nell’aprile del 2024, dimostrando che a volte, per sentirsi vicini a chi non c’è più, basta un telefono muto e il rumore del mare.

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- https://www.oceancallingsf.com/
- https://www.cbsnews.com/sanfrancisco/news/ocean-calling-wind-phone-san-francisco-ocean-beach-gives-grief-a-voice/
- https://www.axios.com/local/san-francisco/2026/07/20/sunset-dunes-has-a-phone-for-calling-lost-loved-ones
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