Il cervello cambia due volte: la svolta arriva prima a 24 anni e poi a 60

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Il cervello cambia due volte: la svolta arriva prima a 24 anni e poi a 60

| 23/10/2026
@AI generated

Il nostro organo pensante non invecchia in modo uniforme, ma attraversa fasi ben precise

  • L’atlante cellulare pubblicato su Nature ha analizzato oltre 1,3 milioni di nuclei cellulari di 284 persone per mappare i cambiamenti della corteccia prefrontale fino a 97 anni
  • Intorno ai 24 anni il cervello chiude la fase dei grandi lavori in corso e raggiunge una lunga stabilità con ritmi circadiani ben organizzati per decenni
  • Dopo i 60 anni si attiva una nuova ondata molecolare che interessa soprattutto le cellule gliali deputate a sostenere e proteggere i neuroni
  • Le malattie neurologiche seguono tempi biologici precisi legati allo sviluppo o all’invecchiamento delle diverse popolazioni cellulari
  • Un secondo studio pubblicato su Science conferma che tra i 50 e i 75 anni avvengono importanti modificazioni nelle cellule immunitarie dell’ippocampo

 

Dimenticate l’idea di un cervello che segue una noiosa e costante linea retta dalla giovinezza alla vecchiaia. Secondo un monumentale studio pubblicato su Nature, il nostro organo pensante attraversa una vera e propria evoluzione a fasi, chiudendo i cantieri dell’infanzia e dell’adolescenza intorno ai 24 anni. Analizzando oltre 1,3 milioni di nuclei cellulari provenienti da 284 persone – con un’età compresa tra l’infanzia e i 97 anni – i ricercatori hanno mappato la corteccia prefrontale dorsolaterale, l’area che governa pianificazione, processi decisionali e memoria di lavoro. Raggiunta la soglia dei 24 anni, il grande rimodellamento cellulare rallenta drasticamente per fare spazio a un lungo periodo di stabilità. Tra i 20 e i 59 anni, i neuroni mantengono ritmi circadiani ben sincronizzati, instaurando una sorta di ordinaria amministrazione cerebrale che garantisce decenni di relativa quiete biologica.

Questa apparente tranquillità molecolare non significa immobilismo, ma rappresenta un consolidamento delle strutture cognitive che ci accompagnano per tutta la prima metà della vita adulta. I programmi di espressione genica si stabilizzano e le popolazioni cellulari trovano un proprio equilibrio funzionale consolidato. Tuttavia, questa fase di stallo è destinata a interrompersi bruscamente quando l’organismo supera una nuova e ben definita soglia anagrafica, inaugurando un capitolo del tutto inaspettato e dinamico.

La seconda giovinezza molecolare dopo i sessant’anni e il risveglio delle cellule di supporto

Superata la boa dei 60 anni, il cervello decide di riaccendere i motori molecolari, smentendo la vecchia convinzione di un invecchiamento lento e uniforme. Questa volta a muoversi non sono tanto i neuroni, quanto le cellule gliali – come astrociti, microglia e oligodendrociti – che cambiano radicalmente per sostenere e sorvegliare il tessuto nervoso. I ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai hanno documentato una vera e propria riattivazione genetica legata all’età, in cui aumentano i processi di stress cellulare, infiammazione e risposta immunitaria, mentre la sincronizzazione dei ritmi circadiani neuronali inizia ad attenuarsi.

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Questi movimenti biologici spiegano anche il diverso tempismo delle malattie neurologiche. I geni associati a schizofrenia e disturbo bipolare si legano infatti ai programmi attivi nello sviluppo infantile, mentre quelli legati all’Alzheimer emergono proprio nelle cellule gliali che si modificano nella tarda età adulta. A confermare la vivacità di questa seconda fase della vita interviene un secondo studio su Science, che individua tra i 50 e i 75 anni importanti mutazioni nella microglia dell’ippocampo e nella barriera ematoencefalica. Per la carta d’identità diventiamo maggiorenni a 18 anni, ma per il calendario biologico del cervello le vere tappe fondamentali scattano decisamente più tardi.

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