Credi di conoscere bene i tuoi amici? Sul loro cinismo potresti sbagliarti

Commenti Memorabili CM

Credi di conoscere bene i tuoi amici? Sul loro cinismo potresti sbagliarti

| 08/09/2026
@AI generated

Gli amici sono più cinici di quanto pensiamo: tendiamo sistematicamente ad addolcire l’immagine delle persone a cui vogliamo bene

• Uno studio condotto su 173 coppie di amici, per un totale di 346 persone, ha analizzato quanto siamo accurati nel riconoscere il cinismo di chi ci sta vicino
• I partecipanti tendevano sistematicamente a considerare i propri amici meno cinici rispetto a quanto gli amici dichiaravano di essere
• La sottostima del cinismo era più marcata nelle amicizie recenti rispetto a quelle di lunga durata
• Nel giudicare un amico proiettiamo anche una parte di noi stessi: il nostro livello di cinismo influenza quello che attribuiamo all’altra persona
• William J. Chopik ipotizza che questa lieve distorsione positiva possa favorire cooperazione e stabilità dell’amicizia, ma lo studio è correlazionale e non dimostra un rapporto di causa-effetto

 

Probabilmente il vostro amico è più cinico di quanto pensiate. Non significa necessariamente che trascorra le serate accarezzando un gatto bianco mentre pianifica la vostra rovina come un cattivo di James Bond. Più semplicemente, quando giudichiamo le persone a cui vogliamo bene sembra che il cervello applichi una specie di filtro bellezza: la faccia è quella, i lineamenti pure, ma qualche difettuccio viene prudentemente levigato.

È quanto emerge dallo studio Cynicism among friends: Accuracy and bias in cynicism judgments, condotto da William J. Chopik del Department of Psychology della Michigan State University.

Lo studio su 173 coppie mostra che sottostimiamo il cinismo degli amici

Chopik ha analizzato 173 coppie di amici, quindi 346 partecipanti. A ciascuna persona veniva chiesto di valutare il livello di cinismo dell’amico; quella percezione veniva poi confrontata con il livello di cinismo che l’altra persona attribuiva a se stessa. I dati, la sintassi delle analisi e i materiali dello studio sono stati inoltre resi disponibili dall’autore su Open Science Framework.

Nel lavoro il cinismo viene considerato come un insieme di sfiducia e antagonismo verso gli altri, accompagnato dalla tendenza a interpretarli come mossi dal proprio interesse. Non basta quindi avere un amico che, davanti a un gesto altruista, risponde con un sospettoso: e questo che vuole? Quello potrebbe essere semplicemente romano.

Per analizzare la percezione reciproca, Chopik ha utilizzato il Truth and Bias Model, un modello che permette di distinguere diversi componenti del giudizio interpersonale. In particolare, consente di capire quanto la percezione dell’amico segua effettivamente le caratteristiche che l’altra persona dichiara di possedere, quanto esista una distorsione sistematica e quanto tendiamo invece a usare noi stessi come metro di paragone.

Ed è proprio qui che entrano in scena gli occhiali rosa.

I partecipanti sottostimavano sistematicamente il cinismo dei propri amici. In altre parole, gli amici tendevano a descriversi come più cinici rispetto a come venivano percepiti dalle persone che li conoscevano.

Non significa, però, che non ci capiamo assolutamente niente di chi frequentiamo. Lo studio ha rilevato anche una modesta accuratezza: i giudizi sul cinismo seguivano in una certa misura il livello di cinismo dichiarato dall’altra persona. Quindi gli occhiali rosa non ci rendono ciechi. Sono più simili a quelle luci strategiche dei camerini che fanno sembrare meraviglioso un vestito finché non usciamo dal negozio e incontriamo il sole.

C’è poi un altro dettaglio interessante. Nel valutare il cinismo dell’amico, i partecipanti mostravano quella che nello studio viene definita assumed similarity, cioè somiglianza presunta: tendevano a proiettare sull’altra persona anche il proprio livello di cinismo. Se io parto dal presupposto che l’essere umano sia sostanzialmente decente, sarò un po’ più incline a vedere nello stesso modo anche te. Se invece considero il genere umano una congrega di sciacalli che aspetta soltanto il momento giusto per fregarmi il parcheggio, probabilmente attribuirò qualcosa di quella sfiducia anche ai miei amici.

Il risultato forse più curioso riguarda però la durata dell’amicizia.

Chopik ha esaminato anche il possibile ruolo della lunghezza del rapporto, della fiducia e della vicinanza tra gli amici. Nel complesso, lo studio ha trovato poche prove del fatto che questi elementi modificassero sostanzialmente accuratezza e distorsioni del giudizio. C’era però un’eccezione: nelle amicizie più nuove la sottostima del cinismo era più forte rispetto alle amicizie di lunga durata.

In pratica, all’inizio potremmo avere una tendenza ancora maggiore a vedere il meglio nell’altra persona. Poi passano gli anni, arrivano le vacanze insieme, le cene da organizzare, i soldi prestati, i messaggi visualizzati e lasciati lì a fermentare per tre giorni e improvvisamente il quadro psicologico diventa un po’ più nitido.

Gli occhiali rosa dell’amicizia potrebbero favorire fiducia e cooperazione

Secondo l’interpretazione proposta da William J. Chopik, i risultati suggeriscono che le amicizie possano basarsi su un equilibrio piuttosto delicato: dobbiamo conoscere gli amici abbastanza bene da capire di chi possiamo fidarci, ma una visione leggermente più positiva potrebbe contribuire a mantenere cooperazione e vicinanza.

In altre parole, una piccola sottostima del cinismo potrebbe avere qualche vantaggio relazionale. Se analizzassimo ogni frase pronunciata da un amico con la lucidità investigativa di Jessica Fletcher davanti al dodicesimo cadavere della settimana, probabilmente avremmo rapporti sociali molto accurati e compleanni tristissimi.

La comunicazione della Michigan State University diffusa tramite EurekAlert riporta proprio questa interpretazione di Chopik: vedere gli amici in modo leggermente più benevolo e fiducioso potrebbe essere parte dell’equilibrio che permette alle relazioni di durare. Lo stesso ricercatore, tuttavia, richiama anche il possibile lato negativo del fenomeno: chiudere gli occhi davanti a comportamenti problematici o riporre fiducia nelle persone sbagliate.

Ed è qui che la faccenda diventa molto più interessante del semplice siamo tutti troppo buoni con gli amici.

Perché un conto è concedere all’amico il beneficio del dubbio quando arriva quaranta minuti in ritardo sostenendo che non trovava parcheggio. Un altro è trasformare il beneficio del dubbio in un abbonamento annuale alla cecità selettiva.

Serve però un’importante precisazione. Lo studio è correlazionale. I risultati non dimostrano che sottostimare il cinismo provochi amicizie più durature, migliori la cooperazione o renda necessariamente più stabile un rapporto. Chopik propone questa possibilità come interpretazione dei risultati, ma non ha dimostrato un rapporto causale. Il lavoro fotografa inoltre le amicizie in un determinato momento, anziché seguire nel tempo l’evoluzione delle percezioni all’interno delle stesse coppie.

C’è anche un limite fondamentale quando parliamo di quanto gli amici siano realmente cinici.

Il punto di riferimento utilizzato nello studio è infatti l’autovalutazione dell’amico. La persona dice quanto si considera cinica e quella risposta viene confrontata con il giudizio espresso dall’altro membro della coppia. Non esiste, purtroppo, una macchina scientifica nella quale infilare Giuseppe e aspettare che si accenda una spia rossa con scritto: cinismo 82%, stronzaggine 91%, ripetere il test dopo il caffè.

Perciò, quando diciamo che i partecipanti sottostimavano il cinismo degli amici, dobbiamo essere precisi: li consideravano meno cinici rispetto a quanto quegli stessi amici dichiaravano di essere. Non significa che Chopik abbia scoperto una misura oggettiva e definitiva del vero cinismo di ciascuna persona.

Ed è proprio questa sfumatura a rendere lo studio interessante. Non siamo completamente incapaci di leggere chi abbiamo davanti. Anzi, una certa accuratezza esiste. Ma contemporaneamente aggiustiamo l’immagine, proiettiamo una parte di noi stessi e, soprattutto nei rapporti più nuovi, tendiamo a mettere l’amico sotto una luce un po’ più favorevole.

Forse le amicizie funzionano anche così: vediamo abbastanza bene i difetti dell’altro da sapere con chi abbiamo a che fare, ma non necessariamente con la precisione di un perito del tribunale.

E probabilmente è meglio così. Perché essere amici significa anche conoscere una quantità imbarazzante di materiale compromettente sull’altra persona e decidere, ogni giorno, di non consegnarlo alla stampa.

logo-img
La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
Chiedi la correzione di questo articoloValuta il titolo di questa notizia
Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend