Abbiamo davvero bisogno di dormire tutti otto ore a notte?

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Abbiamo davvero bisogno di dormire tutti otto ore a notte?

| 18/05/2026
Fonte: Pexels

Non esiste una regola universale: il sonno perfetto è quello che ti fa funzionare

  • Il fabbisogno di sonno varia da persona a persona e non è sempre di 7-8 ore
  • Dormire poco fa male, ma la quantità sufficiente è soggettiva
  • Il modo migliore per capire se dormiamo abbastanza è osservare energia e concentrazione durante il giorno
  • Insonnia e privazione di sonno sono condizioni diverse con effetti differenti
  • Recuperare il sonno nel weekend aiuta ma può alterare il ritmo biologico

 

Per anni ci è stato ripetuto come un mantra: per stare bene bisogna dormire almeno otto ore a notte. Una regola semplice, rassicurante, ma non sempre corretta. Secondo diversi esperti, tra cui il neuroscienziato Russell Foster, il fabbisogno di sonno non è uguale per tutti e quella famosa soglia è più una media statistica che una legge universale.

Questo non significa che dormire poco sia innocuo. La privazione cronica del sonno resta un rischio concreto per la salute, ma il punto è capire cosa significhi davvero “poco”. Le raccomandazioni nascono da studi su grandi gruppi di persone, come quelli basati sulla UK Biobank, ma non possono adattarsi perfettamente a ogni individuo.

Ascoltare il corpo conta più delle ore

La domanda giusta non è quante ore dormiamo, ma come stiamo quando siamo svegli. Se ci alziamo riposati, affrontiamo la giornata con energia e non abbiamo bisogno di litri di caffè per restare attivi, allora probabilmente stiamo dormendo abbastanza, anche se le ore sono meno di sette.

Al contrario, segnali come irritabilità, stanchezza costante o difficoltà di concentrazione indicano che qualcosa non funziona. In questo caso, il problema non è solo la quantità ma la qualità del sonno. Il corpo, più dei numeri, offre indicazioni molto chiare.

Insonnia e debito di sonno non sono la stessa cosa

Spesso si fa confusione tra insonnia e privazione di sonno, ma si tratta di due condizioni diverse. Chi soffre di privazione dorme poco per scelta o necessità, e se ne avesse l’occasione recupererebbe subito. Gli insonni, invece, faticano a dormire anche quando ne hanno la possibilità.

Secondo il neurologo Guy Leschziner, gli insonni in molti casi dormono comunque una quantità simile agli altri, ma in modo più frammentato. Tuttavia, alcuni studi recenti collegano l’insonnia cronica a un rischio maggiore di declino cognitivo, segno che il tema è ancora aperto.

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Il mito del recupero nel weekend

Dormire di più nel fine settimana può aiutare a recuperare, ma non è una soluzione perfetta. Se senza sveglia restiamo a letto molte ore, è un segnale che il corpo ha accumulato un debito di sonno. C’è però un effetto collaterale: alzarsi tardi significa perdere la luce del mattino, fondamentale per regolare l’orologio biologico interno. Il rischio è spostare progressivamente l’orario del sonno e rendere più difficile addormentarsi nei giorni successivi.

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