Quando la gentilezza diventa una strategia competitiva tra donne: cosa dice il nuovo studio
• Uno studio pubblicato il 9 settembre 2026 su Frontiers in Psychology ha analizzato il cosiddetto “altruismo competitivo” in 103 donne cisgender eterosessuali tra i 18 e i 45 anni
• Le partecipanti hanno dichiarato un uso strategico di gentilezza e generosità più marcato verso altre donne che verso gli uomini
• I punteggi di altruismo competitivo erano associati positivamente al machiavellismo e negativamente all’amicalità
• Le risposte aperte citavano cordialità pubblica diversa dal comportamento privato, favori sul lavoro e gentilezza esibita anche sui social
• Gli autori definiscono i risultati preliminari: il campione è piccolo, lo studio usa self-report e la nuova scala dovrà essere validata su gruppi indipendenti
Essere gentilissime non significa necessariamente avere un secondo fine. Ma, almeno in alcuni casi, la gentilezza può essere utilizzata anche come strategia competitiva. È l’ipotesi esplorata da uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology, firmato da Maryanne L. Fisher e colleghi.
Il lavoro studia quello che gli autori chiamano competitive altruism, cioè “altruismo competitivo”: comportamenti apparentemente generosi, disponibili o calorosi che possono essere messi in atto anche per conquistare reputazione, status o vantaggi sociali.
Il risultato più curioso riguarda il destinatario di questi comportamenti. Nel campione analizzato, le partecipanti riportavano una gentilezza strategica più marcata verso altre donne rispetto agli uomini. Un dato interessante, ma da maneggiare con le pinze: lo studio non dimostra che le donne siano “false” tra loro, non descrive l’intera popolazione femminile e non osserva direttamente nessuno mentre distribuisce complimenti con la precisione tattica di una campagna elettorale.
Lo studio ha trovato più altruismo competitivo verso altre donne e associazioni con machiavellismo e minore amicalità
La ricerca ha coinvolto inizialmente 113 partecipanti reclutate attraverso Prolific. Dopo alcune esclusioni, il campione finale era composto da 103 donne cisgender eterosessuali tra i 18 e i 45 anni, con un’età media di 33,7 anni.
La maggioranza viveva in Paesi occidentali: il 37% nel Regno Unito, il 31% negli Stati Uniti e il 26% in Canada, mentre il restante 6% risiedeva in Svezia o Sudafrica. Il 62% si identificava come bianco o europeo, il 17% come nero o africano, il 6% come asiatico e il 15% come ispanico, misto o appartenente ad altre origini. Il 63% possedeva almeno una laurea di primo livello e il 43% aveva figli.
Lo studio era stato preregistrato sull’Open Science Framework, anche se gli autori precisano che la decisione di limitare successivamente alcune analisi alle partecipanti eterosessuali non faceva parte della preregistrazione.
Le partecipanti hanno compilato un questionario online tramite Qualtrics. Per misurare il fenomeno, gli autori hanno costruito il Competitive Altruism Survey, una nuova scala destinata a valutare comportamenti di gentilezza, aiuto e generosità utilizzati in modo strategico.
Ed è proprio qui che arriva il primo elemento da non perdere di vista: la scala è nuova. Gli stessi ricercatori la considerano preliminare e sottolineano che dovrà essere validata su un campione indipendente. Quindi siamo davanti a un primo passo, non al Sacro Graal della psicologia sociale.
Nel campione studiato, i punteggi di altruismo competitivo erano positivamente associati al machiavellismo, cioè a caratteristiche legate a calcolo interpersonale, manipolazione e perseguimento strategico dei propri interessi.
La relazione andava nella direzione opposta per l’amicalità, uno dei tratti dei Big Five: punteggi più elevati di altruismo competitivo erano associati a una minore amicalità. Gli autori, in realtà, avevano ipotizzato che i due aspetti fossero sostanzialmente indipendenti, ma i dati non hanno confermato quella previsione.
Il confronto tra i destinatari dei comportamenti ha prodotto un altro risultato interessante. Sulla scala utilizzata nello studio, la media dell’altruismo competitivo rivolto ad altre donne era di 2,58 su 5, mentre quella dei comportamenti rivolti agli uomini era di 2,43 su 5.
La differenza esiste nel campione, ma non autorizza interpretazioni da “Mean Girls con bibliografia”. Lo studio parla di una possibile forma di competizione sociale indiretta e relazionale, non di una caratteristica universale delle donne.
Complimenti pubblici, favori sul lavoro e social: gli esempi raccontati dalle partecipanti e i limiti della ricerca
La parte più concreta arriva dalle risposte aperte. Alle partecipanti veniva chiesto di descrivere situazioni nelle quali avevano osservato una donna utilizzare gentilezza o generosità per ottenere status oppure influenzare altre persone.
Tra 101 risposte analizzate, 27 descrivevano forme di cordialità “performativa”: gentilezza mostrata davanti agli altri che non coincideva con il comportamento privato, oppure calore apparentemente spontaneo utilizzato con un obiettivo preciso.
Le situazioni ricordano dinamiche piuttosto comuni. Alcune risposte parlavano di colleghe particolarmente affettuose con determinate persone per ottenere favori, di individui amichevoli con tutti sul posto di lavoro quando quella cordialità poteva essere utile e di disponibilità molto visibile in prossimità di opportunità professionali.
Quindici risposte riguardavano invece comportamenti calorosi diretti agli uomini, anche in situazioni potenzialmente legate all’attrazione. Altre quattordici descrivevano una disponibilità strumentale, per esempio assumersi compiti poco gratificanti o aiutare un superiore quando il gesto poteva migliorare la propria immagine.
Sei risposte facevano esplicitamente riferimento alla competizione con altre donne. Comparivano esempi di cordialità pubblica che spariva in privato, comportamenti molto amichevoli davanti a determinate persone e atteggiamenti calorosi percepiti come funzionali a un secondo fine.
I contesti citati più spesso erano il lavoro, i gruppi sociali e i social media. La competizione aperta, invece, sembrava meno frequente. Insomma, più sorriso impeccabile in riunione che duello nel parcheggio.
Ma questa parte dello studio ha un limite evidente: le partecipanti stavano raccontando comportamenti osservati in altre donne. Non possiamo sapere con certezza quali fossero le reali intenzioni delle persone descritte. Una gentilezza interpretata come strategica potrebbe esserlo davvero, ma potrebbe anche essere semplicemente… gentilezza. Rivoluzionario, lo so.
Anche i risultati quantitativi richiedono molta cautela. Lo studio è trasversale e basato su self-report. Non osserva direttamente il comportamento delle partecipanti e non permette di stabilire rapporti di causa-effetto.
Dire che altruismo competitivo e machiavellismo sono associati non significa quindi sostenere che il machiavellismo provochi comportamenti gentili e strategici. Significa soltanto che, nelle 103 donne analizzate, punteggi più alti nelle due misure tendevano a presentarsi insieme.
Gli stessi autori chiedono nuove ricerche con campioni più grandi, culturalmente più diversificati, misure comportamentali e una validazione indipendente della scala. Dati e materiali dello studio sono disponibili nel relativo progetto sull’Open Science Framework.
Il punto interessante, quindi, non è stabilire che dietro ogni complimento si nasconda un complotto. La ricerca suggerisce qualcosa di molto più sottile: anche un comportamento socialmente positivo può, in certe circostanze, avere una funzione competitiva.
La gentilezza può essere sincera, interessata oppure contenere entrambe le componenti. Lo studio di Fisher e colleghi prova semplicemente a misurare quest’ultima possibilità. E con 103 partecipanti, una scala ancora da validare e nessuna osservazione diretta, per ora sarebbe decisamente prematuro trasformarla in una teoria universale sulle relazioni tra donne.

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