Geolocalizzato da Google, lo accusano di un furto che non ha commesso

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Geolocalizzato da Google, lo accusano di un furto che non ha commesso

| 15/03/2020

Dopo Alexa chiamata a testimoniare ai processi, ci mancava pure quell’impiccione di Google.

  • Molte applicazioni di Google che usiamo quotidianamente usano la geolocalizzazione
  • In America la geolocalizzazione può essere usata come prova di un reato
  • Un uomo infatti, su questa base, ha ricevuto l’accusa per un furto non commesso

 

Ah che belle le nuove tecnologie. Con il mio smartphone in mano ho accesso a conoscenze illimitate. Se mi serve sapere quale ristorante è nelle vicinanze di un luogo che frequento per la prima volta, basta accedere all’app relativa e attivare la geolocalizzazione. Se voglio andare da un punto all’altro della città, mi aiuta di certo l’applicazione Maps con la mia geolocalizzazione in tempo reale.

Sì, sì, tutto bello. C’è però l’altro aspetto, quello non trascurabile, relativo alla privacy. Già da parecchio tempo abbiamo cominciato ad avvertire un fastidioso prurito dietro le orecchie, come se qualcuno ci stesse sempre con il fiato sul collo. La verità è che, attraverso le app che usano la geolocalizzazione satellitare, ogni nostro minimo spostamento viene tracciato metro per metro.

In America già da qualche anno il cosiddetto “tracciamento geofence“, ovvero il disegno dell’area in cui un potenziale sospettato si muove durante un crimine, trova applicazione nelle indagini di Polizia. In pratica, si possono reperire da Google le informazioni circa gli spostamenti di un individuo che è sotto l’attenzione degli inquirenti. Questa procedura, che è sempre più comune, può però indurre a clamorosi equivoci.

Facevo una passeggiata in bicicletta

Zachary McCoy è lo sfortunato protagonista di questa vicenda. Zachary è uno sportivo che tutti i giorni percorre molti chilometri in bicicletta nei dintorni di casa sua, che si trova in Florida. Mentre pedale usa un’app di Google che gli permette di ricontrollare poi i suoi spostamenti. Un bel giorno, si vede comparire a casa una pattuglia di Polizia che gli annuncia che è sospettato del furto avvenuto in un’abitazione dei dintorni.

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In effetti, Zachary era passato tre o quattro volte davanti a quella casa, nei suoi vagabondaggi a due ruote. Nel frattempo, all’interno, i ladri agivano indisturbati. L’equivoco, per fortuna, è stato chiarito in fretta, ma il buon McCoy non ha nessuna intenzione di lasciar cadere la cosa in questo modo. Ha infatti incaricato un legale di verificare la liceità della procedura di prelievo dei suoi dati personali dall’account Google. Il quale, a quanto pare, sta diventando sempre più simile a quella vicina impicciona che va a spifferare ogni nostra mossa in giro.

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