Sala di controllo del reattore di Chernobyl aperta ai turisti, ma solo per 5 minuti.

Commenti Memorabili CM

Sala di controllo del reattore di Chernobyl aperta ai turisti, ma solo per 5 minuti.

| 28/06/2020
Sala di controllo del reattore di Chernobyl aperta ai turisti, ma solo per 5 minuti.

C’è chi va in vacanza alle Maldive, e chi si fa un giretto nel reattore nucleare di Chernobyl

  • La recente moda di visitare i teatri di grandi tragedie è definita dark tourism,  thanatourism o turismo del dolore
  • Tra i vari siti meta dei dark tourists ci sono anche Chernobyl, Prypjat e dintorni
  • La città di  Chernobyl ha perciò deciso di aprire ai “thanato-turisti” anche la sala di controllo del reattore 4
  • Probabilmente la mini serie tv della HBO, Chernobyl, uscita a maggio 2019, ha riacceso l’interesse circa la storia di quest’area
  • La visita al reattore 4 non è certo scevra da rischi, è bene saperlo
  • Il livello di radiazioni nella sala di controllo è 400.000 volte superiore a quello accettabile per il corpo umano
  • Altre mete popolari del dark tourism sono infatti siti come Pompei, Auschwitz, Hiroshima, Nagasaki, Fukushima

Sta facendo molto discutere una notizia che sta risuonando sulle principali testate giornalistiche mondiali e che si inserisce nel filone di quello che viene definito “dark tourism”: Chernobyl – la cittadina ucraina tristemente nota per l’incidente nucleare del 1986 – apre ai turisti la sala di controllo reattore 4. Il reattore 4 è quello che esplose e che causò migliaia di vittime, e che ancora oggi è altamente radioattivo.

Tutta quella che era stata denominata “zona di alienazione” – ovvero un territorio da cui la vita umana era bandita per via delle radiazioni – è stata in larga parte resa di nuovo agibile a partire dal 2011. Infatti da quell’anno Chernobyl, Prypjat e dintorni sono diventate zone turistiche. Se stai pensando che nessuno sano di mente andrebbe in viaggio in un posto del genere, ti sbagli di grosso!

Certo, c’è chi per “vacanza” intende una spiaggia con sabbia bianchissima; chi preferisce la camminata in montagna e chi adora le città d’arte. Però c’è anche chi desidera fare esperienze più forti, più incisive, e decide allora di visitare un campo di concentramento nazista. Ci sono pareri discordanti circa quest’ultima forma di cosiddetto “turismo”, polemiche che riguardano soprattutto l’atteggiamento dei visitatori.

Dark tourism sì, dark tourism no

Il “dark tourism”, detto anche “thanatourism” (dal termine greco thanatos, che vuol dire morte) o “turismo del dolore”, non è un fenomeno del tutto nuovo. Basti pensare alle centinaia di visitatori che da decenni affollano Pompei, ammirando quel che resta della gente uccisa dall’eruzione del Vesuvio. Nel caso di Pompei, però, i molti anni trascorsi tra la tragedia e oggi sembrano garantire la giusta dose di distacco. Tutto un altro paio di maniche, invece, quando si parla di luoghi come Auschwitz, Hiroshima, Fukushima. Questi sono luoghi in cui solo in tempi molto recenti si sono svolti drammi che sono costati la vita ad un numero incalcolabile di persone. Decidere di fare “turismo” verso queste mete non può avere uno scopo ricreativo, ma deve partire da precisi presupposti di rispetto e desiderio di comprensione.

Un campo di concentramento nazista – dove si è consumato il dramma dell’Olocausto – difficilmente può essere visitato a cuor leggero. Di certo non può diventare l’occasione per spedire cartoline, fare una bella mangiata nel ristorante più vicino o scattarsi qualche selfie. L’unico scopo di un simile viaggio è la memoria: capire cosa è accaduto, interiorizzare la tragedia e condividere empaticamente il dolore delle vite spezzate. Però ci vuole comunque parecchio “fegato”.

Troppo spesso, invece, luoghi che furono teatro di grandi tragedie – personali o collettive, come ad esempio Dallas, dove fu ucciso il Presidente Kennedy – diventano semplicemente posti dove fare qualche foto per poter dire “io ci sono stato”. Questo è un po’ il rischio che si corre a Chernobyl, che è diventata molto popolare tra i viaggiatori, specie dopo la serie HBO uscita lo scorso maggio 2019.

Chernobyl per  i turisti

Il telefilm – molto ben fatto e interpretato da attori di prim’ordine – ha riacceso l’interesse circa quello che è accaduto il 26 aprile del 1986. In quella data un insieme di errori umani e fragilità tecniche causarono l’esplosione di uno dei reattori della centrale. La quantità di radiazioni sprigionata ha avuto conseguenze ad oggi ancora non interamente quantificabili. Per questo fa correre un brivido lungo la schiena pensare che oggi Chernobyl sia considerata una “meta turistica”.

chernobyl

Fonte: CNN

La proposta di itinerari e viaggi organizzati fa parte di una precisa strategia delle autorità locali, comprensibilmente desiderose di riportare una parvenza di normalità in queste lande desolate. E in questa strategia si inserisce anche la recente decisione di aprire al pubblico persino il “santa sanctorum” del reattore esploso, la sala di controllo dove tutto ebbe inizio in quella lontana notte di 33 anni fa.

Necessarie precauzioni

Oltre ad avere uno spiccato senso del macabro, chi dovesse decidere di fare questa esperienza deve anche essere consapevole dei rischi che corre. Il livello di radiazioni nella sala controllo è 400.000 volte superiore a quello accettabile per il corpo umano. Ecco perché si può entrare solo protetti da apposita tuta e per non più di 5 minuti. Prima e dopo la visita è necessario sottoporsi ai raggi X.

chernobyl

Fonte: CNN

Questa è – d’altro canto – una regola generale per chi decide di visitare (quel che resta di) Chernobyl. Le precauzioni che bisogna prendere sono numerose, perché la pericolosità della zona non è affatto diminuita. Lo dimostra il fatto che ci sono aree – come il cimitero dei mezzi meccanici di Rossokha – che sono ancora assolutamente precluse alla popolazione civile.

Ma davvero c’è bisogno di vedere per capire? I detrattori del dark tourism lo considerano solo come la macabra soddisfazione di un certo gusto morboso per l’orrido. Per cui, noi saremo anche provinciali e superficiali, ma per le ferie estive (se mai si facessero) continuiamo a preferire le spiagge italiane e a Capodanno non disdegneremo la solita pogata in piazza con il concerto di fine anno o il classico, banalissimo, viaggetto a Londra e/o New York (brexit e lock down vari permettendo, ovviamente).

logo-img
La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
Chiedi la correzione di questo articoloValuta il titolo di questa notizia
Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend