Sfatiamo i falsi miti: non è vero che solo certe aree della lingua possono sentire uno specifico sapore

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Sfatiamo i falsi miti: non è vero che solo certe aree della lingua possono sentire uno specifico sapore

| 15/03/2020

Hai presente quello che sapevi sul modo in cui percepiamo i sapori del cibo? Ebbene, era tutto sbagliato.

  • La lingua è un muscolo su cui sono presenti le papille gustative
  • Da bambini ci hanno insegnato che ogni area della lingua è preposta a percepire un certo sapore
  • La verità è molto diversa

 

Siediti e tieniti bello forte, perché quello che stiamo per dirti potrebbe rivoluzionare il tuo mondo. La maggior parte di noi, fin dalla più tenera età, nutre una ferma convinzione. Il sapore del cibo viene percepito dalla lingua, e ogni zona della lingua è adibito a poter percepire un certo, specifico sapore. Ebbene, questa convinzione è del tutto errata e c’è di più: esiste anche un quinto sapore, oltre a quelli che già conosci.

La colpa è tutta dello scienziato tedesco David P. Hänig. Questi condusse i suoi studi sulle papille gustative nel 1901 e fu colui che disegnò quel bel diagramma che di certo hai in mente anche tu. La lingua è divisa in quattro parti: le due laterali, la punta e il retro. Le zone laterali assaporano il salato e l’acido, la punta il dolce e il retro l’amaro. Chiarissimo, ma sbagliato.

Il diagramma disegnato da Hänig è fortemente schematizzato e negli anni Quaranta ha subito un’ulteriore semplificazione ad opera del professor Edwin G. Boring. In realtà, nemmeno il professor Hänig pensava che la lingua avesse una suddivisione così rigorosa. Secondo i suoi esperimenti, si trattava piuttosto della capacità della lingua di sentire prevalentemente un sapore sugli altri in certe zone. Inoltre, era convinto che la parte centrale della lingua fosse del tutto insensibile.

La cruda verità

A demolire la menzogna a cui sono state nutrite le nostre giovani menti sono stati i moderni studiosi dei chemosensori. Questi hanno scoperto che in realtà non è solo la lingua che manda impulsi nervosi al cervello per fargli conoscere il sapore di ciò che stiamo mangiando. Collaborano anche palato e gola. Tutte le papille gustative e i ricettori sensoriali che si trovano in bocca, cioè, concorrono a farci sapere qual è il gusto di quello di cui ci nutriamo.

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Oltretutto, esiste persino un quinto sapore chiamato con il termine giapponese “umami”, in quanto descrive bene il gusto della salsa di soia. Potremmo tradurlo come “saporito”. Adesso che sai la verità, la prossima volta che mangi il gelato puoi anche evitare di assaggiarlo con la punta della lingua: ne gusterai la dolcezza comunque.

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