Non poteva avere un cavallo, così a 11 anni Hannah ha iniziato a cavalcare una mucca

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Non poteva avere un cavallo, così a 11 anni Hannah ha iniziato a cavalcare una mucca

| 08/09/2026
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Hannah Simpson voleva un cavallo: i genitori dissero no, così lei cominciò a cavalcare una mucca

  • Hannah Simpson aveva 11 anni quando iniziò a cavalcare Lilac, una mucca Brown Swiss
  • I genitori non potevano permettersi di comprarle un cavallo e il fratello Tim le suggerì una soluzione decisamente meno convenzionale
  • Lilac imparò a correre, affrontare tronchi e saltare ostacoli che, secondo le cronache dell’epoca, potevano raggiungere circa 1,4 metri
  • Quando la storia diventò famosa tra il 2016 e il 2017, Hannah aveva 18 anni e continuava a cavalcare Lilac vicino a Invercargill, in Nuova Zelanda
  • Hannah riuscì in seguito ad avere anche un vero cavallo, ma non smise per questo di cavalcare la sua mucca

 

Hannah Simpson aveva undici anni e un desiderio piuttosto comune tra le bambine cresciute in campagna: voleva un cavallo. I suoi genitori, però, le spiegarono che comprarne uno sarebbe costato troppo. Un “no” abbastanza definitivo, di quelli che normalmente archiviano il sogno in una cartellina mentale chiamata “forse quando sarò grande e avrò uno stipendio”. Hannah scelse un approccio diverso.

Nella fattoria di famiglia, vicino a Invercargill, nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, i cavalli scarseggiavano. Le mucche, decisamente meno. Ed è qui che interviene Tim, il fratello minore di Hannah Simpson, con una di quelle idee che possono nascere soltanto nella mente di un bambino: se non puoi avere un cavallo, perché non provi a cavalcare una mucca? Logica inattaccabile. Più o meno come dire: “Non abbiamo una Ferrari, prova con il trattore”. Sempre quattro ruote sono.

Hannah prese sul serio il suggerimento e provò a salire sulla schiena di Lilac, una giovane mucca Brown Swiss che allora aveva circa sei mesi. La cosa sorprendente è che Lilac non reagì spedendo la piccola amazzone direttamente nell’erba con la delicatezza di Bud Spencer durante una scazzottata.

Accettò. Da quel momento cominciò una storia che anni dopo avrebbe fatto il giro del mondo, raccontata nel dicembre 2016 dal New Zealand Herald e il 4 gennaio 2017 dalla trasmissione radiofonica canadese As It Happens della CBC.

Da un giro improvvisato agli ostacoli

Secondo quanto raccontato da Hannah Simpson al New Zealand Herald, all’inizio non ci fu nessun addestramento sofisticato. Hannah salì semplicemente sulla giovane Lilac e cominciò a cavalcarla. Piano piano arrivarono anche gli ostacoli.

Lilac iniziò superando alcuni tronchi e, con il tempo, imparò a correre e saltare. Diverse cronache internazionali dell’epoca riportarono che la mucca poteva affrontare ostacoli alti fino a circa 1,4 metri. Non proprio il concorso ippico di Piazza di Siena, sia chiaro, ma neanche Carolina che attraversa placidamente il prato pensando soltanto al prossimo ciuffo d’erba.

Il talento di Lilac, inoltre, sembrava avere origini precedenti alle ambizioni equestri di Hannah. Da giovane, infatti, la mucca tendeva già a saltare fuori dal ricovero.

In pratica aveva il curriculum.

Hannah cominciò quindi a costruire piccoli ostacoli utilizzando tronchi e altri elementi disponibili nella proprietà di famiglia. Lilac migliorò gradualmente, ma conservò sempre una caratteristica fondamentale: faceva quello che voleva lei.

Qui, finalmente, ritroviamo una certezza universale sugli animali domestici. Noi diciamo di “addestrarli”, loro ci lasciano vivere nell’illusione purché il vitto continui ad arrivare puntuale.

Hannah raccontò che Lilac era molto tranquilla e che, se non aveva voglia di fare qualcosa, semplicemente non la faceva. Una normale relazione tra adolescente e bovino, insomma: una propone, l’altra valuta se ne vale la pena.

Anche la sella tradizionale da cavallo non riscosse particolare entusiasmo. Lilac non la gradiva e Hannah finì così per cavalcarla soprattutto a pelo, utilizzando una cavezza.

La Brown Swiss non era nemmeno una grande appassionata della velocità. Secondo le testimonianze riportate all’epoca, preferiva procedere con relativa calma, non apprezzava particolarmente salite e discese, mentre sembrava divertirsi durante le passeggiate tra la vegetazione e nelle lunghe nuotate nel fiume.

Più che un cavallo da competizione, praticamente, Lilac aveva scelto il turismo lento. La vicenda fu raccontata anche da The Guardian nel dicembre 2016 e da Inside Edition, contribuendo alla diffusione internazionale delle immagini di Hannah e Lilac.

Ma la parte interessante della storia non è soltanto vedere una ragazza a cavalcioni di una mucca. Internet ci ha abituati a molto peggio.

Il legame tra Hannah Simpson e Lilac era nato quando entrambe erano molto giovani e si era consolidato negli anni. Hannah descriveva la mucca come un animale affettuoso, amante delle coccole e delle grattatine. Una gigantesca bestiola Brown Swiss che, oltre a saltare tronchi, sembrava avere sviluppato un rapporto personale molto stretto con lei.

Quando il New Zealand Herald intervistò Hannah, la ragazza aveva 18 anni e lavorava da circa tre mesi in un allevamento da latte. Si alzava molto presto per occuparsi delle mucche al lavoro e, una volta tornata a casa, continuava ad avere a che fare con quelle della famiglia.

Evidentemente non soffriva di quella particolare sindrome che colpisce molti esseri umani dopo otto ore di lavoro e che può essere riassunta scientificamente con: «Se vedo ancora un collega ammazzo qualcuno».

Hannah ebbe finalmente un cavallo, ma Lilac rimase speciale

Hannah Simpson non si limitò a Lilac. Provò a cavalcare anche altre mucche e scoprì rapidamente un dettaglio che forse vale la pena sottolineare: una mucca non è un cavallo.

La maggior parte degli altri bovini provò infatti a disarcionarla. Hannah raccontò che soltanto un’altra mucca si era dimostrata capace di saltare. Lilac rappresentava quindi un caso particolare, non la dimostrazione che possiamo abolire i maneggi e organizzare il prossimo completo olimpico direttamente nella stalla di nonno.

Hannah stessa non presentava la sua esperienza come qualcosa di automaticamente replicabile con qualsiasi bovino. Il rapporto costruito con Lilac dipendeva dal carattere dell’animale, dall’abitudine e da anni di conoscenza reciproca. Nel frattempo accadde anche quello che la piccola Hannah aveva desiderato fin dall’inizio: arrivò finalmente un vero cavallo.

Secondo le fonti pubblicate quando la storia diventò internazionale, Hannah possedeva già il cavallo da circa due anni. E qui ci si potrebbe aspettare il pensionamento immediato di Lilac: grazie per il servizio prestato, stretta di zampa, medaglia al valore bovino e ritorno definitivo al pascolo.

Macché.

Hannah continuò a cavalcare la mucca e raccontò di farlo con una frequenza paragonabile, se non superiore, a quella con cui montava il cavallo. Perché nel frattempo Lilac non rappresentava più l’alternativa economica al destriero che i genitori non potevano comprarle. Era diventata la sua Lilac.

Hannah non sembrava neppure interessata a trasformare la mucca in un animale da competizione. Spiegò che fuori dall’ambiente familiare Lilac probabilmente non si sarebbe comportata nello stesso modo e che non aveva particolare interesse nel gareggiare con lei. Il punto, del resto, non era vincere una coccarda. Era aver costruito un rapporto improbabile partendo da un divieto.

Le fotografie e i filmati pubblicati online fecero poi quello che Internet sa fare benissimo quando, per una volta, non sta litigando sul nulla: resero la coppia famosa.  La storia di Hannah Simpson e della mucca Lilac, alla fine, sembra quasi una piccola parabola sul problem solving infantile.

Un adulto davanti a un ostacolo economico avrebbe probabilmente aperto Excel, fatto una simulazione dei costi, valutato un piano di risparmio e infine rinunciato deprimendosi davanti al saldo del conto corrente. Hannah aveva undici anni. Ha guardato una mucca e, in sostanza, ha pensato: “Vabbè, proviamo questa”. E Lilac, incredibilmente, ha collaborato.

A volte il pensiero laterale nasce così: non perché qualcuno abbia letto trenta manuali motivazionali con una montagna sulla copertina, ma perché nessuno ti ha ancora spiegato con sufficiente convinzione che una certa cosa dovrebbe essere impossibile.

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