Hai più di un gatto? Ecco perché lo stereotipo della “gattara” dice molto più di quanto dimostri

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Hai più di un gatto? Ecco perché lo stereotipo della “gattara” dice molto più di quanto dimostri

| 06/10/2026
@AI generated

Essere una “gattara” non significa essere sola: da dove nasce lo stereotipo e cosa dicono gli studi

  • “Gattara” indica molto più di una donna a cui piacciono i gatti: porta con sé idee su solitudine, età e relazioni
  • Lo stereotipo è fortemente femminile: tre gatti in casa sembrano richiedere spiegazioni soprattutto quando la proprietaria è una donna
  • Uno studio su 159 donne anziane trovò più proprietarie di gatti tra single e persone sole, senza differenze significative nella solitudine
  • Un altro studio su 148 donne non rilevò maggiore solitudine tra proprietarie di animali e non proprietarie
  • Una revisione di 24 studi mostra risultati misti: il rapporto tra animali domestici, isolamento sociale e solitudine è molto meno semplice dei meme

 

Basta qualche gatto e, se sei una donna, la promozione sociale può arrivare senza neppure presentare domanda: sei una gattara. Un gatto è compagnia. Due sono ancora gestibili. Al terzo qualcuno comincia idealmente a compilare il fascicolo: single, introversa, vagamente asociale, probabilmente più interessata alle crocchette che agli esseri umani.

Peccato che per stabilire quante ciotole separino una comune proprietaria di gatti dalla “gattara” non esista alcuna soglia scientifica. Esiste invece uno stereotipo molto riconoscibile, che lega le donne con più gatti alla solitudine, all’assenza di una relazione sentimentale e perfino a una certa eccentricità. E qui i gatti sembrano avere parecchie responsabilità che nessuno ha mai comunicato loro.

La gattara solitaria nasce da uno stereotipo sulle donne prima ancora che da ciò che sappiamo sul rapporto con i gatti

La figura della donna circondata dai gatti ha una lunga storia culturale. Fiona Probyn-Rapsey, nel capitolo accademico The “Crazy Cat Lady”: Gender, Animals, and Madness, ha analizzato proprio il modo in cui l’affetto femminile verso gli animali sia stato associato all’eccesso, all’eccentricità e perfino alla follia.

Dentro questa caricatura c’è un copione piuttosto preciso: la donna dovrebbe investire cura e affetto in una famiglia, in un partner, magari nei figli. Se una parte consistente di quella cura finisce su tre mici che dormono diciotto ore al giorno e ignorano deliberatamente il loro stesso nome, qualcosa dev’essere andato storto. Almeno secondo lo stereotipo.

La ricerca offre qualche elemento che può aver contribuito a mantenerlo, senza però confermare tutto il pacchetto.

Nel 2012 Elsie E. Gulick e Cheryl A. Krause-Parello hanno studiato 159 donne anziane proprietarie di cani o gatti, confrontando stato civile, condizioni di salute, benessere, solitudine, tipo di abitazione e convivenza. Nel lavoro pubblicato sul Journal of Psychosocial Nursing and Mental Health Services le donne single e quelle che vivevano sole avevano più frequentemente un gatto; le donne sposate o conviventi possedevano più spesso un cane.

Eccola lì, la gattara. Solo che manca un pezzo importante.

Le proprietarie di gatti riportavano livelli di solitudine leggermente superiori rispetto alle proprietarie di cani, ma la differenza non era statisticamente significativa. Lo studio riguardava inoltre un campione specifico di donne anziane e confrontava proprietarie di cani e gatti: non dimostra che avere gatti renda sole, né che le donne sole scelgano necessariamente i gatti per compensare rapporti umani mancanti.

Insomma, una donna può vivere sola e avere un gatto. Sembra quasi una possibilità amministrativamente concessa anche senza allegare una tragedia sentimentale.

Avere un gatto non misura la solitudine, e gli studi disponibili restituiscono risultati molto meno ordinati dello stereotipo della gattara

Già nel 1994 R. Lee Zasloff e Aline H. Kidd avevano studiato 148 donne adulte, di cui 59 proprietarie di animali e 89 senza animali domestici. Nel loro studio pubblicato su Psychological Reports non emersero differenze significative nei livelli di solitudine tra chi aveva un animale e chi non lo aveva. Nemmeno il confronto tra proprietarie di cani e proprietarie di gatti mostrava differenze significative nella solitudine.

Le donne che vivevano completamente sole risultavano invece più sole rispetto a quelle che vivevano con animali, con altre persone oppure con entrambi. È un risultato interessante, ma va letto per quello che è: un’associazione osservata in un campione limitato, non la prova che adottare un gatto funzioni come prescrizione contro la solitudine.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2022 su Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology ha allargato parecchio lo sguardo, mettendo insieme 24 studi osservazionali sul rapporto tra possesso di animali domestici, solitudine e isolamento sociale.

Negli adulti alcuni lavori associavano la presenza di un animale a un minore isolamento sociale; per la solitudine i risultati erano più incerti e variavano anche in relazione al periodo della pandemia. Soltanto una parte degli studi trovava un’associazione significativa.

La revisione aggiunge un dettaglio utile anche per la reputazione del gatto: nella maggior parte degli studi non emergevano differenze chiare tra cani, gatti e altri animali rispetto alla relazione con solitudine e isolamento sociale. Il micio, quindi, non sembra possedere uno speciale potere di trasformare la proprietaria in eremita.

Questo evita anche di scivolare nell’eccesso opposto. Gli animali possono offrire compagnia, routine, affetto e occasioni di interazione, ma i dati disponibili non permettono di trasformarli automaticamente in una cura contro la solitudine. Situazione abitativa, età, qualità delle relazioni, rete sociale e condizioni personali pesano parecchio.

Rimane però una stranezza molto umana: l’etichetta continua ad avere soprattutto un genere.

Un uomo con tre gatti può essere semplicemente uno che ama i gatti. Una donna con tre gatti rischia ancora di vedersi assegnare, insieme alla lettiera, una biografia completa: sola, delusa dagli uomini, chiusa in casa, sostitutiva di affetti umani.

Nel frattempo i tre principali sospettati probabilmente stanno dormendo sul divano, sul letto appena rifatto e dentro una scatola arrivata con Amazon. Della vita sentimentale della proprietaria, con ogni probabilità, interessa poco anche a loro.

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